martedì 19 gennaio 2021

Una multa, la rata del mutuo, una spesa imprevista: italiani al top per ansie finanziarie

Una ricerca della banca N26 indica che nel nostro Paese i timori di non rispettare le scadenze generano più stress che altrove

I problemi finanziari sono per gli italiani un cruccio assai pesante. Spetta al popolo tricolore la palma di coloro che vanno maggiormente in ansia di fronte a una multa ricevuta, a una spesa imprevista magari perché si è rotta la caldaia, alla prospettiva di avere difficoltà nel saldare la propria rata del mutuo, probabilmente perché si è in difficoltà sul lavoro. 

E quanto ha tracciato una ricerca commissionata dalla banca mobile N26, che ha classificato le situazioni più stressanti per il cervello umano, "mostrando che le tensioni generate da problemi finanziari sono paragonabili all’angoscia associata a un evento traumatico della vita come una difficile separazione".

Dall'indagine su un campione di mille persone, gli Stati Uniti sono emersi come il Paese meno stressato, mentre come visto l'Italia sopravanza la Spagna al primo posto. Si rileva una differente percezione dell'ansia tra uomini e donne: "Per gli uomini, nell’ordine, al primo posto il mancato pagamento del mutuo (97%), al secondo perdere il lavoro (90%), seguono eseguire un test COVID (78%) ed essere scoperti a mentire (74%). Per le donne, invece, il pensiero di una caldaia rotta risulta essere lo scenario più angosciante (98%), seguito da una multa inaspettata, un mancato pagamento del mutuo, un divorzio o la fine di un rapporto, tutti classificati come stressanti dal 96% del campione".

Nel complesso globale, le donne risultano più spesso stressate "ma risultano meno angosciate da problemi finanziari (47%) rispetto agli uomini (58%)".


Le cinque situazioni più stressanti per gli Italiani

  • Una multa inaspettata, 96%
  • Mancato pagamento di una rata del mutuo, 96%
  • Rottura della caldaia, 95%
  • Divorzio/fine di un rapporto, 95%
  • Conflittualità/discussioni con familiari/amici, 94%

Le cinque situazioni meno stressanti per gli Italiani

  • Ascoltare musica, 96%
  • Ottenere uno sconto, 95%
  • Ricevere un complimento, 94%
  • Ricevere un aumento, 92%
  • Ricevere in regalo del denaro contante, 91%


- la Repubblica 19 gennaio 2021

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lunedì 18 gennaio 2021

Come scegliere un immobile per investimento

Scegliere un immobile da mettere a reddito in questo periodo storico è qualcosa da considerare con estrema attenzione, soprattutto se si parla di destinarlo alla locazione turistica, una tipologia di investimento che ha decisamente rallentato.

Secondo l’Ufficio Studi di Tecnocasa, nel primo semestre del 2020, infatti, la percentuale di chi ha acquistato per investimento è stata pari al 16,8%, in leggera diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.  Nel terzo trimestre si è vista una leggera ripresa di questa tipologia di acquisto.

Gli investitori considerano quasi sempre il mattone una modalità per diversificare il proprio portafogli, essendo una tipologia di investimento con un basso rischio e da valutare con uno sguardo a lungo termine. Ma cosa comprare per investimento e quali sono gli aspetti da considerare nel fare una valutazione di questo tipo? 

Per scegliere l’immobile su cui investire, tipologia e location, occorre capire a quale target si mira: turisti, studenti, lavoratori fuori sede, famiglie. L’ultimo report sul mercato delle locazioni mette in evidenza cheil 74,7% di chi ha affittato un immobile lo ha fatto per scelta abitativa, il 2,7% per motivi di studio, il 22,6% per motivi di lavoro. Quest’ultima percentuale viene ampiamente superata in alcune città, tra cui Milano.
Se si opta per i turisti sarebbe opportuno valutare le località di mare, montagna e lago o le città turistiche, meglio ancora se ben collegate e con un’ampia offerta di servizi (piste ciclabili, centri benessere ecc.). Nelle città meglio puntare alla vicinanza dei siti turistici più importanti o a quartieri ben collegati con questi ultimi. Se miriamo invece agli studenti vale la pena considerare quartieri vicini agli atenei, meglio se questi ultimi fossero raggiungibili a piedi.
Quello dei trasporti è un aspetto importante che deve essere preso in considerazione. La qualità della vita migliora con i trasporti a portata di mano e, non a caso, tante città stanno investendo proprio su questo aspetto, Milano fra tutte.
Altro aspetto da considerare, il cui peso è aumentato soprattutto dopo la pandemia, è la presenza dei servizi (negozi, supermercati, scuole, ecc) all’interno dei quartieri.
Chi scommette sul futuro, troverà interessanti le aree sottoposte ad interventi di riqualificazione e che hanno in sè tutte gli elementi per potersi rivalutare. Si potrebbe per esempio guardare ai quartieri che saranno serviti da fermate della metropolitana,in particolare quelli più periferici possono arrivare anche rivalutazioni a due cifre.


Altri aspetti da considerare sono: la tipologia di immobile, la possibile rivalutazione e il rendimento.

Tra le tipologie immobiliari più acquistate con finalità di investimento si afferma il bilocale con il 35% delle preferenze, a seguire i trilocali (28,2%).

Dal punto di vista della rivalutazione, va detto che dal 1998 al primo semestre 2020, limitando l’esame alle grandi città italiane, risulta una rivalutazione del 37,8%: quella che si è rivalutata maggiormente è stata Milano con 102,1%, seguita da Firenze con il 66,7% e Napoli con 65,3%.

Infine, nel primo semestre del 2020 il rendimento annuo lordo di un bilocale di 65 mq nelle grandi città italiane si è attestato intorno al 5,1%, le metropoli che spiccano per avere i rendimenti maggiori sono: Genova e Verona con il 6,1%, Palermo con il 6% e al terzo posto Bari con il 5,3%.

- Idealista.it, 15 gennaio 2021

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giovedì 14 gennaio 2021

Cartelle fiscali, Misiani conferma: "Intervento in arrivo".

Nel nuovo dl Ristori stop ai contributi per autonomi colpiti dalla crisi

Il viceministro dell'Economia al Forum dei commercialisti: "E' necessario continuare a lavorare. A ore lo scostamento di bilancio nel Consiglio dei ministri". Miani: "Riforma fiscale rischia di essere libro dei sogni"


MILANO - Un intervento per arginare la "montagna di cartelle esattoriali che rischiano di arrivare nel 2021" e nuove misure, con un occhio di riguardo per autonomi e professionisti, con il decreto Ristori che il governo - crisi permettendo - lancerà dopo il nuovo scostamento di bilancio da 24-30 miliardi di euro. A spiegare l'agenda dell'esecutivo, attanagliato dalla crisi aperta da Italia Viva di Matteo Renzi, è stato il viceministro all'Economia, Antonio Misiani, al forum di Italia Oggi dedicato ai commercialisti e alle novità di legge di Bilancio e altri provvedimenti degli ultimi mesi.

Un freno alle cartelle del Fisco

Sul fatto che si cercherà di tamponare l'invio di 50 milioni di cartelle da parte dell'Agenzia delle Entrate e Riscossione, problema sollevato da Repubblica nei giorni scorsi, Misiani ha confermato l'intervento: sulla "montagna di cartelle esattoriali che rischiano d'arrivare nel 2021, è necessario un intervento: una proroga-ponte, uno scaglionamento degli invii molto più diluito nel tempo, una reateizzazione più conveniente, un 'saldo e stralcio', altrimenti s'apre un problema sociale", ha detto.

Il nuovo Ristori: 2,5 miliardi per i contributi degli autonomi

Il governo è poi impegnato nella scrittura del nuovo decreto Ristori. Prima sarà necessario chiedere al Parlamento ulteriore spazio di bilancio: "Lo scostamento di bilancio dovrebbe essere oggetto di un Consiglio dei ministri convocato nelle prossime ore", ha detto Misiani rimarcando che "è necessario continuare a lavorare" nonostante la crisi politica "perché viviamo una fase di incertezza e difficoltà dal punto di vista sanitario, economico e sociale. Dobbiamo continuare - ha aggiunto - a sostenere nell'emergenza le famiglie e i lavoratori per metterli nella condizione di reggere i colpi della recessione".

Il quinto decreto Ristori, dunque, sarà "più ampio e articolato" di quello di dicembre. Come noto il testo affronterà i nodi del rinnovo della cassa integrazione (dovrebbero esser finanziate 18 nuove settimane per i settori più colpiti, con il tema del blocco dei licenziamenti in scadenza a fine marzo da riprendere in mano); e punterà a superare il criterio dei codici Ateco per estendere più possibile gli aiuti ai settori in difficoltà, anche a quelli che non hanno dovuto chiudere ma che hanno registrato perdite. Alla sanità dovrebbero essere destinati più di tre miliardi, di cui 1,5 per i vaccini. Dovrebbero arrivare inoltre fondi per la scuola e per i Comuni.

Misiani ha aggiunto che ci sarà lo stop ai minimi contributivi per autonomi e professionisti fino a 50 mila euro, con riduzione del fatturato pari o superiore al 33% nel 2020: "Credo sia una risposta forte, dovrebbe arrivare a 2,5 miliardi di euro, un miliardo già stanziato nella legge di Bilancio e uno e mezzo" aggiuntivo con il nuovo Ristori. "La crisi di governo - ha fatto notare Misiani, parlando anche di altre misure e di legge di Bilancio - non aiuta da questo punto di vista: mi auguro nell'interesse generale del Paese che si sia in grado di varare queste misure che non possono aspettare oltre".

Si conferma dunque la strada tracciata anche dalla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, che nelle scorse ore ha annunciato l'intenzione di "estendere, ampliare e rafforzare il sostegno al reddito" per i lavoratori autonomi, "migliorando la misura introdotta in via sperimentale in Manovra ed estendendola anche agli autonomi attualmente esclusi". La misura è l'Iscro, il nuovo ammortizzatore sociale per gli autonomi in vigore da quest'anno, e finanziato solo per gli iscritti alla Gestione Separata dell'Inps.

Inoltre la ministra aveva anche annunciato che verranno stanziate "maggiori risorse per garantire le categorie più colpite dalla pandemia". E cioè proprio i lavoratori autonomi: "Chiederò perciò di rifinanziare il fondo istituito in legge di Bilancio, in modo da assicurare a quelli più esposti agli effetti della crisi un vero "anno bianco" contributivo".

Riforma fiscale, commercialisti: "Con i fondi stanziati è libro dei sogni"

Della più ampia riforma fiscale indicata come priorità dalla legge di Bilancio, che per il momento posta risorse per l'assegno unico, ha parlato il presidente dei commercialisti, Massimo Miani, in termini piuttosto netti: "Ora come ora, le pur ottime intenzioni legislative sulla riforma fiscale non sembrano poggiare su credibili basi finanziarie. Le risorse a disposizione di quel fondo ammontano a 8 miliardi di euro per il 2022 e 7 miliardi a regime dal 2023, di cui però 5,5 miliardi di euro risultano già impegnati nella importante e condivisibile riforma dell'assegno unico per i figli a carico. Pensare di riformare il sistema fiscale avendo a disposizione 2,5 miliardi per l'anno 2022 e 1,5 miliardi a regime dall'anno 2023, costituisce quel che si dice "un vasto progetto".

Per rimarcare quanto la coperta sia corta, Miani ha sottolineato che solo la detrazione Irpef aggiuntiva (bonus 100 euro) per i dipendenti con reddito complessivo tra 28.000 e 40.000 euro costa 3 miliardi, "ossia il doppio di quel che risulta attualmente disponibile, a regime, sul fondo che dovrebbe finanziare la riforma nemmeno dell'intera IRPEF, ma del sistema fiscale nel suo complesso". "Evidenziare questi numeri", ha spiegato Miani, "non significa per noi svilire l'importanza di un serio ragionamento di riforma del sistema fiscale, della cui opportunità diamo invece atto con assoluta convinzione, ma per evitare il consueto rischio "libro dei sogni" che sovente si manifesta ogni qual volta si parla di riforma fiscale". - Rosaria Amato, la Repubblica, 13 Gennaio 2021

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mercoledì 13 gennaio 2021

Prezzi degli affitti su del 14,9% nel 2020 ma ora lieve ribasso

I prezzi delle case in affitto in Italia sono aumentati del 14,9% nel corso del 2020, a una media di 10,9 euro mensili. In compenso, nell’ultimo trimestre, i prezzi mostrano una riduzione dello 0,5%. A dirlo è l'analisi di idealista sui canoni di locazione nel IV trimestre dell'anno


In un anno caratterizzato dal rallentamento della domanda di case in affitto, con un significativo aumento dello stock disponibile per la locazione dovuto al blocco causato dal confinamento, i prezzi hanno segnato una fiammata per poi accusare una forte frenata in corrispondenza con la seconda ondata dell’emergenza, più clamorosa nei mercati più dinamici, mentre i mercati “periferici” hanno risentito poco o nulla della contingenza pandemica.

Secondo Vincenzo De Tommaso, Responsabile dell’Ufficio Studi di idealista: "I prezzi delle locazioni hanno registrato un incremento in parte dovuto all'immissione sul mercato di un prodotto tradizionalmente destinato all'affitto turistico. Si tratta di abitazioni di piccoli dimensioni con un prezzo unitario più alto per via della lora ubicazione spesso in aree centrali delle città. Nella seconda ondata della pandemia si assiste, però, proprio a partire dalle città dove la rotazione delle abitazioni era più elevata, a una tendenza alla flessione dei prezzi, come evidenziano i cali di Venezia (-9,6% su base annua) seguita da Firenze (-7,9%) e Milano (-6,4%). Nonostante la difficoltà di fare previsioni in mercati così volatili, è probabile che la tendenza all’adeguamento dei prezzi al nuovo ciclo economico continui nei principali capoluoghi fino a quando l’offerta abitativa non sarà riassorbita”.

Regioni

Il trend positivo dei prezzi delle locazioni investe quasi tutte le regioni italiane ad eccezione di Molise (-1,8%), Basilicata (-6,2%) e Calabria (-6,8%). All’opposto le richieste dei proprietari sono aumentate fino a raggiungere l’incremento record del 22,8% in Campania nell’anno appena trascorso. Alle spalle della regione del Sud, le variazioni maggiori spettano a Lombardia (9,7%), Lazio (9%) e Toscana (8,7%).

La Lombardia (14,8 euro/m²) si segnala per gli affitti più elevati, seguita da Lazio (12,4 euro/m²), Toscana (12 euro/m²), Trentino-Alto Adige (11,4 euro/m²) e Valle d’Aosta (11 euro/m²). Tutte le altre regioni si attestano su valori inferiori ai alla media nazionale, dai 10,7 dell’Emilia-Romagna, a ridursi fino ai 5,3 euro della Calabria, la regione più economica davanti al Molise (5,4 euro/m²).

Province

L’andamento crescente dei prezzi si è riflesso in 82 delle 106 macroaree provinciali analizzate, comprese tra il 25,1% di Napoli e lo 0,2% di Ragusa. Dall’altro lato si osservano ribassi nelle restanti 24 province, a partire dai meno 0,3 punti percentuali di Trieste, fino ai ribassi a due cifre di Nuoro (-11,9%), Taranto (-12,2%) e Catanzaro (-12,9%).

Milano (17,5 euro/m²) si conferma la provincia con gli affitti più cari d’Italia davanti a Ravenna (14,8 euro/m²) e Lucca (14,1 euro/m²). All’opposto, le province più economiche dove affittare casa sono Caltanissetta e Avellino con 4,7 euro al metro quadro d’affitto, seguite da Catanzaro ed Enna, rispettivamente con 4,5 e 4,3 euro al mese.

Capoluoghi

A livello di capoluogo l’indice generale dei prezzi d’affitto conferma una prevalenza di segni positivi in 66 comuni, contro 35 centri in terreno negativo rispetto all’anno scorso. Ragusa è l’unico mercato a non aver subito variazioni rispetto all’anno precedente. In un 2020 all’insegna dei rialzi spiccano quelli a due cifre di Urbino (29,4%), Vibo Valentia (19,5%) e Cagliari (16,8%). All’opposto della tendenza le contrazioni maggiori spettano ad Ascoli Piceno (-10,3%), seguita da Matera (-12,3%) e Catanzaro (-13,2%).

Con riferimento ai principali mercati Palermo (8%), Napoli (7,7%) e Torino (7,4%) osservano gli incrementi maggiori, seguiti da Bari (6,3%), Roma (4,5%) e Bologna (3,6%). Milano (-6,4%), Firenze (-7,9%) e Venezia (-9,6%) guidano la tendenza opposta.

Milano è la regina dei prezzi di affitto con i suoi 18,3 euro al metro quadro, davanti a Firenze (14,7 euro/m²) e Venezia (14,4 euro/m²). Nella parte bassa del ranking troviamo invece le più economiche Vibo Valentia (4,5 euro/m²), Catanzaro (4,3 euro/m²) e a chiudere Caltanissetta, il capoluogo con i prezzi più bassi d’Italia, con solo 4,1 euro per metro quadro. - Idealista, 12 gennaio 2021

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