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martedì 14 gennaio 2020

La casa in affitto è sempre più cara. Quanto costa nella tua città?

I canoni di locazione delle abitazioni hanno registrato un deciso incremento nel corso del 2019, attestandosi a una media di 9,5 euro al metro quadro. Gli aumenti richiesti dai proprietari segnano un più 5,3% rispetto a dicembre 2018, nonostante la flessione registrata nell’ultimo trimestre (-2,2%).

Secondo Vincenzo De Tommaso, responsabile dell’Ufficio Studi di idealista: “I canoni di locazione sono aumentati per il quarto anno di fila accelerando nel 2019, con incrementi diffusi nella maggior parte delle aree del Paese e percentuali di crescita anche molto elevate soprattutto nel Nord Italia, dove il dinamismo del mercato sul fronte della domanda ha riscaldato i prezzi. Non bisogna inotre sottovalutare la crescente domanda di immobili da parte di investitori stranieri che puntano sempre più sul mattone per far fruttare parte dei loro capitali attratti dagli ottimi rendimenti da locazione, oltre al dilagare dei b&b che tolgono case al mercato degli affitti. Questo spiega come mai i prezzi siano in crescita.”

Regioni

16 regioni sulle 20 monitorate hanno chiuso l’anno in saldo positivo con incrementi a doppia cifra in Emilia-Romagna (13,5 %), Lombardia (12,4%), Friuli-Venezia Giulia (12%), Trentino-Alto Adige (11,2%) e Veneto (10,9%).

Tra le macroaree che hanno segnato variazioni negative spiccano Umbria (-1,7%), Piemonte (-3,6%), Sardegna (-3,8%) e Valle d’Aosta (-5%).

Sul fronte dei prezzi la Lombardia (13,5 euro/m²) mantiene il primato di regione più cara seguita da Lazio (11,4 euro/m²) e Toscana con 11 euro al metro quadro. I valori più bassi della penisola si trovano in Sicilia (5,9 euro/m²), Calabria (5,6 euro/m²) e Molise (5,5 euro/m²).

Province

L’80% delle aree provinciali analizzate presentano valori positivi alla fine del 2019, con recuperi a doppia cifra per 16 province, dal 30,3% di Ravenna, fino al 10% di Padova e solo 18 macroaree che chiudono il 2019 in saldo negativo, con le maggiori percentuali di ribasso a Enna (-10,8%), Vibo Valentia (-11,1%) e Nuoro (-16,2%).

Milano (17,7 euro/m²) continua a guidare il ranking provinciale dei prezzi, aumentando le distanze su Ravenna (15,1 euro/m²), Firenze e Bolzano (14 euro/m²). Dal lato opposto della graduatoria troviamo Avellino (4,3 euro/m²), Caltanissetta (4,2 euro/m²) e a chiudere Enna con 4,1 euro/m².

Città

L’Ufficio studi di idealista ha evidenziato incrementi delle richieste dei canoni di locazione in 68 comuni capoluogo sui 100 rilevati negli ultimi dodici mesi.I maggiori aumenti spettano a Matera (16 %), Lecce (14,1%) e Novara (11,9%). Dall’altro lato, i decrementi maggiori si registrano a Pesaro (-11,1%), Vibo Valentia (-13,4%) ed Enna (-17,9%).

Anche i grandi mercati segnano un andamento rialzista, come attestano le notevoli crescite di Milano (7,7%) e Bari (7%). Aumenti anche a Catania (3,8%), Bologna (1,1%), Palermo (0,9%), Napoli (0,7%) e Firenze (0,1%). Tra le piazze più importanti da segnare i decrementi di Venezia (-0,7%), Roma (-0,9%) Genova (-1,4%) e Torino (-3,9%).

In virtù della costante crescita dei canoni registrata negli ultimi anni, Milano è sempre più cara per gli affittuari con una media di 19,6 euro/m² mensili. Più staccate troviamo Venezia (16 euro/m²) e Firenze (15,9 euro/m²), ripettivamente al secondo e terzo gradino del podio. Tra i 13 capoluoghi che superano i 10 euro al metro quadro mensili troviamo anche Bologna (13,4 euro/m²), Roma (12,9 euro/m²) e Napoli (10,6 euro/m²). Dal lato opposto del ranking Enna (4,2 euro/m²), Caltanissetta e Vibo Valentia (3,8 euro/m²) sono le città più economiche per chi sceglie l’affitto.

- Idealista, 14 gennaio 2020



lunedì 13 gennaio 2020

Mutuo prima casa, cosa cambia con il nuovo decreto fiscale 2020?

Stop al pignoramento della prima casa in caso di difficoltà di pagamento del mutuo. Si tratta di una delle novità del decreto fiscale 2020. Da quest’anno infatti, quando si verifichino quelle condizioni che portano normalmente alla messa in asta dell’immobile, potrà essere invece possibile rinegoziare il mutuo, se l’immobile in questione è l’abitazione principale in cui si risiede regolarmente. Tale procedura potrà essere avviata per i pignoramenti attivi tra il 1 gennaio 2010 e il 30 giugno 2019.

Quali requisiti si devono possedere per impedire il pignoramento della casa? Eccoli:

  • la casa deve essere acquistata con un mutuo;
  • l’abitazione deve essere residenza del debitore;
  • la casa deve essere abitazione principale, la tutela non vale per le seconde case;
  • il creditore deve essere una banca
  • al creditore deve essere stato rimborsato almeno il 10% del prestito.
  • Come si richiede la rinegoziazione del mutuo in caso di rischio pignoramento? Entro il 31 dicembre 2021 potranno essere presentate le domande per cifre non eccedenti i 250 mila euro e per importi che non siano inferiori al debito residuo più interessi.

In caso la domanda venga respinta, il debitore potrà ricorrere ai parenti fino al terzo grado, per i quali varrebbero gli stessi requisiti: se la domanda del parente venisse accettata, questi diverrebbe proprietario dell’immobile, con il diritto per il debitore di abitarvi per cinque anni, al termine dei quali il possesso tornerà al debitore originario solo se costui sarà stato in grado di restituire il denaro prestato.

-Idealista, 13 gennaio 2020


venerdì 10 gennaio 2020

Quanto rendono gli immobili in Italia? I dati regione per regione

Nel rapporto a cura di Agenzia delle Entrate e Ministero delle Finanze relativo agli immobili in Italia 2019 sono riportati i dati sul reddito dei proprietari di fabbricati. Ecco come sono distribuiti i dati regione per regione.

Secondo quanto riportato dai dati, l’82% dei proprietari di immobili percepisce un reddito da lavoro dipendente o da pensione e il VIP (Valore imponibile potenziale) e il VSM (Valore di mercato stimato) aggregato per queste categorie rappresentano – in entrambi i casi - il 75% circa dell’ammontare totale di tale reddito. I proprietari che dichiarano come reddito prevalente quello da fabbricati sono circa il 6% del totale e possiedono - in aggregato - abitazioni con un valore di mercato pari poco meno del 12% del valore totale.

AdE
La rendita degli immobili; in verde scuro le regioni migliori

In aggregato, il reddito medio dei proprietari di abitazioni è pari a poco più di 24 mila euro; il VIP medio è pari a poco meno di 101 mila euro e il VSM medio a più di 190 mila euro. In media, il valore delle abitazioni stimato ai prezzi correnti di mercato relativamente ai proprietari che percepiscono in prevalenza redditi da fabbricati è più elevato, seguono in ordine decrescente i lavoratori autonomi, i pensionati e da ultimi i lavoratori dipendenti.

Il 51% circa dei proprietari di abitazioni risiede al Nord, il 23% al Centro e il 26% al Sud e nelle Isole. In tutte le macro-aree i proprietari sono per la maggior parte lavoratori dipendenti e pensionati. È interessante notare che i percettori di pensione hanno abitazioni di valore mediamente più elevato dei lavoratori dipendenti, e le ragioni possono essere molteplici, benché in linea teorica ci si dovrebbe attendere un valore stimato delle abitazioni crescente nel tempo. Come negli anni precedenti, il Centro registra i valori di mercato e di conseguenza l’imponibile IMU totale mediamente più elevati, a fronte di redditi mediamente più bassi del Nord e lievemente più alti del Sud e isole

Per quanto riguarda i flussi di redditi derivanti dai contratti di locazione complessivamente nel 2016 i proprietari persone fisiche locatori di immobili, in Italia, sono risultati 4,3 milioni, in lieve diminuzione rispetto al 2014 (-426 mila soggetti). Analogamente, il numero di contratti di locazione stipulati nel 2016 (5,6 milioni) si riduce rispetto al 2014 (-214 mila unità).

Aumenta il canone annuo medio che passa dai circa 9,7 mila euro del 2014 a 10,3 mila euro del 2016. Il 49% dei locatori si trova al Nord e rispettivamente il 24% al Centro e al Sud. Il 64% dei locatori dichiara di guadagnare un reddito tra i 10 mila e i 50 mila euro, mentre il 22% dichiara un reddito fino a 10 mila euro. Il canone medio cresce al crescere del reddito.

Il reddito da locazione medio annuo più elevato si rileva al Centro (11,6 mila euro) dove i valori immobiliari sono maggiori, segue il Nord (10,7 mila euro) e infine il Sud e le Isole (8,6 mila euro). Rispetto al 2014, il canone medio 2016 è aumentato in tutte le aree geografiche ma soprattutto nelle regioni del Sud Italia. Nei Comuni con oltre 250.000 abitanti i locatori sono circa il 18% del totale e il canone annuo medio è pari a quasi 15 mila euro. Seguono i Comuni con un numero di abitanti compreso tra 50 mila e 250 mila abitanti, in cui il canone annuo medio è di 10,5 mila euro; i Comuni con classe demografica tra 5 mila e 50 mila abitanti (9,3 mila euro di canone annuo medio) ed infine i Comuni con una popolazione inferiore ai 5 mila abitanti (8 mila euro di canone annuo medio).

Nella mappa, i dati relativi al reddito complessivo medio annuo per regione in euro, compresi della quota legata al reddito da immobili.

- Idealista, 10 gennaio 2020

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martedì 7 gennaio 2020

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