mercoledì 6 dicembre 2017

Compravendite immobiliari in lieve crescita anche nel terzo trimestre

Come anticipato dal direttore dell'Omi Gianni Guerrieri in un'intervista a idealista news, il mercato residenziale rimane in terreno positivo anche nel III trimestre dell'anno, ma rallenta la sua crescita, registrando +1,5%. Nel periodo luglio-settembre 2017 le compravendite delle abitazioni sono state 122.378, secondo i dati dell'Osservatorio del Mercato Immobiliare dell'Agenzia delle Entrate. 

Nonostante il settore abitativo continui a mantenere il segno positivo quasi ininterrottamente dal 2014, i tassi di crescita delle compravendite nel terzo trimestre del 2017 risultano ridimensionati rispetto ai trimestri precedenti. La crescita maggiore si registra al Sud, dove il rialzo è del 4,4%, mentre al Centro il tasso di crescita è più modesto (+0,6%). Vanno meglio le compravendite dei depositi pertinenziali, in prevalenza cantine e soffitte, che nel periodo di riferimento aumentano del 12%, mentre le vendite di box e posti auto crescono solo dell’1%.

I dati delle compravendite di abitazioni, in termini di superficie scambiata, mostrano risultati migliori, con tassi tendenziali positivi in tutte le aree. Nel III trimestre 2017, infatti, le oltre 122 mila abitazioni compravendute equivalgono a 13,1 milioni di m2 in crescita del 2,1% rispetto al III trimestre del 2016, tasso più elevato di quello osservato per gli scambi. A contribuire al rialzo è la superficie media delle abitazioni compravendute, pari a circa 107 m2 , in crescita di circa 0,6 m 2 . Nell’area del Nord Est, nonostante il calo dei volumi, le maggiori dimensioni delle abitazioni scambiate, hanno condotto comunque a un aumento, seppure modesto, delle superfici, +0,4%.

La maggior parte delle compravendite nel III trimestre 2017 ha riguardato le unità con superficie compresa tra 50 m 2 e 85 m2 , oltre il 30% degli acquisti, e quelle nella classe di superficie tra 85 e 115 m2 , il 27,5% del totale. I tagli più grandi rappresentano quasi un terzo degli scambi: circa il 16% per la classe tra 115 e 145 m2 e il 17% per le abitazioni con superficie oltre i 145 m2. La quota di acquisti di unità di taglio più piccolo, fino a 50 m2 , è stata del 9% circa. La distribuzione delle compravendite secondo il taglio dimensionale si presenta in tutte le aree del paese piuttosto simile alla distribuzione nazionale con alcune eccezioni. In particolare nel Nord-Est le case più grandi hanno inciso, sul totale per quasi il 40% mentre quelle con una superficie compresa tra 50 m2 e 85 m2 , pur costituendo la principale quota di mercato in quasi tutte le aree geografiche, risultano avere un peso particolarmente rilevante al Nord-Ovest e al Centro con una quota che supera il 60%. 

Crescita più lenta anche nelle 8 maggiori città italiane (+2,1%). Palermo mantiene un buon andamento, con un incremento dell’11,5% degli acquisti, migliorando così il +8,3% realizzato lo scorso trimestre. Seguono Napoli (+7,2%), Milano (+6,7%), Firenze (+4%) e Torino (+1,2%). Situazione stabile a Roma, dove le abitazioni acquistate sono aumentate solo dello 0,3%, mentre Bologna e Genova perdono, rispettivamente, l’8,5% e il 7,4%.

- Idealista, 6 dicembre 2017

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mercoledì 15 novembre 2017

Quanto cosa affittare casa nelle grandi città?

In aumento i canoni medi mensili per l’affitto di una casa. A renderlo noto l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, secondo il quale nel primo semestre del 2017 i canoni di locazione delle grandi città sono saliti del 2% per i monolocali, dell’1,2% per i bilocali e dell’1,1% per i trilocali.

Su tutte le tipologie, per la prima volta, si vede un segnale positivo, attribuibile prevalentemente a una diminuzione dell’offerta e a una migliore qualità della stessa.

Perché si va in affitto

Abbastanza invariata la distribuzione della motivazione della ricerca della casa in affitto: il 60% cerca la casa principale, il 36,6% lo fa per motivi legati al lavoro e il 3,4% per motivi legati allo studio.

Le componenti in aumento

In lieve aumento la componente lavorativa. Quello che è cambiato sensibilmente con il tempo è l’utilizzo del canone concordato che si è attestato intorno al 28,1%, trovando sempre più consensi tra proprietari e inquilini.

Chi va in affitto

Anche in questo semestre tra coloro che alimentano la domanda di immobili in affitto si registrano numerosi casi di persone che non riescono ad accedere al mercato del credito, primi fra tutti i giovani, i monoreddito e gli immigrati; a questi si aggiungono poi gli studenti e i lavoratori fuori sede.

Locatari sempre più esigenti

I potenziali locatari sono sempre più esigenti nella ricerca dell’immobile e si evidenzia una maggiore facilità di affitto per le soluzioni di “qualità”, ovvero ben arredate, posizionate in zone servite e luminose. Cresce l’interesse per gli immobili arredati o parzialmente arredati. La presenza del riscaldamento autonomo è apprezzata perché consente una riduzione dei costi condominiali. I proprietari stanno recependo questa esigenza e la qualità dell’offerta abitativa in locazione è in miglioramento.

L’analisi demografica di chi cerca casa in affitto

L’analisi demografica di coloro che cercano casa in affitto ha evidenziato che il 41,2% ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, il 25,4% ha un’età compresa tra 35 e 44 anni; il 40,7% è rappresentato da single.

Le tipologie più affittate e i contratti più diffusi

Le tipologie più affittate sono i bilocali (39,6%), a seguire il trilocale (34,7%). Aumenta l’appeal del contratto concordato, passato in un anno dal 22,9% al 28,1%, con percentuali molto più elevate a Genova, Verona e Torino. Il contratto a canone libero resta quello maggiormente stipulato (57,8%).

- Idealista.it, 14 novembre 2017

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venerdì 3 novembre 2017

"Avrei dovuto pensarci meglio". Gli errori comuni quando si prende casa

Psicologia dell'imprudente: come evitare errori quando affittiamo o acquistiamo una casa


“Avrei dovuto pensarci meglio”. Questa è la frase che pronunciamo quando scopriamo che l’operazione appena portata a termine è piena di errori: abbiamo pagato troppo, abbiamo scelto male, sono emersi problemi fino a quel momento nascosti.

Gli psicologi chiamano questo errore di giudizio “bias cognitivo”. E’ un errore umano causato dal non far prevalere la ragione sull’emozione. Il premio Nobel per l’economia, Richard Thaler, ha scritto un libro intitolato “Misbehaving”, nel quale dice che “secondo la premessa centrale della teoria economica le persone scelgono l’ottimizzazione (scegliendo il meglio)...”. Ma Thaler lo dubita: afferma che gli economisti lo sostengono perché “non hanno passioni: pensano come il signor Spock di Star Trek”.

Ecco le sciocchezze che vengono commesse:

Le parole seducenti. Quando ci mostrano un appartamento su Internet ci parlano della “deliziosa stanza dei bambini” o della “grande cucina americana”. Queste visualizzazioni creano nelle nostre menti degli schemi mentali che condizionano il nostro interesse. Per evitare ciò, basta chiedersi come sono in realtà questi luoghi senza l’aggiunta degli aggettivi.

Mancanza di tempo. Il lavoro ci impedisce di dedicare il tempo necessario all’acquisto o alla locazione di una casa, in modo da poter esaminare con attenzione tutte le offerte e poi trarre le conclusioni. E qui sta l’errore. Le probabilità di sbagliare e rimpiangere la scelta fatta sono direttamente proporzionali alla scarsità di tempo investito. Il cervello vuole risparmiare energia e prende decisioni affrettate. Per evitare ciò, è sufficiente prendere ogni giorno un po’ di tempo per esaminare i diversi annunci e fissare qualche visita nel fine settimana. Bisogna avere metodo.

Maneggiare pochissime informazioni. L’esperienza si vede nel prendere le giuste decisioni basate su tutte le informazioni immagazzinate nella nostra vita in un determinato campo. Ma l’acquisto o l’affitto di una casa avviene di tanto in tanto. Per compensare ciò, è necessario raccogliere il maggior numero possibile di informazioni ed elaborarle. Questo permetterà al cervello di prendere la decisione migliore.

L’ossessione del dettaglio. Non c’è alcun appartamento o casa ideale, c'è sempre qualcosa che non va. A volte scartiamo un immobile perché siamo ossessionati da un particolare. Bisogna, invece, considerare tutto nel suo insieme. In questo modo non si rischia di perdere un affare.

Decisioni in coppia. Quando si negozia per acquistare o affittare un appartamento in coppia, si confrontano due modi di vedere la realtà. Questo non sarebbe un problema se i due fossero sinceri. Ma ci sono sempre pregiudizi cognitivi basati su complessi inconsci: ci sono brutti ricordi per uno dei due, mentre l’altro magari è ossessionato dalla camera da letto. E’ meglio che i due riflettano con attenzione, per sapere se stanno condividendo informazioni effettivamente corrette o se parlano in preda alle loro emozioni inconsce.

- Idealista.it, 31 ottobre 2017

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lunedì 9 ottobre 2017

Il mercato immobiliare è al giro di boa?

Mercato in fermento, tempi di vendita ridotti, la domanda che cresce mentre l’offerta si riduce: i segnali di ripresa dell’immobiliare ci sono tutti, ma la differenza con le rilevazioni degli scorsi periodi è che questa volta non si parla più di timida ripresa, ma di vera e propria ripartenza. Certo, prima di arrivare ai fasti pre-crisi ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma questo non spaventa gli operatori, visto che la vecchia età d’oro del comparto si era poi tradotta nella famosa “bolla immobiliare”, mentre in questo caso un corso più cauto lascia presagire che la risalita sarà quanto meno più solida.

A tirare le fila dell’immobiliare europeo e italiano di questi ultimi mesi, l’European Outlook 2018 presentato da Scenari Immobiliari al 25° Forum Scenari tenutosi a Santa Margherita Ligure il 15 e 16 settembre. Nelle parole del presidente della società Mario Breglia, tutto l’entusiasmo per questa nuova ripartenza: “anche in Italia la crisi è finita, anche se la ripresa appare più delicata, a causa delle debolezze strutturali del nostro Paese”.

A girare bene non è solo il comparto dell’immobiliare, ma l’intero contesto economico nel quale si muove e da cui dipende. Parliamo della migliore condizione generale del Paese, ma anche del clima di fiducia ricreatosi tra i consumatori e della nuova apertura delle banche, fino a formare il circolo virtuoso di un mercato del credito che sembra crescere a vista d’occhio. Secondo Eurofinas, l'associazione europea delle società attive nel credito al consumo, nel 2016 il tasso di incremento dei volumi dei finanziamenti in Italia è stato del +15,6%, quello europeo del +11%.

Sta di fatto che il mercato immobiliare italiano in 17 anni - dal 2000 a oggi - è cresciuto di quasi il cinquanta per cento, il 30% in più della media europea e per il prossimo anno si attende un 6,5% in più nel settore residenziale. Le attese positive sono giustificate proprio da una ripresa generale e diffusa e riguardano tutti i Paesi europei, dove si prevede per il prossimo anno una crescita del 6%, con punte del 10% in Spagna e in Francia e un aumento dei prezzi fino al 4% in Germania e Spagna. Tuttavia l’argomento prezzi rimane ancora molto critico nel nostro Paese, con Genova che ha registrato nel primo semestre dell’anno -3,0% e Roma -0,7%: Milano segna invece +1%, mostrando un mercato ancora più fiorente rispetto alla media del Paese, ma il calo delle quotazioni è generale e riguarda le grandi città che hanno perso lo 0,4%, l’hinterland che ha registrato -1,1% e gli altri capoluoghi di provincia con un meno 0,8%.

Migliorano invece i tempi di vendita. Dopo aver annunciato nella news di qualche mese fa "Si abbassano i tempi per vendere casa" che i tempi necessari a concludere una trattativa erano scesi tra gennaio e marzo del 6%, il dato più recente dice che nei primi sei mesi dell’anno si attestano a 141 giorni nelle città più grandi, 162 giorni nei comuni dell’hinterland e 167 nelle altre province.

Buone notizie anche sul fronte degli importi richiesti e come già annunciato in "Mutui: balzo in avanti degli importi richiesti", aumenta la fascia più bassa richiesta, segnando 119 mila euro secondo i dati registrati dall’Osservatorio immobiliare 2017 del gruppo Tecnocasa. Ricordiamo che la somma più adeguata da richiedere quando si pensa di finanziare la casa con un mutuo può essere calcolata comodamente grazie alla guida "Calcola la rata del mutuo" messa a disposizione degli utenti da MutuiOnline.it: una volta compilati i campi e valutata la rata, è possibile richiedere anche la simulazione del mutuo e il portale calcolerà in pochi minuti la somma da rimborsare sia in capitale che in interessi alle condizioni indicate, con un prospetto chiaro di tutte le offerte di mutuo disponibili in quel giorno.

Facendo una simulazione per un prodotto richiesto da un impiegato di 35 anni residente a Milano, importo mutuo 135.000 euro con durata 25 anni, valore immobile 180.000 euro, la soluzione migliore è offerta da Hello Bank! del gruppo BNL – BNP Paribas. La rata mensile da versare è di 582,11 euro al Tan del 2,15% e taeg 2,27%. Le spese di istruttoria e perizia sommate sono pari a 500 euro. Hello! Home Fisso è dedicato ai lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato, lavoratori autonomi e liberi professionisti. Il richiedente alla fine del finanziamento non dovrà aver superato gli 80 anni, il garante 85 anni (derogabile a discrezione della banca).

- Paola Campanelli, MutuiOnline 30 settembre 2017


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venerdì 22 settembre 2017

Da Milano a Roma. Dove si vende meglio casa

Le principali città sono suddivise in aree omogenee e per ognuna di esse viene fornito non solo il numero di compravendite ma anche il numero di unità residenziali esistenti: è evidente che un rapporto più alto della media tra rogiti e case esistenti indica un maggiore interesse del mercato. Abbiamo provato partendo da questi dati a mettere in graduatoria le zone delle otto principali città italiane, ponendo però un limite e considerando solo le aree dove siano presenti almeno 5.000 abitazioni. I numeri confermano che le zone più dinamiche della città sono quelle che hanno in corso processi di trasformazione.

A Milano ad esempio il dato migliore è quello dell’area Ortles-Spadolini-Bazzi: alla ormai ultradecennale riconversione dell’ex stabilimento Iveco ora si affiancano la Fondazione Prada, il progetto terziario Symbiosis (Beni Stabili) e negli anni a venire la conversione dello Scalo Ferroviario di Porta Romana. A Torino bene l’area che converge sulla Spina 3, il più esteso progetto di riqualificazione postindustriale della città.
A Roma il risultato migliore è quello di Cinecittà Est, un’area semiperiferica edificata tra gli anni Settanta e Ottanta con prezzi di acquisto accessibili, oggetto negli ultimi anni di interventi urbanistici migliorativi e che essendo ben servita dai mezzi pubblici e vicino al Raccordo anulare presenta caratteristiche ideali per chi ha esigenze di mobilità. Il secondo gradino del podio nella Capitale è ottenuto da Ponte di Nona; anche qui si tratta di una grande operazione di riconversione urbana, effettuata però a partire da un contesto agricolo.

Chi si difende meglio: a Milano il centro resiste

Campi incolti contro fabbriche dismesse: non è l’unica differenza tra Roma e Milano. Nel capoluogo lombardo ad esempio il mercato del centro è molto più dinamico e le vendite in rapporto al patrimonio esistente sono più alte della media cittadina (29 ogni mille, con punte di 33 a Brera, contro le 27,6 di media) mentre nella Capitale sono significativamente più basse (16 case ogni mille, contro 21 della città). Se il tempo volge al bello, per il mercato non mancano però le nuvole. Secondo Mario Breglia, presidente di Scenari immobiliari, la ripresa del mercato sarà già evidente a fine anno e si consoliderà nel 2018, anche se vi sono due problemi di non poco conto: «La fiscalità che frena gli acquisti per investimento a fronte di una domanda di locazione in crescita e disposta a pagare canoni crescenti e lo stock di invenduto che rischia di portare a un eccesso di offerta».Secondo Luca Dondi, direttore generale di Nomisma e responsabile dell’Osservatorio immobiliare dell’istituto, che fa previsioni prudenti per il prossimo triennio, «c’è un problema di bassa qualità dell’offerta che comunque ha difficoltà a trovare mercato, perché una fetta consistente di chi cerca casa, il 40%, ha redditi familiari inferiori a 1.800 euro al mese». Senza un posto fisso e qualche risparmio alle spalle ottenere un mutuo anche con rata mensile da 500 euro rimane molto difficile.



Verso la stabilità

Piccoli prezzi crescono. Già il rapporto sulle grandi città di Nomisma dello scorso luglio aveva segnalato il trend e ora la conferma viene dalle analisi dell’Ufficio studi di Tecnocasa, che ha aggiornato al primo semestre 2017 il suo Osservatorio. Come sottolinea Fabiana Megliola, responsabile dell’Ufficio studi del gruppo, «i prezzi delle grandi città sono scesi nella prima parte dell’anno solo dello 0,4%. È il ribasso più contenuto registrato da quando è iniziata la crisi e che ci induce a credere che la stabilità sia prossima e la ripresa di valori vicina». Crisi che ha avuto, secondo Tecnocasa, conseguenze pesantissime sui prezzi. Le grandi città, infatti, hanno perso il 39,2% dal primo trimestre 2008, il loro hinterland il 41,7% e i capoluoghi minori il 42,6%. Tornando alle ben più rassicuranti variazioni semestrali delle grandi città, Bologna (+1,1%), Milano (+1,0%), Napoli (+0,7%) e Verona (+0,5%) hanno fatto registrare variazioni in positivo mentre gli altri grandi capoluoghi segnano ancora lievi diminuzioni, come a Roma a -0,7%; un calo pesante si segnala solo a Genova dove la perdita semestrale è stata del 3,0%, e arriva addirittura all’8,3% su base annuale. Un dato nuovo è che se negli anni più duri della recessione immobiliare le zone centrali si sono difese meglio, oggi non è così dappertutto. Nelle città medie la contrazione è stata dello 0,8% e negli hinterland dell’1,1% in linea con quella registrata nel secondo semestre 2016.




Chi ha perso e chi no

Un fatto sorprendente è che se si guarda nel dettaglio non è sempre vero che tutti i proprietari di casa hanno perso negli ultimi anni. Mettendo indietro il calendario di tre anni infatti è possibile riscontrare, sia pure raramente, apprezzamenti di valore. Lo mostra la tabella elaborata da L’Economia ottenuta paragonando per zone omogenee la variazione di prezzo per gli immobili nuovi e usati di qualità media; ai prezzi di questi immobili abbiamo aggiunto la variazione triennale e il valore attuale degli immobili top. A Milano il quartiere con la maggiore rivalutazione, il 17%, è quello Tibaldi-San Gottardo; un boom dovuto in buona parte dalla richiesta di immobili da investimento, dato che la zona si presta sia agli affitti turistici di breve durata, grazie al fascino dei Navigli, sia alle locazioni agli studenti, per la presenza della Bocconi.

Va segnalato che secondo l’analisi degli acquirenti nel capoluogo lombardo la componente investimento rappresenta quasi un quarto delle operazioni, a fronte del 20% della media nazionale. Alcune zone periferiche hanno registrato decrementi a due cifre; in particolare si è deprezzata la periferia Nord, con Villapizzone che ha perso l’11,4% e la Comasina l’8,5%. A Sud Est Ponte Lambro ha ceduto il 12%. Anche nella Capitale la performance migliore, +5,6%, si registra in una zona dove è forte la presenza di case e piccoli edifici trasformati in residenze per turisti, il Castro Pretorio. In generale il mercato di Roma si è dimostrato meno omogeneo di quello di Milano; infatti si sono registrati cali anche molto pesanti in aree residenziali di livello medio, come l’Eur che ha fatto segnare in media -24% nel triennio.

Il futuro

A Torino sono solo tre i quartieri in positivo e sono tutti di livello medio alto, a partire da Corso Moncalieri e la zona precollinare, con un incremento del 14,3%. Un tracollo di oltre il 30% si registra invece nella periferia a Barriera Milano dove il calo è di circa il 30%; però si tratta di un’area con prezzi bassissimi, che di rado superano i mille euro al metro. Napoli è stata tra le città che più hanno sentito la crisi immobiliare: in controtendenza con una crescita a due cifre Fuorigrotta. Cali pesantissimi, superiori al 30%, al rione Sanità e a Pianura, ma anche a Posillipo, vale a dire la zona più pregiata della città. A Palermo si difende il lungomare, con via Messina Marine che nel triennio fa segnare +2,5%, mentre toccano -15%, nonostante prezzi già molto bassi, Oreto Nuova e Parisio. A Genova non c’è nessun quartiere con segno più. Voltri limita i danni a -6,3%, mentre la perdita di Pegli è nell’ordine del 30%. Infine a Bologna si va da +11,6% di Pontevecchio al -7,7% della Bolognina. A Firenze, grazie soprattutto alla domanda di case da trasformare in residenze turistiche, va bene il centro (+16,8%), a San Gallo e la peggiore performance è solo di -0,8%, a Bellariva.

Seconde case col segno (ancora) meno

Aumentano gli acquisti di case nelle località di villeggiatura, ma i prezzi continuano a scendere: colpa di un’offerta sovrabbondante, dovuta in parte alla politica miope dei molti comuni che hanno esagerato nella concessione di permessi edilizi, e in parte al peso delle imposte e dei costi di gestione, che inducono molti proprietari in difficoltà economiche, o che usano poco la casa, a cercare di liberarsene. Secondo i dati dell’Osservatorio Fimaa Nomisma, aggiornato a inizio estate, i prezzi su base annua sono calati del 2,5%. Le performance peggiori si sono registrate in Abruzzo, con variazioni che hanno toccato anche -6%; ma non sono mancate riduzioni significative nelle località italiane più rinomate (Forte dei Marmi -4,4%, Santa Margherita Ligure -4,3%, Sorrento -4%, Madonna di Campiglio -3,4%).

- Gino Pagliuca, Corriere Economia, 18 settembre 2017

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martedì 12 settembre 2017

Vendite in ripresa e prezzi in calo. È il momento di comprare casa

Il prezzo delle case di seconda mano in Italia ha registrato un calo dell’1,1% ad agosto rispetto al mese precedente, a una media di 1.820 euro/m². È quanto emerge dall’indice immobiliare di idealista, che rileva tra l’altro il chiaro andamento negativo dei valori su base annuale, calati del 5,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (1.931 euro euro/m²).

In virtù di questa tendenza le svalutazioni si estendono alla maggior parte delle aree regionali e provinciali, mentre i principali centri si dividono quasi equamente tra città con prezzi in calo e città con prezzi in risalita.

Regioni

I valori sono aumentati ad agosto solo in 3 regioni su 20. Il rimbalzo maggiore è segnato dal Fruli Venezia Giulia (0,9%) seguito da Puglia (0,7%) e Sardegna (0,3%). Le variazioni negative più sensibili si trovano in Piemonte (-2,5%), Trentino Alto Adige (-1,4%) e Campania (-1,3%); quest’ultima accusa un calo della stessa entità di Lombardia e Marche.

Con una media di 2.636 euro al metro quadro, la Liguria è la regione più cara davanti a Valle d’Aosta (2.482 euro/m²) e Lazio (2.447 euro/ m²). Sul fondo del ranking la Calabria (914 euro/ m²) è la regione più economica davanti a Molise (1. 026 euro/m²) e Sicilia (1.171 euro/m²).

Province

Il 70% delle macroaree provinciali rilevate* ad agosto chiudono in saldo negativo: Torino guida il trend ribassista con un taglio pari al 3,7% rispetto al mese precedente, seguita da Ravenna (-3,5%) e Pavia (-3,2%). Tra il -2,9% di Cuneo e il -1,2% di Massa-Carrara ci sono 23 aree con cali sopra la media del periodo. Dal lato opposto della tendenza del mercato, i rimbalzi maggiori riguardano Belluno (6,6%), Vercelli (5,1%) e Rovigo (4,4%).

Il ranking delle province più care non registra particolari novità con Savona (3.446 euro/m²) che precede Bolzano (3.187 euro/m²) e Imperia (2.698 euro/m²). All’opposto della graduatoria troviamo sempre Biella come fanalino di coda con 654 euro al metro quadro.

*Questo rapporto fornisce i dati di tutte e 107 le province italiane.

Grandi città e capoluoghi

I principali mercati cittadini italiani - 110 capoluoghi, di cui 8 non rilevabili* - oscillano tra le variazioni significative di Belluno (7%) e di Torino (-5,2%), dove in questo momento si “svende” a 250 euro/m² in periferia.

Tra gli altri grandi mercati solo Napoli (-2,8%) ha evidenziato una discesa significativa dei prezzi ad agosto; Milano (-0,5%), Firenze (-0,3%), Palermo (-0,2%) e Roma (-0,1%) hanno registrato lievi ritocchi al ribasso; continua il graduale recupero dei valori a Bologna (0,5%) e questo mese si segnala anche la buona performance di Bari (0,5%) tra le grandi città del Meridione.

La graduatoria dei prezzi vede Venezia sempre in testa con i suoi 4.314 euro al metro quadro, davanti a Bolzano (3.465 euro/m²) e Milano (3.387 euro/m²). Subito dopo troviamo Firenze (3.381 euro/m²) e Roma (3.196 euro/m²).

Biella (736 euro/m²) è sempre la città più economica, seguita da Caltanissetta (787 euro/m²) e Agrigento (885 euro/m²).

*Andria, Cesena, Gorzia, Isernia, L’Aquila, Nuoro, Trani e Urbino non sono ancora rilevabili statisticamente.

L’indice dei prezzi degli immobili di idealista

Il portale immobiliare idealista è attualmente una delle pagine web più utilizzate in Italia da privati e professionisti immobiliari per la vendita, l’acquisto e l’affitto di immobili. Con una base dati di oltre 1 milione di immobili l’ufficio studi idealista realizza analisi e studi relativi al prezzo delle abitazioni nel nostro Paese dal 2007.

Per la realizzazione di questo indice sono stati analizzati i dati di 401.320 annunci immobiliari pubblicati su idealista nel mese di agosto del 2017; questi immobili hanno superato il controllo di qualità basato su informazioni come prezzo, dimensione, distribuzione e non duplicazione.

Per permettere una sufficiente standardizzazione dei risultati sono analizzati soltanto i comuni che hanno mantenuto una media costante di 50 o più annunci di case di seconda mano in vendita, nel corso del periodo di studio. I comuni che non hanno raggiunto questa media sono stati esclusi dal campione di analisi, al pari di quelli che hanno registrato una variazione di più del 30% del numero di annunci nel periodo dato.

Idealista.it, 7 settembre 2017

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lunedì 28 agosto 2017

Gli immobili italiani fanno gola agli stranieri

Il sogno dei ricchi asiatici, sempre più numerosi? Una seconda casa nei Paesi del Sud Europa. Spagna, Italia, Francia e Portogallo continuano a esercitare un fascino irresistibile in termini di “attestato” di benessere dei potenti acquirenti provenienti dal Far East.
Se negli anni 70-80 queste mete sono state protagoniste del boom turistico dei pacchetti vacanze a buon mercato per i nordeuropei, è anche vero che si sono presto rivelate in grado di oltrepassare tale limite creando un interessante mercato di seconde case di alto livello e aumentando via via la propria reputazione di rifugio dorato. Grazie a politiche lungimiranti in termini di rilascio di visti di soggiorno a determinate tipologie di compratori _ i cosiddetti “Visa schemes” _ ed a buoni standard di qualità della vita, i Paesi del Mediterraneo sono diventati una sorta di must per i ricchi asiatici.

Golf, sci e mare. “La maggior parte del mercato immobiliare delle seconde case di alto livello nel Sud Europa è trainato dal leisure _ dice Charles Pittar, Ceo del portale cinese dedicato all'immobiliare internazionale Juwai _ e gli acquirenti più ricchi sono propensi ad acquistare case che offrano un facile accesso ad almeno una delle tre attività più richieste, vale a dire golf, sci o estati in riva al mare”. Così, come riporta Property Report, gli amanti del golf si dirigono verso l'Algarve in Portogallo e Alicante in Spagna, gli amanti dello sci verso le più rinomate località alpine di Francia, Svizzera e Austria, mentre Monaco e la Costa Azzurra continuano a mantenere l'inossidabile appeal di sempre. Via via che gli acquirenti diventano più esperti, sempre più chiedono anche soddisfazioni finanziarie da aggiungere a quelle del leisure e il mix tra lo stile di vita e le prospettive di guadagni in conto capitale, insieme alla possibilità di ottenere ritorni da affitti delle proprietà, diventa il fattore discriminante.

“I compratori internazionali in cerca di stabilità si rivolgono in questo momento alla Spagna, la Francia e l'Italia _ dice Kate Everett-Allen, a capo della Residential Research di Knight Frank _. Il costo del denaro è basso, a buone condizioni, ma al tempo stesso non ci sono rischi di un boom post scenario-2008”. La discesa dei prezzi durante la crisi è poi stata tale da consentire tuttora di comprare a ottime condizioni, riporta Property Report. Il mercato delle seconde case di pregio è sceso dal 30 al 50%.

Un posto particolare nelle preferenze dei ricchi asiatici lo occupa anche l'Italia, nonostante le turbolenze politiche, reali e percepite. Piacciono in particolare la Costa Smeralda “dove con un milione di euro ormai si comprano 50 metri quadrati”, cita Property Report, e Portofino. Ma già i compratori si spingono a cercare pezzi unici ma a miglior prezzo in Maremma e in Umbria, con prezzi intorno ai 6mila euro al metro. “L'area con la miglior performance in Italia l'anno scorso è stata quella del lago di Como _ dice Everett-Allan, di Knight Frank _ dove si continua a sentire l'effetto George Clooney e i prezzi sono aumentati dell'1,2 per cento”.

- Il Sole 24 Ore, 18 agosto 2017

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mercoledì 26 luglio 2017

Terzo anno di recupero per le transazioni immobiliari

Il mercato immobiliare continua a essere caratterizzato da un trend positivo. Nel primo trimestre l'aumento di abitazioni è stato pari all'8,6% (+32,5 dal 2014, anno della ripresa) il che lascia prevedere, secondo l'Ance, che a fine anno si raggiungeranno le 550mila compravendite. Un buon andamento sostenuto dai bassi tassi di interesse e dalla maggiore disponibilità delle banche, mentre i prezzi rimarranno anche quest'anno in terreno negativo.

Il 2016 rappresenta, pertanto, il terzo anno consecutivo di crescita delle compravendite residenziali, riportandosi ai livelli di poco inferiori a quelli del 2011 (581.446). Complessivamente dal 2014, anno di inizio della ripresa del mercato immobiliare residenziale, il numero di abitazioni compravendute è aumentato del 32,5%. La previsione, formulata dall’Ance, per l’anno in corso è di circa 550mila compravendite di abitazioni, in ulteriore aumento rispetto all’anno precedente.

L’aumento registrato nel primo trimestre 2017 (+8,6%) coinvolge sia i comuni capoluogo che i comuni non capoluogo ed è esteso a tutte le aree geografiche. Per i comuni capoluogo si registra una crescita tendenziale dell’8,7% rispetto allo stesso trimestre del 2016 ed un aumento sostanzialmente analogo si osserva per i comuni non capoluogo +8,6%.

Dai dati dell’Agenzia delle Entrate, ancora non è possibile desumere quante abitazioni compravendute si riferiscono ad immobili nuovi da quelle esistenti. L’Ance, sui dati di un recente studio del Consiglio Nazionale del Notariato , stima che circa il 20% delle compravendite deriva da atti di transazione aventi ad oggetto immobili residenziali nuovi. La quota preponderante, ovvero circa l’80%, delle abitazioni compravendute si riferisce ad immobili esistenti.

Questi ultimi, infatti, in questi anni di profonda crisi del settore delle costruzioni ed in particolare delle nuove abitazioni, hanno sostenuto gli investimenti legati alla manutenzione straordinaria del patrimonio abitativo giungendo a rappresentare nel 2017, secondo stime Ance, il 37,7% del valore complessivo degli investimenti in costruzioni.

Questo comparto, infatti, è stato l’unico a mostrare una crescita dei livelli produttivi: dal 2008 al 2016 gli investimenti di recupero in edilizia residenziale sono aumentati del 20,4%, a fronte di una perdita del 36,4% per le costruzioni nel complesso, grazie anche all'effetto di stimolo degli incentivi fiscali legati alla riqualificazione e all’efficientamento energetico.

Nuovamente interessante l'investimento immobiliare

Che l’investimento immobiliare sia tornato ad essere nuovamente interessante è un dato di fatto. Anche la rilevazione trimestrale dell’Istat sulle intenzioni di acquisto di un’abitazioni da parte delle famiglie conferma il costante interesse verso il bene casa. La quota di famiglie che dichiara di essere interessata all’acquisto di un’abitazione ad aprile 2017 è pari al 2,3% in lieve aumento rispetto alle precedenti rilevazioni e comunque ben al di sopra dei livelli del secondo trimestre 2013 (1%).

Ance

Il credito sostiene la ripresa
In generale, il buon andamento del mercato immobiliare residenziale continua ad essere sostenuto, oltre ai bassi tassi di interesse, anche dalla disponibilità del settore bancario a concedere i finanziamenti. Secondo i dati di Banca d’Italia nel 2016 i mutui erogati per l’acquisto di un’abitazioni registrano un ulteriore e significativo aumento tendenziale del 20,6%. Anche i dati riferiti al primo trimestre 2017 indicano un incremento dell’11,5%.

Una riprova dell’importante ruolo del credito nell’immobiliare è l’aumentata incidenza delle compravendite finanziate con mutuo. Nel 2016 le compravendite di abitazioni realizzate avvalendosi di un mutuo, secondo l’Agenzia delle Entrate, sono aumentate del 27,3% rispetto al 2015. Contestualmente la quota di abitazioni acquistate con il ricorso al mutuo ipotecario è salita dal 45,5% del 2015 al 48,5% del 2016

La tendenza dei prezzi

L’indice Istat dei prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie, sia per fini abitativi sia per investimento, evidenzia, nel primo trimestre 2017, una lieve diminuzione dello 0,1% nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente. Questa tendenza risulta come sintesi di una diminuzione dello 0,4% dei prezzi delle abitazioni nuove e di una stazionarietà di quelle esistenti.

- Idealista, 20 luglio 2017

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giovedì 6 luglio 2017

Il mercato immobiliare si sta stabilizzando?

I dati dell’osservatorio del centro studi di Immobiliare.it registrano, nel primo semestre del 2017, un calo dell’1,1% che rappresenta la variazione dei prezzi più contenuta degli ultimi 3 anni.

Per Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.it: “La prima parte del 2017 ha confermato quello che ci aspettavamo dall’andamento del mercato immobiliare residenziale, con un aumento costante delle compravendite e prezzi delle abitazioni che lentamente si stanno avvicinando alla stabilità.”

Da giugno 2016 i prezzi sono scesi del 2,3%, ma rispetto a marzo 2017 il calo è stato di appena lo 0,6% e questo è indubbiamente un segnale di stabilità del mercato.

“Il ritorno di interesse da parte degli investitori del mattone verso l’Italia – prosegue Giordano – ha portato a un’accelerata della ripresa nelle città più ambite come Firenze, Milano, Venezia e Bologna, dove i costi per l’acquisto di abitazioni risultano già in crescita.”

Prezzi più alti a Centro e più bassi al Sud

Il prezzo medio delle abitazioni italiane si attesta a 1.900 euro al metro quadro (dati di Giugno 2017), con forti differenze tra le diverse aree del paese.

Il Centro resta la zona più cara. Qui i prezzi per l’acquisto di una casa sono di circa 2.300 euro al metro quadro, con un’oscillazione semestrale più ampia (-1,5%) rispetto alla media nazionale.

Al Sud, in questo primo semestre 2017, il calo dei prezzi è dell’1,4% e la cifra media richiesta per l’acquisto di un’abitazione è di 1.600 euro al metro quadro.

Al Nord invece la stabilità del mercato sembra essere più vicina, infatti i circa 1.900 euro al metro quadro, registrati in questa area del Paese, mostrano un calo di appena lo 0,7% nell’ultimo semestre e  dello 0,4% negli ultimi tre mesi

Grandi Vs Piccoli centri

La forbice dei prezzi tra i piccoli e i grandi centri resta molto ampia anche se spesso le variazioni sono simili. Infatti nelle città con più di 250mila abitanti il prezzo medio, a giugno 2017, è stato di 2.500 euro a metro quadro, contro i 1.600 dei centri più piccoli.
Negli ultimi sei mesi si è registrato un calo di questi due prezzi, rispettivamente -1,2% e -1,3%.

I capoluoghi di regione

Con un prezzo medio di 3400 euro a metro quadro, Firenze si conferma il capoluogo di regione più caro; così come accadde nel 2016, anche nella prima parte del 2017 i prezzi delle case fiorentine risultano in aumento (+0,6% su base semestrale). Al secondo posto la Capitale, dove la somma che mediamente viene richiesta per un immobile è di 3200 euro a metro quadro. A Roma però i prezzi per l’acquisto di un immobile sono ancora in calo: -1,9% in questi primi sei mesi del 2017 e -3,4% rispetto a giugno del 2016.
Con un +0,2% nei primi sei mesi del 2017, tornano a crescere i costi del residenziale a Milano, che si conferma al terzo posto tra i capoluoghi italiani. Qui il prezzo medio è di 3200 euro a metro quadro.

Il capoluogo di regione più economico invece è Catanzaro, dove un appartamento costa circa 1.100 euro al metro quadro (-0,6% in questo semestre).

Anche Campobasso si piazza tra i capoluoghi più economici, dove una casa costa 1.100 euro al metro quadro, cifra in calo dello 0,1% nel primo semestre 2017.

A sorpresa spunta Perugia che ha visto una decrescita dei prezzi del 3,3% e adesso è al terzo posto tra i capoluoghi di regione più economici. Nel capoluogo umbro, adesso, il costo medio è pari a 1.200 euro al metro quadro.

Vedremo dalle prossime rilevazioni se il trend verso la stabilità immobiliare del mercato italiano verrà confermato.

- Immobiliare.it, 5 luglio 2017


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giovedì 22 giugno 2017

Cresce l'interesse degli stranieri per le case vacanza

Novità sul fronte degli acquirenti e sulla finalità dell’acquisto per quanto riguarda la casa vacanza in Italia. Secondo l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa – che ha analizzato l’andamento del comparto degli immobili nelle località turistiche di mare, lago e montagna nel secondo semestre del 2016 –, si riscontra una leggera contrazione della percentuale di coloro che acquistano questa tipologia immobiliare per utilizzo proprio, ma è aumentata la percentuale di stranieri ed è cresciuta la componente ad uso investimento.

Prezzi

Nel dettaglio, nel secondo semestre del 2016 l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa ha registrato prezzi ancora in ribasso: -1,7% per gli immobili nelle località di mare, -0,7% per quelle di lago e -2,4% per le case nelle località di montagna. Dal 2008 ad oggi le località di mare hanno perso il 38,6%, quelle di lago il 28% e quelle di montagna il 30,1%.

Compravendite, investimento, domanda straniera

L’analisi delle motivazioni di acquisto di chi si è rivolto al gruppo Tecnocasa ha fatto registrare un 6,7% di compravendite per la casa vacanza (l’anno scorso era pari al 7,4%), ma la componente ad uso investimento è passato da 16,2% a 18,6% in un anno.

In generale, è stato registrato un ritorno all’investimento immobiliare e il fatto che la casa in località turistiche è tornata ad essere di nuovo interessante per essere messa a reddito destinando l’immobile a B&B o ad attività di affitta-camere.

Negli ultimi anni, in Italia c’è stato un incremento del turismo, soprattutto straniero: nel 2017 è prevista una crescita del 4% di turisti stranieri in Italia. E proprio a proposito di stranieri, la novità più interessante emersa dall’analisi è che la percentuale di stranieri che acquista la casa vacanza nel Belpaese è passata da 7,5% di un anno fa a 12,1% del 2016.

Tipologia

La tipologia più richiesta è risultata essere il trilocale, con il 29,5%, seguito da soluzioni indipendenti (27,6%) e dal bilocale con il 25%. Chi cerca una casa al lago o in montagna desidera soprattutto uno spazio esterno (terrazzo, balcone vivibile o giardino), la vicinanza al mare o al lago e, soprattutto, la presenza dei servizi.

Gli italiani sono più orientati verso l’appartamento, sia esso bilocale o un piccolo trilocale anche perché esprimono budget che difficilmente superano i 250mila euro, mentre gli stranieri, che hanno una disponibilità di spesa più elevata, sono più propensi ad acquistare le soluzioni indipendenti.

Domanda mare in Italia

Nel secondo semestre del 2016, l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa ha registrato ancora una diminuzione delle località di mare in Italia (-1,7%). Tra le regioni che hanno segnalato il calo maggiore ci sono il Veneto (-4,1%), il Friuli Venezia Giulia (-3,7%) e il Lazio (-3,1%). La regione che ha registrato la contrazione più contenuta è stata la Sicilia (-0,8%), seguita dalla Campania (-1,0%).

In generale, nelle località turistiche di mare è stata segnalata una ripresa delle richieste. La novità sta nel fatto che sono tornati ad acquistare gli stranieri, in particolare in Campania (Ischia, Sorrento e, in misura minore, ad Amalfi e Positano), Sicilia (nell’area di Castellammare del Golfo e Scopello) e Liguria (con un ritorno importante dei francesi nell’imperiese e agli albori nel savonese), dove gli interventi per la nascita di piste ciclabili stanno diventando un importante elemento attrattivo.

Gli stranieri amano soprattutto i borghi sul mare: acquistano infatti spesso abitazioni d’epoca, oppure soluzioni indipendenti posizionate in zone più defilate, ma con vista panoramica sul mare.

Quasi sempre hanno budget importanti, talvolta fino al milione di euro. Gli italiani invece hanno budget più bassi (al massimo si arriva a 250mila euro – 300mila euro) e per questo motivo scelgono appartamenti non lontani dal mare e se possibile con spazio esterno e vista mare. Il fronte mare ormai è appannaggio di una bassa percentuale di acquirenti.

Quello che è emerso è un ritorno all’investimento nelle località di mare: si acquista la casa con la finalità di realizzare un B&B oppure una casa vacanza da affittare. Questo si è notato soprattutto in quelle località in cui è elevata la domanda di affitti estivi. Prosegue il trend che vede anche i proprietari della casa vacanza acquistata con finalità di utilizzo personale affittarla nel periodo in cui non è utilizzata al fine di recuperare parte delle spese legate al mantenimento e alla proprietà.

- Idealista.it, 16 giugno 2017

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martedì 16 maggio 2017

L'andamento dei prezzi delle case città per città

Il prezzo delle case di seconda mano ha registrato un incremento dello 0,2% ad aprile rispetto a marzo, attestandosi a 1.873 euro/m2. Se si considera l'analogo periodo dello scorso anno (quando il valore si attestava ai 1.966 euro/m2), la contrazione è del 4,2%. È un timido segnale di recupero, quello rilevato dall’ufficio studi di idealista nel suo rapporto mensile, che cade dopo un primo trimestre contrassegnato da ribassi (-1,3%) per il mattone italiano.

Regioni

In un mercato ancora caratterizzato da opposte tendenze i prezzi sono aumentati in 10 regioni su 20. Il balzo più significativo spetta al Lazio (1,8%) seguito da Toscana (1,4%) e Abruzzo (0,9%). Al contrario il Molise (-4,1%) segna la maggiore battura d’arresto seguita da Umbria (-3,2%) e Friuli Venezia Giulia (1,8%).

Con una media di 2.644 euro al metro quadro, la Liguria è la regione più cara seguita da Lazio (2.531euro/m2) e Valle d’Aosta (2.468 euro/m2). La Calabria (923 euro/m2) è la regione più economica davanti a Molise (1. 030 euro/m2) e Sicilia (1.182 euro/m2).

Province

A livello provinciale persiste una leggera prevalenza di segni meno ad aprile con 54 aree in saldo negativo contro 48 in trend positivo, mentre i prezzi sono invariati in provincia di Bologna, Ravenna e Siracusa. I rimbalzi maggiori del periodo si registrano in provincia di Belluno (8,4%), Crotone (6,2%) e Trapani (4,2%). La tendenza ribassista è guidata da Gorizia (-6%), Brindisi (-5,2%) e Campobasso (-5%).

Due le province italiane dove il mattone vale più di 3mila euro al metro quadro, sono Savona (3.323 euro/m2) e Bolzano (3.152 euro/m2). Dall’altra parte del ranking dei valori residenziali, la provincia di Biella rimane fanalino di coda con 660 euro. Altre 14 province presentano prezzi inferiori ai 1.000 euro al metro quadro, da Caltanissetta (801 euro/m2) a Frosinone (989 euro/m2).

Grandi città e capoluoghi

I capoluoghi che presentano la variazioni più sensibili sono Vicenza (4,7%), Crotone (4,5%) e Pistoia (4,3%) da un lato, mentre i ribassi più marcati sono quelli di Novara (-7,9%), Rovigo (7,1%) e Benevento (-4,3%).

Nonostrante il rialzo tendenziale di aprile rimane una leggera prevalenza di capoluoghi in terreno negativo - 52 sul totale di comuni monitorati* - , ma i centri maggiori vanno pressoché tutti verso la stabilizzazione o la ripresa dei valori a eccezione di Bari (-1%), Cagliari (-0,4%) e Roma (-0,2%) dove i prezzi calano ancora. Per il resto si va da un timido recupero a Napoli e Firenze, entrambe con un più 0,2%, ai rimbalzi più decisi di Bologna (1,5%), Milano (1,7%), Torino (2,1%) e soprattutto Palermo (3,1%), cui spetta la migliore performance tra i grandi capoluoghi di regione.

La graduatoria dei prezzi continua a essere comandata da Venezia con i suoi 4.358 euro al metro quadro davanti a Firenze (3.446 euro/m²) e Milano (3.404 euro/m²). Ultima nella graduatoria stilata dal portale idealista c’è Biella (707 euro/m²) davanti a Caltanissetta (798 euro/m²) e Gorizia (872 euro/m²).

Per la realizzazione di questo indice sono stati analizzati i dati di 381.320 annunci immobiliari pubblicati su idealista nel mese di aprile del 2017.

Idealista.it - 12 maggio 2017

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venerdì 5 maggio 2017

Beni rifugio: la casa resta la prima scelta

Il mattone resta l'investimento preferito dalla maggioranza degli italiani che vogliono lasciare qualche certezza economica ai figli. Anche se perde un po' di smalto, l'investimento immobiliare risulta il preferito dal 51,7% del campione intervistato dal portale Immobiliare.it, che indica la casa come prima scelta, nel caso avesse la possibilità di acquistare un bene da tramandare ai suoi eredi.

E' un risultato per certi versi atteso, considerando la tradizionale vocazione degli italiani per il possesso di case. Ma - come sottolinea la stessa ricerca - si legge un cambiamento di tendenza, se si considera che quasi la metà degli intervistati (il restante 48,3%), infatti, non punterebbe al mattone ma opterebbe per altre tipologie di investimento. "Se i dati mostrano come gli italiani siano ancora molto legati alla proprietà immobiliare, ben più di quanto accada nei Paesi del Nord Europa, – riflette Carlo Giordano, ad di Immobiliare.it – rispetto agli anni della bolla questa convinzione comincia a vacillare. Nel 2006, infatti, oltre il 60% degli intervistati nel nostro stesso sondaggio dichiarava che avrebbe scelto una casa come bene da tramandare ai propri figli, considerando il momento storico in cui i valori immobiliari continuavano a salire e la domanda si manteneva su livelli molto sostenuti".

Quel che è certo, è che il tetto come bene-rifugio è trasversale lungo la Penisola e tra le fasce d'età: le percentuali di chi investirebbe in una casa per i figli sono poco più elevate della media nazionale al Sud (54,38%) e fra gli over 60 (58,23%).

Ma per quale ragione il mattone esercita ancora questo fascino? "Chi vorrebbe lasciare un immobile ai propri eredi lo farebbe nel 41,65% dei casi in quanto convinto si tratti dell’unico bene durevole, anche se oltre il 29% lo acquisterebbe perché poco fiducioso nelle possibilità delle nuove generazioni, che difficilmente riusciranno a comprarlo in autonomia. Oltre il 18%, però, ha dichiarato che comprerebbe casa ai figli per evitare che questi sprechino denaro in affitto, percentuale che arriva quasi al 21% al Sud, dove la locazione sembra ancora essere considerata come un “ripiego” alla proprietà", dice la ricerca. Non spaventa neppure il fatto che i figli possano vivere altrove: il 61,36% di quelli che opterebbero per un investimento immobiliare lo farebbe nella propria città. Il 19,20% punterebbe a uno dei grandi centri italiani, il 13,34% preferirebbe una località di villeggiatura e appena il 6,10% investirebbe in un Paese estero.

Chi invece guarda alle opzioni diverse dall'immobiliare, non punta deciso su uno strumento di investimento. "Il 16,52% del campione avvierebbe un’attività di business redditizia da tramandare, l’11,28% sottoscriverebbe
una polizza vita, il 14,89% opterebbe per fondi di investimento e prodotti finanziari e solo il 5,60% acquisterebbe oro e diamanti. Analizzando le loro ragioni per non aver indicato la casa, il 43,27% reputa gli immobili come beni troppo costosi da mantenere", chiosa la ricerca.

- La Repubblica, Economia & Finanza, 3 maggio 2017

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venerdì 21 aprile 2017

Il punto sul mercato immobiliare italiano

Il mercato immobiliare sembra tornare a crescere, pur rimanendo in un clima di incertezza, e i primi mesi del 2017 hanno registrato nuovo interesse per l’acquisto, complici i prezzi degli immobili particolarmente interessanti, come da qualche anno a questa parte, e la possibilità di avere mutui prima casa a tassi vantaggiosi per la politica economica tuttora in atto.

Il 22 marzo Nomisma ha presentato la prima analisi 2017 dell’Osservatorio Immobiliare, evidenziando segnali di rialzo delle compravendite residenziali. In particolare, se le compravendite 2016 sono stimate a quota 528.865, per l’anno in corso si prevede un aumento a 565.391, per arrivare a 584.523 nel 2018 e ad un ulteriore incremento nel 2019. Aumentano anche le erogazioni dei mutui, sempre più competitivi, e anche in questo caso Nomisma prevede una decisa crescita nei prossimi due anni. Nel dettaglio, il 2016 secondo i dati dell’istituto ha visto erogazioni per 49,3 miliardi, che potrebbero facilmente arrivare a 52,1 nell’anno in corso. Il 2018 si prospetta invece un anno stabile per le erogazioni, senza balzi in avanti, per i quali sarà necessario attendere il 2019.

Surroghe e sostituzioni hanno pesato nel 2016 per il 26,3% del totale. Le erogazioni nette, escluse queste componenti, sarebbero quindi pari a 36,3 miliardi di euro per il 2016, in aumento su base annua del 23,1%.

Sulla questione domanda-offerta si resta a inizio anno su valori simili al 2016. Le compravendite crescono perché l’offerta è ancora alta e i prezzi in ribasso. Le città più grandi hanno registrato una flessione di 1,5 punti percentuali nel costo delle abitazioni usate, del 2,3 per gli uffici, dell’1,6 per quanto riguarda i negozi, per arrivare a un -4% per i capannoni. Nelle città di medie dimensioni la flessione è un po’ più alta per le case, -2%, e minore per i capannoni, -2,6%. Le previsioni per il 2017 sono orientate ancora a una riduzione dei prezzi medi delle abitazioni nelle grandi città, che potrebbe proseguire nel 2018 per poi arrestarsi e invertire la tendenza a partire dal 2019.

- Daniela Dall'Alba, Facile.it, 4 aprile 2017

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mercoledì 12 aprile 2017

L'analisi dei prezzi delle case nelle grandi città

Dal secondo semestre del 2007 all'analogo periodo del 2016, gli immobili si sono svalutati di oltre il 40%. A dirlo un'analisi di Tecnocasa che ha analizzato la variazione dei prezzi delle case nelle principali città italiane

Variazione dei prezzi delle case nelle grandi città

Analizzando le grandi città si evidenzia che Firenze, Milano, Palermo, Roma e Verona hanno perso meno rispetto alla media nazionale. In particolare Milano, dove gli immobili hanno lasciato sul terreno solo il 27,9% del loro valore. A seguire Firenze con -28,2%, Roma con -35,4%, Verona con -36,3% ed infine Palermo con -38,9%.

Il peggior risultato spetta a Genova con -51,8%, diminuzione che è stata abbastanza uniforme in tutte le macroaree della città che in diversi anni hanno riscontrato anche cali di prezzi a due cifre. In generale il 2012 è stato l’anno peggiore per il mercato immobiliare italiano.

L'analisi delle macoaree a Roma e a Milano

L’analisi delle macroaree nelle grandi città, rileva che le zone centrali di Milano tengono meglio. Infatti, a partire dal secondo semestre del 2007, nel capoluogo lombardo il calo delle quotazioni nelle aree centrali è stato solo del 6,9%. Il centro di Firenze ha visto nello stesso arco temporale una contrazione del 10%, maggiore di quella di Milano.

Anche Roma vede le realtà centrali tenere meglio rispetto ad altre metropoli, con una contrazione del 20,3%. Il 2016 ha visto prezzi in leggera ripresa nel centro di Bologna, Firenze, Verona, Bari, Milano e Palermo. Il 2016 si è aperto con buoni auspici, soprattutto dal lato delle compravendite, e si ritiene anche che ciò si rifletterà sul trend dei prezzi che già in questo anno potrebbero dare maggiori segnali di stabilità ed in alcuni casi di aumento

- Idealista.it, 10 aprile 2017

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lunedì 3 aprile 2017

Roma insegue Milano, regina dell'immobiliare

ROMA E IL LAZIO. CONTI PARI CON LA CRISI ENTRO 3 ANNI

Buone previsioni per il mercato immobiliare del Lazio che entro 3 anni dovrebbe tornare ai livelli precrisi di 10 anni fa per numero di vendite e prezzi.
E' quanto si legge negli Scenari immobiliari sulla regione presentati a Roma. Il Lazio è la seconda regione italiana per numero di compravendite, 56 mila, circa l'11% del totale.
La regione ha segnato un incremento del 16,7% nel 2016, in linea con l'andamento italiano del 16,9%. Prima tra le regioni del centro, si è passati in un anno da 48mila a 56mila compravendite. Per il 2017 è attesa una prosecuzione del trend di crescita, che dovrebbe far registrare in regione 61mila compravendite residenziali. Il peso di Roma rimane sempre maggiore rispetto al resto delle province, registrando da solo la metà delle transazioni realizzate in tutta la regione.
Le compravendite della regione dovrebbero arrivare a 73mila transazioni nel 2020. A partire dal 2017 il rialzo delle quotazioni, specie a Roma, sarà costante fino al 2020, tornando ai valori del 2007. - Ansa.it, 29 marzo 2017


MILANO ALLA TESTA DELLA RIPRESA

Centro delle nuove tendenze e del business, smart city e ora anche metropoli che attira gli investimenti di tutto il mondo come si legge in "Immobiliare commerciale: Milano meglio di Londra", il capoluogo lombardo continua a cambiare skyline e a dominare la scena del mercato immobiliare italiano.
Lo abbiamo visto nell’analisi che tirava le fila dello scorso anno,"Milano, sprint delle vendite immobiliari nel 2016", quando scrivevamo che nel primo semestre 2016 una transazione su venti è avvenuta nel capoluogo lombardo, e ci troviamo adesso a confermare come quel mercato immobiliare sia ancora in crescita e pieno di contraddizioni. La prima è strettamente geografica, visto che si assiste a due realtà separate: da un lato l’interno della Circonvallazione, molto dinamico e vivace, dall’altro quello al di fuori che fa più fatica e perde leggermente quota rispetto agli anni scorsi.
Ma il contrasto più rilevante riguarda un altro fattore: i prezzi delle case, immutati rispetto allo scorso anno ma soprattutto, più bassi di dieci anni fa. Lo dice il listino della Camera di Commercio e della Fimaa Milano Monza e Brianza, il Collegio Agenti d'Affari in Mediazione, secondo il quale il prezzo medio del nuovo a Milano in classe energetica A o B sarebbe di 4.805 euro al metro quadro, lo stesso dello scorso anno e più basso dello 0,9% rispetto al 2006.
Solo nel 2016 le compravendite sono state circa 22 mila, +21,9% rispetto al 2015 e di quattro volte maggiori rispetto al 2014, quando Milano aveva fatto registrare un timido +5%. Per contro, i prezzi sono stati quasi stabili nelle zone centrali della città, facendo rilevare solo -0,1%, ancora più bassi se si restringe il campo a quelli situati all’interno della Circonvallazione, che fanno segnare -0,2%, mentre sono aumentati in media solo dello 0,4% nelle zone dei Bastioni.
San Vittore la zona più quotata, con un +1,5%, seguita da Conca del Naviglio e Porta Genova con +1,4%, quindi i Navigli e viale Cassala che fanno rilevare +1,1% e fuori dalla prima cerchia stradale, le zone Agrippa-Abbiategrasso (+0,9%) e Barona-Famagosta (+0,8%). Seguono con risultati ancora positivi le zone Leopardi, Boccaccio e Pagano con +0,7%, viale Bligny, viale Toscana e Largo Augusto con +0,6% e la zona del Parco Castello che chiude l'anno a +0,5%.
Spostandosi sulle zone che hanno registrato una contrazione dei prezzi, troviamo Carbonari-Maggiolina con -3,1%, Lambrate -1,8%, Piazzale Accursio -1,7%, Udine -1,6% e Selinunte-Rembrandt a -1,4%). Perde punti anche il cuore della città, con le zone di Piazza Diaz, del Duomo e della Scala a -0,8%.
Se usciamo dalla città e analizziamo la piazza dell’hinterland, vediamo che a fronte di una crescita delle compravendite del 21,8% nel 2016, i prezzi si riducono in media dello 0,3% per le abitazioni nuove e di classe energetica superiore, fino a perdere lo 0,7% per gli appartamenti più vecchi e da ristrutturare.
Stessa sorte per le pertinenze, con i box che riducono i prezzi dello 0,6% negli ultimi 6 mesi e dell’1% sull’anno, contro il settore commerciale che recupera invece lo 0,7% in sei mesi e l’1,5% in un anno.
Infine gli affitti. Nonostante Milano sia la piazza più cara d’Italia, come abbiamo scritto in "La nuova stagione degli affitti: Milano la più cara", le locazioni sono cresciute del 2,9% in sei mesi e del 3,7% in un anno e andare in affitto oggi costa in media il 12% in meno rispetto a cinque anni fa. In testa nell’aumento dei prezzi delle locazioni troviamo la metratura più piccola, con i monolocali che fanno registrare un aumento del 3,4%, i bilocali del 2,9%, i trilocali del 2% e i quadrilocali del 2,7%.
I prezzi bassi non sono l’unico incentivo ad acquistare una casa a Milano. Chi volesse farlo servendosi di un finanziamento, può scegliere tra svariate proposte da parte degli istituti di credito convenzionati sul portale MutuiOnline.it. Il 16 marzo la richiesta di un mutuo a tasso fisso di un impiegato di 35 anni che necessita di 135.000 euro a 25 anni, per un valore dell’immobile di 180.000 euro, vede come proposta più conveniente Mutuo a Tasso Fisso di IW Bank Private Investments. La rata da corrispondere mensilmente è di 585,44 euro al Tan del 2,20% e Taeg 2,33%. Le spese di istruttoria sono di 950 euro, quelle di perizia zero e così la gestione del mutuo è gratuita per il suo titolare. - MutuoiOnline.it, 26 marzo 2017

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giovedì 23 marzo 2017

Si vende meglio e in meno tempo. Migliora il sentiment del mercato immobiliare

Dopo due quadrimestri di lieve flessione, l'Indice Fiups, che riflette il Sentiment degli operatori immobiliari, è tornato a crescere, passando da 19,14 del secondo quadrimestre del 2016 a 19,62 del terzo quadrimestre. E quanto emerge dall'ultima rilevazione del Sentiment del mercato immobiliare elaborata dal Dipartimento di Economia dell'Università di Parma in collaborazione con Sorgente Group e Federimmobiliare e basata su una platea di circa duecento operatori del mercato immobiliare.
In merito al futuro dell'economia, il 60% degli intervistati indica un miglioramento per i mesi a venire, mentre scompare la quota di chi prevede peggioramenti. Questo è particolarmente vero per il settore immobiliare, che secondo il 53% del panel andrà a crescere. Infine, per la prima volta, il 9% di professionisti vede aumentare la propria attività e quasi il 58% si dichiara positivo per l'immediato futuro. Sul fronte delle case, il 17,3% degli intervistati prevede una decisa crescita nei prezzi e segnali positivi per il mercato vengono anche dalla contrazione dei tempi di vendita e dalla riduzione dello sconto medio praticato.
Sia su Roma che Milano, le case rappresentano il volano di crescita del settore. Rispetto al passato, sale l'interesse verso il comparto alberghiero nei centri storici di entrambe le due città. Timidi segnali di recupero anche sull'industriale.
Tra le destinazioni interessanti si segnala anche Firenze, città diventata attrattiva quanto Milano per l'alberghiero, e che si colloca al terzo posto per gli altri settori immobiliari. Bari, a sorpresa, è l'unica città del Mezzogiorno a salire sul podio come meta di investimento negli uffici, dopo Milano e Roma. Continua, da parte degli operatori immobiliari, l'interesse negli strumenti che investono su Non Performing Loans (crediti deteriorati).

- Ansa.it, 16 marzo 2017

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mercoledì 15 marzo 2017

Si risveglia il mercato immobiliare della Capitale

Il mercato immobiliare dà segni di ripresa nel Lazio. A confermarlo i dati dei primi due mesi del 2017 raccolti dall'Osservatorio di casait (www.casa.it). A febbraio, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, secondo il portale sono cresciute sia la domanda di abitazioni (+4,9%) sia i prezzi (+3,6%), con un valore medio di 1.940 euro al metro quadrato.

Il budget a disposizione. La somma di cui dispongono le famiglie per l'acquisto è di circa 155.200 euro. Per quanto riguarda i prezzi degli immobili sul mercato, nonostante a livello regionale ci sia stato un aumento, tra le principali città si registra il segno positivo solo a Viterbo (+1,3%).

Prezzi in calo a Roma e Rieti. Negli altri capoluoghi i prezzi sono ancora in calo a  Roma e Rieti (-1,4%), a Frosinone (-1,3%) e a Latina (-0,5%). Ma Roma resta la città più cara  (3.600 euro al metro quadrati), mentre Rieti (1.430 al metro quadrato) la più economica. Nelle altre città a Latina il costo è di 2.090 euro al metro quadrato, a Viterbo di 1.520 e a Frosinone di 1.480. Nei primi due mesi dell'anno nel Lazio la domanda è cresciuta in tutte le città della regione (+4,9%), seppure con valori variabili. Le più dinamiche sono però Roma (+6,5%) e Latina (+5,4%),poi Viterbo (+5,2%), Frosinone (+4,9%) e Rieti (+4,4%).

 "Il costante aumento della domanda nel Lazio è un indicatore importante che conferma la ripresa del mercato immobiliare - spiega Luca Rossetto, general manager di Casa.it - Un più facile accesso al credito concesso dalle banche e i tassi ai minimi hanno sicuramente contribuito a dare nuova linfa al settore e a risvegliare il desiderio delle famiglie di acquistare una una casa. I dati positivi dei primi due mesi di quest'anno confermano che la spinta propulsiva della domanda manterrà vivace il mercato delle compravendite in Lazio anche per tutta la prima parte dell'anno".

- la Repubblica, 1 marzo 2017


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giovedì 23 febbraio 2017

Nel 2017 "ripresina" immobiliare per l'Italia

Nel 2017 il mercato immobiliare italiano continuerà a crescere

Il 2017 dovrebbe essere un anno positivo per il mercato immobiliare italiano: secondo Scenari immobiliari, dovrebbe crescere del 4% rispetto all'anno precedente. Nel 2017 le compravendite residenziali dovrebbero raggiungere almeno le 550mila unità - anche Nomisma ha diffuso una stima simile – e dunque al di sotto dei livelli di crescita previsti in Europa e negli Stati Uniti (oltre l'8% su base annua).

A mancare non è l'interesse degli italiani verso l'acquisto di una casa – Scenari immobiliari stima una domanda potenziale pari a 850mila abitazioni –, ma l'alta disoccupazione e una tassazione elevata continuano a rappresentare, secondo Scenari immobiliari, degli ostacoli alla ripresa definitiva di un mercato che negli ultimi anni ha perso molto. E non solo in Italia. Rispetto a dieci anni fa, tutti i mercati europei, fatta eccezione per la Germania, si sono mediamente contratti del 13%.

In particolare, se si sposta l'attenzione sui grandi centri urbani, Roma è sui livelli di dieci anni fa mentre hanno perso qualcosa tanto Parigi (-15%) quanto Madrid (-40%). A crescere sono Milano (+3%) e alcune città dell'Europa settentrionale. Scenari immobiliari osserva che quello italiano rimane un mercato interessante grazie a delle quotazioni ritenute ancora basse, anche se la domanda riguarda principalmente due città (Roma e Milano) ed “è frenata da carenza di prodotto idoneo in diversi segmenti di mercato”.

Le basse quotazioni, che unite alla diminuzione dei tassi di interesse e ad un più facile accesso al credito bancario hanno contribuito alla ripresa del mercato immobiliare italiano a partire dal 2014, non mostrano significativi segnali di ripresa. Solo qualche settimana fa, l'Eurostat – l'Ufficio statistico dell'Unione europea – comunicava che l'incremento dei prezzi delle abitazioni, registrato nel terzo trimestre del 2016 tanto nell'Eurozona quanto nell'UE a 28, non trovava riscontro nel nostro Paese, dove i prezzi erano ancora in discesa, da -0,8% a -0,9%. In Italia il calo dei prezzi è comunque in frenata rispetto agli anni precedenti, osserva una recente analisi l'Ufficio Studi di Immobiliare.it.

- TGCOM, 22 febbraio 2017


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venerdì 17 febbraio 2017

Quanto rendono case e box nelle grandi città?

Investire in un box o in un appartamento? Cosa rende di più? A offrire un quadro della situazione è l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa.



Investimento in un box

Se si decide di investire in un box si ha il vantaggio di una gestione più semplice rispetto all’appartamento. La scelta del box presuppone la valutazione di una zona con un numero ridotto di parcheggi e di eventuali interventi di costruzione di nuovi box oppure di nuovi parcheggi in zona che andrebbero ad aumentare l’offerta. L’effetto sarebbe un’ulteriore riduzione dei canoni di locazione. In questi ultimi anni di difficoltà di mercato immobiliare, una delle prime rinunce dei potenziali inquilini e acquirenti è proprio il garage, al fine di tagliare le spese.

Investimento in un appartamento

La decisione di affittare una casa presuppone la scelta di una zona con un’elevata domanda di immobili in locazione (ad esempio zone universitarie, ad alta presenza di aziende o uffici che attirano trasfertisti) ben servita e ben collegata.

Rendimenti annui lordi di box e appartamenti

I rendimenti annui lordi dei box sono mediamente più elevati di quelli degli appartamenti. Nelle grandi città, nel I semestre del 2016, siamo intorno a 5,9% del box contro il 4,7% di un bilocale.

Tra le grandi città quelle che, nello stesso periodo, hanno registrato rendimenti più elevati sui box sono Bari (9,9%) seguita da Palermo (7,5%). Si tratta di città dove i prezzi dei box sono più contenuti rispetto alla media delle altre metropoli e questo incide positivamente sui rendimenti.

Per quanto riguarda invece le abitazioni, tra le grandi città quelle che hanno il rendimento annuo lordo da locazione più elevato sono Verona (5,9%) e Palermo (5,4%).

Ma un aspetto da considerare quando si investe sul mattone, che sia un appartamento o che sia un box, è la rivalutazione degli immobili nel tempo.

L’analisi effettuata dall'Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, che parte dal 2001, vede nelle grandi città una maggiore rivalutazione delle abitazioni rispetto ai box: 7,9% contro 4,6%.

- Idealista, 17 febbraio 2017

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mercoledì 8 febbraio 2017

Il residenziale italiano piace agli stranieri: acquisti raddoppiati in 10 anni

Negli ultimi 10 anni sono raddoppiati gli acquisti di immobili residenziali da parte degli stranieri che investono nel nostro Paese. Nel 2016 le compravendite sono state almeno 7 mila, mentre nel 2006 si erano attestati a poco più di 3.400. A dirlo i dati elaborati da Scenari Immobiliari, che registra una crescita dell'11,1 % rispetto al 2015.

Le crisi politiche degli ultimi anni stanno spostando verso l'Italia gli investimenti degli acquirenti esteri, prima rivolti verso i Paesi dell'altra sponda del Mediterraneo. Chi compra in Italia, scommette anche per lo stile di vita nostrano, un fenomeno che secondo Scenari spiega la preferenza verso piccoli centri o in campagna. Qui si preferiscono importanti casali o ville con una spesa media anch'essa raddoppiata (circa 570mila euro) rispetto ai 285mila euro del 2006.

I Paesi di provenienza vedono in primis la Germania (55% del mercato) seguita a larga distanza dalla Russia (13%) e dal Nord America (10%). Per quanto riguarda le mete preferite per gli acquisti, al primo posto c'è la Puglia con il 20% degli acquisti, seguita da Lazio (17%), Toscana (16%) e Veneto (15%).

- Idealista, 6 febbraio 2017

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giovedì 2 febbraio 2017

Meglio comprare o affittare casa?

Acquistare o affittare? La domanda è tutt’altro che semplice. Se infatti gli italiani hanno sempre avuto un’alta propensione all’acquisto della casa, la difficoltà di accesso al credito ha spesso fatto prediligere l’affitto.

Come sottolineato dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, l’acquisto della casa presuppone che si abbia un capitale iniziale a disposizione che copra almeno il 20% del valore dell’immobile e le spese legate all’acquisto; se si sceglie l’affitto basta un capitale minimo sufficiente a coprire le spese relative al deposito cauzionale richiesto e le spese legate alla stipula del contratto di locazione.

Ma quali sono i vantaggi dell’una e dell’altra opzione? Andiamo a scoprirli.


Vantaggi acquisto casa

Si soddisfa il bisogno di sicurezza e stabilità, soprattutto se si acquista la prima casa. In caso si decida di fare un investimento si ha un basso rischio e un rendimento annuo lordo intorno al 4,7%.

Rivalutazione del capitale: sia che lo si utilizzi per se e sia che si decida di affittarlo l’immobile è sempre un buon investimento in termini di rivalutazione del capitale. Dal 1998 ad oggi il valore delle case ha registrato un incremento nominale medio del 35%.

Cogliere le occasioni presenti ora sul mercato: dopo 7 anni di ribassi di prezzo, in questo momento si possono trovare ancora degli immobili a prezzi accessibili.

Scegliere la casa che si desidera o trasformarla nella casa che si desidera: comprando l’immobile lo si può modellare sulle proprie esigenze e desideri. La possibilità di poter personalizzare è un punto a favore dell’acquisto, aspetto che viene considerato sempre più spesso grazie al ribasso dei prezzi degli immobili da ristrutturare e agli incentivi fiscali sulle ristrutturazioni e riqualificazioni energetiche.

Lascito ai figli: negli ultimi anni questo è uno dei motivi che ha preso più piede tra gli acquirenti, che vedono nella casa di proprietà un’eredità per i figli, oppure la comprano ai figli che, complice anche la disoccupazione, fanno sempre più fatica ad affacciarsi al mondo del lavoro e di conseguenza all’acquisto della casa.

Vantaggi affitto casa

Non immobilizzare il capitale, a volte di importo cospicuo, che così può essere destinato ad altri utilizzi o ad altre attività.

Garantirsi una maggiore mobilità potendo così cambiare più facilmente città, quartieri o case.

Essere certi delle spese mensili (in questo caso i canoni di locazione) che si dovranno sostenere e non doversi occupare di impreviste spese di manutenzione straordinaria che in genere possono essere gravose.

Abitare in case che non si potrebbero acquistare (perché non si ha il capitale iniziale o perché non si otterrebbe un mutuo sufficiente).

Non dovere pagare le spese legate all’acquisto dell’immobile (imposte sull’acquisto, eventuale provvigione all’agenzia immobiliare, spese di accensione mutuo, spese notarili).

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sabato 21 gennaio 2017

Il 2017 può essere l'anno della svolta per il mercato immobiliare

Nel 2017 le compravendite immobiliari saranno 550mila

Il quotidiano Il Sole 24ORE ha pubblicato, nelle scorse ore, un interessante approfondimento in merito alle prospettive che il mercato immobiliare riserverà per l’anno appena iniziato: complice un 2016 tutto sommato positivo – soprattutto se messo a paragone con gli ultimi anni, contraddistinti da una feroce crisi di tutto il settore – cosa succederà nei prossimi mesi?

Interpellati i principali operatori del settore, il trend che sembra emergere dalle loro analisi è quello di una situazione con numerose opportunità, soprattutto per chi vuol comprare casa, ma con poche prospettive di rialzo dei prezzi – tranne che in pochissime aree del paese.

Nomisma stima che il 2016 si sia chiuso con 517.164 transazioni (+16,3% in un anno) e ritiene che il 2017 registrerà 552.602 (con una crescita ulteriore del 6,9%). Negli anni successivi questi incrementi si faranno più contenuti, ma i numeri saranno sempre migliori, anche se ben lontani dal periodo precedente alla crisi del settore.

Questa crescita delle compravendite è legata alle buone opportunità di acquisto, date principalmente dai mutui ancora accessibili e dai prezzi che, come vi abbiamo raccontato di recente, non sono destinati a salire in molte zone d’Italia.

Ma il mercato sarà costituito soprattutto da compravendite di prime case e di immobili in sostituzione: comprerà chi è scontento del proprio immobile e punta ad averne uno migliore. Gli acquisti per investimento saranno pochi. Carlo Giordano, l’AD di Immobiliare.it ha sottolineato al Sole 24ORE come sia in corso un cambio di paradigma nella percezione della vita in casa: soprattutto per i giovani – ormai pronti a muoversi lì dove il lavoro lo richieda – l’acquisto della prima casa non è più un bisogno pressante. Si punta più alla locazione, che è l’opzione più comune, ad esempio, anche tra i separati: da ciò consegue un miglioramento del settore dell’affitto di immobili, tanto per questo incremento della domanda, quanto per ciò che concerne lo sviluppo di nuovi modelli di business (locazione per studenti, case vacanza).

- Vittoria Giannuzzi, Il Sole 24 Ore, 13 gennaio 2017

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