giovedì 28 ottobre 2010

Pazzi per il mattone

Soldi Soffrono ma resistono. Gli italiani nonostante la crisi continuano a considerare il risparmio una virtù. E quando riescono a mettere da parte il tesoretto non esitano a investire nel loro più grande amore: il mattone. La conferma arriva dalla consueta indagine condotta dall'Acri, l'associazione delle Casse di risparmio guidata da Giovanni Guzzetti, in collaborazione con Ipsos presentata ieri in previsione della Giornata Mondiale del Risparmio che si celebra oggi a Roma. La ricerca sottolinea come rispetto al 2009 sia rimasta stabile la percentuale di famiglie che sono riuscite a risparmiare (36%) così come la forte propensione al risparmio: il 41% degli italiani non riesce a vivere tranquillo senza mettere da parte qualcosa e il 46% lo fa solo se ciò non provoca troppe rinunce. A livello geografico le «formiche» si trovano soprattutto nel Nord est (45%) e nel Nord Ovest (41 per cento), mentre sono sotto la media nazionale il Sud (30%) e il Centro (32%). Dai dati emerge anche la fetta di quelli che non riescono a tenere testa alla crisi. Così se 37% degli italiani vive in una situazione di equilibrio, ossia non accumula ma neppure ricorre a prestiti il 26% si trova in «saldo negativo», soprattutto al Sud dove raggiungono quota 34%. Secondo l'Acri si delineano dunque sei tendenze di famiglie rispetto al risparmio: con trend positivo di risparmio (23 per cento), in risalita (5 per cento), famiglie che galleggiano (23 per cento), con trend in discesa (10 per cento), in crisi moderata (11 per cento) e in crisi grave (21 per cento). In aumento rispetto allo scorso anno le famiglie che «galleggiano», ovvero che spendono tutto senza fare debiti.
La capacità di mettere soldi da parte si riscontra in particolare tra imprenditori, dirigenti e liberi professionisti, mentre gli operai appartengono per di più al gruppo in crisi grave di risparmio o a quelli che «galleggiano». Chi risparmia ovviamente cerca anche di far fruttare il gruzzolo. Ma dal momento che vivono una fase di «attendismo prudente e preoccupato» aumenta fra gli italiani la preferenza per la liquidità, dal 60% del 2008 al 68% nel 2010; rimane invece costante, al 9% il numero di chi investe la maggior parte dei risparmi. Ed è qui che i risparmiatori non si sono fatti abbindolare dalla finanza speculativa. L'investimento ideale si conferma il «mattone» (54%) e costanti sono anche le indicazioni per gli strumenti finanziari considerati più sicuri (23%) e per quelli più speculativi (5%). Rispetto al 2009, quest'anno chi ha veramente risparmiato ha preferito gli immobili (dal 52 al 58%) e gli strumenti finanziari più rischiosi (dall'8 al 16%).

- Filippo Caleri, Il Tempo, 28 ottobre 2010

giovedì 21 ottobre 2010

La rivincita del tasso fisso perde quota il variabile

Riprende quota la domanda per la rata fissa. Con l' Irs ai minimi storici di sempre, i potenziali mutuatari rivalutano i mutui a tasso fisso. I dati dell' Osservatorio di MutuiOnline sottolineano che nel trimestre lugliosettembre le richieste per questi finanziamenti sono balzate al 37,5%, contro il 25,9% del primo semestre. A rendere più appetibili i tassi fissi ha contributo anche il lieve calo degli spread medi applicati dalle banche. «Per i finanziamenti ventennali - spiega Roberto Anedda, vicepresidente di MutuiOnline - sono scesi dall' 1,40% di luglio di quest' anno, all' attuale 1,35%, mentre per la durata trentennale sono calati da 1,55% a 1,49%. Sono, invece, rimasti praticamente invariati gli spread medi sui tassi variabili». Fra i prodotti fissi attualmente disponibili sul mercato, di particolare interesse risulta mutuo fisso last minute del Gruppo Banco Popolare che prevede un tasso fisso al 2,95% per i primi due anni e al 4% per gli anni successivi. La durata è da 10 a 30 anni e l' importo finanziabile è fino all' 80% del valore commerciale indicato in perizia. L' offerta è valida per le richieste di mutuo sottoscritte entro il 30 novembre 2010 e stipulate entro la fine di quest' anno e può essere utilizzata anche per operazioni di surroga. Gli attuali livelli dei mutui a tasso fisso sono particolarmente appetibili per chi vuol essere sicuro dell' entità della rata per tutta la durata del mutuo. Situazione che rende ancora più forte il dilemma: fisso o variabile? «Nel caso di mutui di lunga durata, come il ventennale - spiega Egidio Vacchini, ad di Progetica - chi sottoscriverà un mutuo a tasso fisso si garantirà un tasso su valori nell' orbita del 3% più spread. Chi, invece, opterà per un finanziamento a tasso variabile otterrà oggi un tasso a 3 mesi di circa lo 0,95% più spread, ma con la prospettiva di vederlo crescere nel tempo». Fino a che livello potrà arrivare l' Euribor non si sa ma conoscendone la media storica del 3% circa, con punte massime che hanno superato il 5,2% possiamo farci un' idea di quanto sia la potenziale variabilità di questo tasso. «In questa fase storica in cui il parametro base per i mutui a tasso fisso è eccezionalmente basso - segnala Giuseppe Piano Mortari, direttore operativo di Assofin - i consumatori che non vogliono correre rischi hanno un' occasione irripetibile per mettere al sicuro la loro rata, magari per i prossimi 25 o 30 anni». L' attuale livello dei mutui a tasso fisso ha frenato la domanda di mutui a tasso variabile con cap che nel trimestre lugliosettembre di quest' anno è risultata del 16,3%, mentre nel primo semestre 2010 è stata pari al 18,5%. Il ridimensionamento di questo finanziamento è comprensibile, considerato che una protezione al 5,5% viene considerata con cautela dal potenziale mutuatario se confrontata con un tasso fisso vicino al 4%. «I tassi fissi a livelli così bassi - spiega Roberto Anedda - accendono un nuovo interesse anche da parte dei mutuatari che, avendo un finanziamento a tasso fisso contenuto, non l' avevano finora considerata conveniente. Attualmente, anche chi ha un mutuo a tasso fisso intorno al 5,5% potrebbe valutare l' opportunità di mantenere la sicurezza del fisso passando però ad un tasso di poco superiore al 4%». Questa operazione è conveniente solo nel caso che il mutuatario non abbia pagato più della metà delle rate del finanziamento. Non guasterà ricordare che i mutui dei tassi potranno modificarsi anche a breve rispetto ai minimi attuali, specialmente per quanto concerne i tassi fissi, che per primi dovrebbero reagire ad una più robusta prospettiva di ripresa economica. E' quindi opportuno che una volta individuato il tasso considerato più interessante, l' aspirante mutuatario verifichi preventivamente con la banca per quanto tempo questo tasso verrà mantenuto, in modo da sollecitare la stipula del contatto. Questo perché molto spesso le banche aggiornano il calcolo del tasso al giorno dell' erogazione del mutuo; di conseguenza significative variazioni del tasso si tradurrebbero in una maggiore rata. (r. s.)

- la Repubblica, Affari&Finanza, 11 ottobre 2010

sabato 16 ottobre 2010

Solo il mercato residenziale rivede la luce

Non scendono i prezzi delle case e nemmeno salgono. Ma aumentano le compravendite e lo fanno per il secondo trimestre consecutivo. Bastassero questi dati per parlare di ripresa, volerebbero i tappi di spumante nelle agenzie immobiliari, invece a brindare per il momento è solo chi opera nel comparto residenziale. I dati sono quelli dell' Agenzia del territorio che se parlano di un mercato in risalita per le abitazioni, tuttavia disegnano uno scenario tutt' altro che rassicurante per gli altri settori, dal terziario all' industriale. La crisi si fa sentire e per il momento non si vede una via d' uscita. Nei primi sei mesi dell' anno, il valore medio nazionale delle case è rimasto fermo a 1.574 euro al metro quadrato: i prezzi risultano stabili sia nei capoluoghi, dove si sborsano in media 2.273 euro al metro (-0,2% rispetto al secondo semestre 2009), sia nei comuni minori in cui il prezzo a metro quadro è di 1.311 euro. Per il secondo trimestre consecutivo, invece, sono apparse in ripresa le compravendite (oltre 370mila). Secondo l' Osservatorio del mercato immobiliare dell' Agenzia del territorio, gli acquisti hanno registrato un aumento tendenziale del 2,3%, dopo il +3,4% messo a segno nel primo trimestre. Nel settore residenziale l' aumento è stato del 4,5%, per le pertinenze dello 0,8%. Per il terziario, il commerciale e il produttivo invece si parla ancora di cali, rispettivamente del 14,1%, del 4,7% e del 4,2%. «Sicuramente c' è una ripresa importante nel settore residenziale e c' è da ipotizzare che il recupero dei capitali con lo scudo fiscale abbia sicuramente inciso positivamente su questo mercato. I dati non positivi del settore non residenziale sono invece influenzati dalla crisi che ancora persiste», ha spiegato il direttore dell' Agenzia del territorio, Gabriella Alemanno. Il mercato immobiliare, dopo i cali messi a segno negli scorsi anni, registra il positivo andamento dei primi due trimestri del 2010 ma, ha sottolineato Alemanno, «quest' anno si è creata una divaricazione tra mercato residenziale e mercato non residenziale che si sta accentuando sempre di più. Il risultato è positivo e fa sperare bene per tutti coloro che operano nel settore. Speriamo che l' immobiliare porti bene ad altri settori economici e che possa essere anche un volano». Il recupero del mercato residenziale ha riguardato tutte le aree geografiche: al centro la crescita è stata dell' 11,6%, al sud del 6,9% e al nord dello 0,5%. Il trend in generale è migliore nei capoluoghi (+8,1%) rispetto ai centri minori (+2,9%). «La lettura dei dati del secondo trimestre 2010 divulgati dall' Agenzia del territorio è sicuramente positiva in chiave nazionale», ha commentato il direttore dell' ufficio studi di Gabetti, Guido Lodigiani. «In particolare - ha aggiunto - va sottolineato che nelle grandi città si è superato il livello di transazioni residenziali di due anni fa, mentre i comuni della provincia sono ancora distanti da tale soglia». Nelle città più importanti (Roma, Genova, Milano, Bologna, Torino, Palermo, Napoli e Firenze) si consolida l' inversione di tendenza rilevata nel primo trimestre con le compravendite in salita dell' 11,2% tendenziale, trainando i comuni delle rispettive province (+3,9%). Per Lodigiani sono buoni «i risultati della capitale e di Genova», mentre sono «in controtendenza le grandi città del sud, in particolare Napoli e Palermo, dove le transazioni sono cresciute maggiormente in provincia». A Milano e nel suo hinterland, invece, «il mercato è ancora abbastanza statico». Per quanto riguarda i prezzi delle case, solo al Sud si è manifestato, nel primo semestre, un andamento positivo; cali al Nord e trend più contrastato al Centro (in calo i capoluoghi, in rialzo i comuni più piccoli). Stazionarie le quotazioni in tutte le classi demografiche, eccetto le città sopra i 250mila abitanti che mostrano una flessione per il quarto semestre consecutivo; nelle città medio grandi si registra l' unico aumento, anche se minimo, lo 0,1%.

- Walter Galbiati, la Repubblica, Affari& Finanza, 11 ottobre 2010

martedì 12 ottobre 2010

Mutui: oggi la rata è più leggera

I tassi, nonostante qualche recente strappo, restano ai minimi: i prestiti variabili si trovano poco sopra il 2%, i fissi al 4,4% Ma chi si è indebitato troppo o ha problemi di lavoro, fatica a far fronte ai suoi impegni. L' Euribor, nelle ultime settimane, ha cominciato a rialzare la testa: il tasso trimestrale è arrivato, infatti, intorno all'1%. Nonostante questa risalita, piccola per ora, il costo del denaro continua a rimanere a livelli minimi, mai registrati in Italia dal dopoguerra. E questa è una situazione ottimale per chi sta cercando casa e ha i mezzi per accedere al credito. Per un mutuo variabile di 100 mila euro a venti anni sono richiesti, secondo i dati di Mutui Online, tassi attorno al 2% con rate di poco superiori a 500 euro al mese. Bastano 370 euro se ci si impegna per un rimborso trentennale. Anche i tassi fissi sono ai minimi: per lo stesso mutuo a 20 anni si arriva poco sopra il 4%, con rata indicativa attorno a 625 euro e per il trentennale si sale di un paio di decimi di punto, con una rata da 500 euro al mese. Ma l'epoca dei tassi bassi ha un suo risvolto molto più amaro. Parametri di sistema fermi all'1% (come il tasso della Bce), o addirittura ancora più bassi, come l'Euribor, che oscilla tra lo 0,8% della durata mensile e l'1% del trimestrale, sono la cartina al tornasole di un'economia ancora convalescente da una crisi che ha lasciato il segno sui budget domestici. E, infatti, è in forte aumento il numero dei debitori che hanno difficoltà con le rate. Le sofferenze relative a crediti alle famiglie consumatrici sono arrivate a luglio 2010, secondo le rilevazioni dell'ultimo supplemento al bollettino statistico della Banca d'Italia, a 15,8 miliardi di euro, cinque in più rispetto a 12 mesi prima, con un balzo del 46,2%. I dati non distinguono tra credito ipotecario e credito al consumo che ha una dinamica peggiore per la semplice ragione che i debitori rischiano meno se non pagano. Ci sono anche altre analisi che evidenziano il diffondersi della situazione di disagio: nei primi otto mesi di applicazione della moratoria sui mutui decisa dall'Associazione bancaria italiana (www.abi.it) 28 mila famiglie hanno optato per la sospensione dei pagamenti. Questo piano delle banche è una delle opportunità offerte a chi ha difficoltà a fare fronte ai suoi impegni; è una soluzione che va consigliata a chi pensa di avere problemi destinati a risolversi nel breve periodo. Un'altra soluzione è aderire alla moratoria statale (informazioni sul sito del Dipartimento del Tesoro). Infine, per chiunque sia in possesso dei requisiti di solvibilità (giusto rapporto rata/reddito, nessuna segnalazione nella lista dei cattivi pagatori) sono sempre possibili la surroga e la sostituzione del mutuo.

- da Corriere Economia, Gino Pagliuca, 11 ottobre 2010

martedì 5 ottobre 2010

Prezzi quasi fermi, vendite su la ripresa del mattone in città

Un'annata in ripresa per il mercato della casa a Milano: dopo un 2009 asfittico, il 2010 si sta dimostrando più vivace. Secondo l' Osservatorio dell' Agenzia del territorio le compravendite di immobili in città, nel secondo trimestre dell' anno, confermano il buon andamento dei primi mesi del 2010. Il settore residenziale, in particolare, è cresciuto del 3,3 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con 5.451 atti di compravendita registrati dall' Agenzia a fine giugno. Al tempo stesso Milano recupera abitanti (più 12mila) a scapito dell' hinterland, dove le compravendite rimangono al palo con un calo dello 0,9%. Faticano ancora a crescere i contratti per immobili non residenziali (uffici, negozi e capannoni) passati dai 535 di marzo ai 703 di giugno 2010, e che erano crollati del 12,5% durante il 2009. «Fino alla fine dello scorso anno le aziende preferivano rimanere in locali in affitto per evitare di immobilizzare capitali - spiega Guido Lodigiani - ora gli imprenditori tornano, molto lentamente, a comprare i locali in cui svolgere la propria attività, segno di una cauta fiducia in una stabilità lavorativa maggiore». Sul fronte dei prezzi, oggi acquistare un appartamento in città continua a costare meno di tre anni fa: le quotazioni sono scese dell' 1,1% nel corso del primo semestre dell' anno, «ma il crollo, che forse non c' è mai stato, è sicuramente in fase di frenata - spiega Lodigiani - basti pensare che, dopo il boom del 2007, nel 2008i prezzi degli appartamentia Milano erano scesi di colpo del 4,6 per cento». Ritocchi al ribasso si riscontrano ancora, secondo Lodigiani, nelle aree periferiche, da Bonola al Gallaratese, mentre più stabili rimangono zone semicentrali come Abruzzi, Porta Romana, Pagano, e il centro storico. Discorso a parte per le residenze di lusso, il cui mercato, secondo l' agenzia specializzata Tirelli & Partners «è particolarmente effervescente, con quotazioni che sfiorano i 20 mila euro al metro quadro»: il direttore, Gabriele Torchiani, spiega che «in città assistiamo perfino a una domanda che supera l' offerta. La richiesta snobba però le nuove residenze in costruzione, perché nell' immaginario milanese la casa di lusso resta quella in pieno centro, in corso Magenta o in corso Venezia, dove non ci sono grattacieli ma palazzi antichi che vantano un mercato sempre molto fluido». C' è troppo "nuovo" in costruzione, secondo Lodigiani: da Citylifea Porta Nuova «è tutto una gru e i prezzi sono alti perché i business plan di certe aree sono stati pianificati nel 2004, in tempi di grande ottimismo, e i terreni sono stati pagati profumatamente. Ora nessun costruttore vuole svendere».


- Laura Fugnoli, La Repubblica, 1 ottobre 2010


Rassegna stampa a cura di Luca Vona