venerdì 30 ottobre 2026

Bonus casa e affitti: tutte le novità della Legge di Bilancio 2027

La Legge di Bilancio 2027 introduce importanti novità per il settore immobiliare, intervenendo sia sugli incentivi fiscali per la ristrutturazione degli immobili sia sulla tassazione dei redditi da locazione. Tra le misure più rilevanti figurano la conferma delle detrazioni edilizie, la proroga del Bonus Mobili e, soprattutto, una significativa riduzione della cedolare secca per i contratti a canone concordato, con ulteriori agevolazioni per gli affitti destinati agli under 35.

Il disegno di legge, approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 ottobre 2026, si inserisce in una manovra finanziaria del valore complessivo stimato in circa 26 miliardi di euro. L'obiettivo è sostenere il settore abitativo, incentivare il recupero del patrimonio immobiliare esistente e favorire una maggiore disponibilità di alloggi in locazione.

Bonus ristrutturazioni: confermate le detrazioni del 50% e del 36%

Una delle conferme più attese riguarda il Bonus Ristrutturazioni. La manovra prevede di mantenere anche per il 2027 le aliquote attualmente in vigore, evitando il ridimensionamento che sarebbe scattato automaticamente in base alla normativa precedente.

La detrazione IRPEF resterà quindi al 50% per gli interventi effettuati sull'abitazione principale e al 36% per quelli realizzati sugli altri immobili, comprese le seconde case. In assenza della proroga, le percentuali sarebbero scese rispettivamente al 36% e al 30%.

Resta confermato il limite massimo di spesa agevolabile di 96.000 euro per unità immobiliare, con recupero fiscale attraverso dieci quote annuali di pari importo. Il beneficio riguarda numerosi interventi, tra cui manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, nel rispetto dei requisiti previsti dalla normativa.

La conferma delle aliquote rappresenta un elemento importante anche per il mercato immobiliare: la possibilità di recuperare fiscalmente una parte delle spese può incentivare l'acquisto di immobili da ristrutturare e contribuire a migliorarne il valore e l'attrattività commerciale.

Bonus Mobili ed elettrodomestici: proroga anche nel 2027

La manovra conferma anche il Bonus Mobili ed Elettrodomestici, collegato agli interventi di ristrutturazione edilizia. L'agevolazione prevede una detrazione IRPEF del 50% sulle spese sostenute per acquistare mobili e grandi elettrodomestici destinati ad arredare immobili oggetto di lavori agevolabili.

Il tetto massimo di spesa rimane fissato a 5.000 euro per unità immobiliare, con una detrazione massima di 2.500 euro, recuperabile in dieci rate annuali.

Tra i beni ammessi rientrano letti, armadi, tavoli, divani, materassi e apparecchi di illuminazione, oltre agli elettrodomestici che rispettano i requisiti minimi di efficienza energetica. È importante ricordare che il bonus non costituisce un contributo diretto, ma una detrazione fiscale, subordinata al rispetto delle condizioni previste, tra cui l'inizio dei lavori prima dell'acquisto dei beni.

Ecobonus e Sismabonus: restano da chiarire le aliquote

Un aspetto ancora da definire riguarda Ecobonus e Sismabonus, rispettivamente destinati al miglioramento dell'efficienza energetica e alla riduzione del rischio sismico degli edifici.

Tra gli interventi interessati figurano la sostituzione degli infissi, l'isolamento termico, la riqualificazione degli impianti di climatizzazione e i lavori di consolidamento strutturale. Le comunicazioni iniziali sulla manovra non hanno però chiarito in modo esplicito la proroga delle relative aliquote. Sarà quindi necessario attendere il testo definitivo per conoscere le percentuali effettivamente applicabili nel 2027.

Cedolare secca al 5% per gli affitti a canone concordato

La novità più significativa per il mercato delle locazioni residenziali riguarda la riduzione della cedolare secca per i contratti a canone concordato, che dovrebbe passare dall'attuale 10% al 5%.

La misura interessa i contratti disciplinati dalla legge n. 431/1998, tra cui quelli a canone concordato con durata ordinaria di tre anni più due, i contratti transitori e quelli per studenti universitari, nel rispetto dei requisiti previsti.

A differenza dei contratti a canone libero, il canone concordato deve essere determinato sulla base degli accordi territoriali sottoscritti dalle associazioni della proprietà edilizia e degli inquilini.

La riduzione fiscale potrebbe rendere questa formula particolarmente interessante per i proprietari. Su un canone annuo di 10.000 euro, ad esempio, l'imposta scenderebbe da 1.000 a 500 euro, con un risparmio di 500 euro all'anno.

La cedolare secca comporta inoltre l'esenzione dalle imposte di registro e di bollo sul contratto, ma implica la rinuncia agli aggiornamenti del canone, compresa la rivalutazione ISTAT, per il periodo di applicazione del regime.

Cedolare secca all'1% per gli inquilini under 35

La manovra prevede un'ulteriore agevolazione per favorire l'accesso alla locazione da parte dei giovani: per i contratti a canone concordato stipulati con conduttori che non abbiano superato i 35 anni, l'aliquota dovrebbe scendere ulteriormente, fino all'1%.

L'obiettivo è incentivare i proprietari a destinare gli immobili a giovani lavoratori e studenti, categorie che incontrano spesso difficoltà nell'accesso al mercato abitativo, soprattutto nelle grandi città.

Su un canone annuo di 10.000 euro, la tassazione sarebbe di appena 100 euro, contro i 1.000 euro previsti dall'attuale aliquota del 10%. Restano tuttavia da chiarire alcuni aspetti applicativi, tra cui il trattamento dei contratti con più conduttori e il momento in cui deve essere verificato il requisito anagrafico.

Cedolare secca anche per gli affitti commerciali

Un'altra novità riguarda la possibile estensione della cedolare secca alle locazioni commerciali, con particolare riferimento a negozi e botteghe.

La misura richiama l'esperienza del 2019, quando era stata introdotta temporaneamente la possibilità di applicare il regime sostitutivo ai locali di categoria catastale C/1, entro specifici limiti dimensionali e condizioni contrattuali.

La nuova disciplina potrebbe alleggerire il carico fiscale sui proprietari e incentivare la locazione di immobili commerciali attualmente sfitti, contribuendo a contrastare la progressiva desertificazione dei centri urbani.

Restano però da definire aliquote, categorie catastali ammesse e requisiti contrattuali: non è quindi possibile considerare automaticamente confermate le condizioni previste dalla precedente misura del 2019.

Quali conseguenze per proprietari e investitori?

Nel complesso, le novità della Legge di Bilancio 2027 potrebbero modificare sensibilmente la convenienza degli investimenti immobiliari. La riduzione della cedolare secca rende potenzialmente più redditizi i contratti a canone concordato, mentre le agevolazioni dedicate agli under 35 potrebbero favorire una maggiore disponibilità di abitazioni destinate ai giovani.

Per i proprietari diventerà ancora più importante valutare la redditività dell'immobile considerando non soltanto il canone potenziale, ma anche la fiscalità, la durata contrattuale, gli accordi territoriali e i costi di gestione e manutenzione.

Anche la conferma dei bonus edilizi rappresenta un'opportunità per chi intende acquistare, ristrutturare e successivamente mettere a reddito un immobile.

Le misure annunciate dovranno comunque completare l'iter parlamentare prima di diventare definitive. Sarà quindi necessario attendere l'approvazione della legge e i successivi chiarimenti applicativi per conoscere con precisione requisiti, aliquote e modalità di accesso alle agevolazioni.

Per proprietari e investitori, seguire l'evoluzione normativa sarà fondamentale per individuare le opportunità fiscali e pianificare in modo consapevole le future strategie immobiliari.


Luca Vona

Agente immobiliare

Broker Manager RE/MAX Elite

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mercoledì 21 ottobre 2026

Case per famiglie: meno offerta, più divari

In Italia sette case su dieci adatte a una famiglia sono alla portata di un reddito medio, ma sono sempre meno e spesso non si trovano dove si lavora e si studia. Lo indica l'indice di accessibilità dell'Ufficio Studi di idealista aggiornato al terzo trimestre 2026: il 71% degli alloggi con almeno tre locali è sostenibile per un nucleo con 37.511 euro netti l'anno, ma in sei mesi l'offerta di queste case è calata del 10%.

Come si misura l'accessibilità

Una casa è considerata accessibile quando la rata del mutuo non supera un terzo del reddito netto familiare. L'indice ipotizza un mutuo trentennale pari all'80% del prezzo, al tasso fisso di riferimento del trimestre (3,49%), e confronta il prezzo massimo così ottenuto con i prezzi di annuncio, corretti per il normale margine di trattativa.

In pratica, con 37.511 euro netti l'anno la rata massima è di circa 1.042 euro al mese: basta per un mutuo di circa 232.000 euro, cioè per una casa da circa 290.000 euro, con circa 58.000 euro di anticipo da versare di tasca propria.

Il calcolo è però ottimista per due ragioni. Il tasso usato è inferiore a quello pagato in media dalle famiglie: ad agosto il TAEG medio sui nuovi mutui ha toccato il 3,99% e, con un costo simile, la stessa rata finanzierebbe una casa da circa 273.000 euro. Inoltre la regola del terzo guarda solo alla rata e non all'anticipo, che per molte giovani coppie resta l'ostacolo più alto.

Due Italie: dove la casa è accessibile e dove serve

Il 71% è una media che tiene insieme realtà molto diverse. In 34 capoluoghi su 110 l'accessibilità è inferiore alla media nazionale e in 9 scende sotto il 50%: si tratta soprattutto di grandi città, mete turistiche e territori con prezzi molto alti, fino al caso limite di Bolzano, dove è accessibile appena il 13% delle case per famiglie.

Come osserva lo stesso Ufficio Studi di idealista, la casa abbordabile si trova soprattutto dove la domanda è debole: aree interne, territori in calo demografico, capoluoghi a bassa densità. Il problema, quindi, non è solo il livello dei redditi, ma la distanza tra i luoghi in cui le case costano poco e quelli in cui si concentrano lavoro, università e servizi.

Roma e Milano, meno di una casa su due

Nelle due principali città italiane la quota di case per famiglie accessibili si ferma al 48%. Più della metà degli alloggi con almeno tre locali è dunque fuori portata per un nucleo con reddito medio locale, prima ancora di iniziare una trattativa.

A Milano il nodo sono i prezzi. I redditi sono più alti della media e la rata sostenibile per una famiglia si aggira intorno ai 1.700 euro al mese, ma non basta a coprire la maggior parte delle case adatte. Pesa anche la composizione dell'offerta: solo il 53% delle case in vendita ha almeno tre locali, contro l'85% della media nazionale, perché negli anni il mercato ha premiato monolocali e bilocali, più redditizi da affittare a studenti, lavoratori fuori sede e turisti. In sei mesi l'offerta di case per famiglie è calata del 13,8%. Qualche segnale di respiro c'è: la crescita dei prezzi rallenta (+2,4% annuo nel secondo trimestre secondo l'ISTAT) e rispetto a luglio l'accessibilità è salita dal 46% al 48%.

A Roma l'esito è simile, ma a pesare è soprattutto la contrazione dell'offerta: in sei mesi le case per famiglie in vendita sono diminuite del 17,3%. Con meno immobili disponibili e una domanda che resta sostenuta, la quota accessibile è scesa leggermente, dal 49% al 48%. Per molte famiglie romane l'alternativa è spostarsi verso i quartieri periferici o i comuni della provincia, accettando più tempo e più costi per gli spostamenti.

Un'offerta che si restringe

Tra il primo e il terzo trimestre 2026 le case in vendita con almeno tre locali sono diminuite del 10% a livello nazionale, con cali in 97 capoluoghi su 110. È la prosecuzione di una tendenza già visibile a inizio anno, quando l'offerta complessiva di case in vendita era scesa del 5%.

Le cause sono diverse. Le nuove costruzioni non bastano a rinnovare lo stock: nel primo trimestre 2026 i permessi per nuove abitazioni sono calati del 9,2%. Gli acquisti degli ultimi due anni hanno assorbito parte dell'offerta, e una redditività lorda dell'affitto vicina al 10% può incoraggiare molti proprietari a mettere a reddito l'immobile invece di venderlo. Il risultato è meno scelta, tempi di ricerca più lunghi e, dove la domanda resta vivace, una pressione al rialzo sui prezzi.

Prezzi, mutui e affitti: un contesto che non aiuta

I prezzi continuano a salire, anche se più lentamente: +4% annuo nel secondo trimestre secondo l'ISTAT, dopo il +5,1% di inizio anno, con compravendite sostanzialmente ferme. Il costo del credito è risalito dopo il rialzo dei tassi BCE di giugno, anche se le offerte migliori per i profili più solidi restano sotto il 3%.

Nemmeno l'affitto offre una via d'uscita. La quota di case per famiglie in affitto sostenibili per un reddito medio è scesa in sei mesi dal 63% al 61%, per l'effetto combinato di meno offerta e canoni più alti.

Le risposte pubbliche

Il governo ha varato a maggio il Piano Casa, con l'obiettivo di rendere disponibili circa 100.000 alloggi in dieci anni tra edilizia pubblica, housing sociale e affitti calmierati. Il pacchetto prevede anche una garanzia statale sui mutui fino al 90% per alcune categorie, come famiglie numerose e nuclei monogenitoriali, e formule di affitto con riscatto. I primi bandi sono però rivolti a Comuni ed enti per l'edilizia residenziale pubblica: gli effetti sull'offerta reale si vedranno, nella migliore delle ipotesi, dal 2027.

Cosa significa per le famiglie

Il 71% nazionale nasconde due Italie: una in cui comprare casa per la famiglia è ancora possibile con un reddito normale, e una, quella delle grandi città e delle mete turistiche, in cui lo è sempre meno. Con offerta in calo, prezzi in salita e mutui più cari, la forbice rischia di allargarsi nei prossimi mesi.

Per chi cerca casa conviene partire dalla rata sostenibile e non dal prezzo di annuncio, pianificare per tempo l'anticipo (il 20% del prezzo più circa il 10% di spese accessorie), verificare le garanzie pubbliche per la prima casa, confrontare più offerte di mutuo e valutare i comuni ben collegati dell'hinterland, dove l'accessibilità è spesso molto più alta.


Luca Vona

Agente immobiliare

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mercoledì 14 ottobre 2026

Il mercato immobiliare a Roma: prezzi in crescita, compravendite stabili

A Roma la casa costa di più, ma non se ne comprano di più. È la sintesi della fase che sta attraversando il mercato residenziale della Capitale: i valori salgono, mentre il numero delle transazioni resta sostanzialmente fermo. È un equilibrio che premia chi vende immobili di qualità e mette alla prova chi acquista con un budget che non cresce allo stesso ritmo dei listini.

I numeri del secondo trimestre 2026

Nel secondo trimestre del 2026 l’indice Istat dei prezzi delle abitazioni a Roma ha segnato un incremento del 6,4% su base annua. Nello stesso periodo le compravendite rilevate dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) dell’Agenzia delle Entrate sono cresciute appena dello 0,4%. La forbice tra i due dati è il segnale più eloquente: la domanda c’è e tiene, ma comprare diventa sempre più impegnativo per chi ha risorse ferme. In pratica, a parità di budget, oggi si accede a metrature inferiori, a zone meno centrali o a immobili che richiedono lavori.

Una città, tanti mercati

La media cittadina, però, racconta solo una parte della storia. Roma è un mosaico di micromercati, e le differenze tra un quartiere e l’altro, talvolta tra una strada e l’altra, sono marcate. Lo si vede confrontando i prezzi richiesti dai venditori con i valori di riferimento ufficiali dell’OMI. A Prati le richieste superano i riferimenti OMI del 16%, il divario più ampio tra le zone esaminate. Segue Trieste con l’11%, poi Parioli con il 6%.

Questi dati vanno letti con attenzione. Le percentuali misurano la distanza tra listini e valori OMI: non indicano un rincaro annuale né il prezzo effettivamente concordato al rogito. Mostrano piuttosto quanto le aspettative dei proprietari superino i parametri ufficiali nelle zone dove la domanda è sostenuta e l’offerta di qualità è limitata.

OMI e prezzi di listino: come interpretarli

I valori OMI sono un riferimento prezioso, ma per loro natura descrivono intervalli medi per zona e tipologia. Non possono cogliere fino in fondo ciò che rende unico un appartamento. Per capire se una richiesta superiore ai parametri ufficiali sia giustificata, bisogna guardare alle qualità concrete del singolo immobile.

Contano anzitutto la posizione esatta e la vicinanza a metro, servizi e aree verdi. Poi il piano, la luminosità, l’esposizione e la vista. Pesano anche lo stato di conservazione dell’appartamento e degli impianti, la classe energetica e gli eventuali costi di riqualificazione. Infine incidono la distribuzione degli spazi interni, la presenza di balconi, terrazzi, cantina o posto auto, le condizioni dello stabile e l’entità delle spese condominiali.

Uno scostamento del 16% non significa quindi automaticamente un prezzo fuori mercato, e nemmeno garantisce un margine di trattativa equivalente. La strada più solida è affiancare ai dati OMI una stima puntuale del bene e un confronto diretto con immobili simili, in vendita o già venduti nella stessa zona.

Vendere bene quando il mercato non corre

Con un volume di scambi stabile, ogni immobile compete con molti altri per l’attenzione di un numero di acquirenti che non aumenta. In questo scenario la presentazione diventa decisiva. Chi cerca casa deve poter cogliere il valore dell’abitazione già dall’annuncio e dalla prima visita, senza essere distratto da ambienti sovraccarichi, arredi datati o disposizioni poco funzionali.

Un approccio integrato aiuta a far emergere le potenzialità degli spazi e a ridurre i tempi di vendita. Può unire home staging, fotografie professionali, planimetrie chiare e una strategia di marketing mirata. C’è però un limite che nessuna strategia può superare: la presentazione valorizza un prezzo corretto, ma non compensa una richiesta lontana dal mercato. Un immobile sovrapprezzato rischia di restare a lungo negli annunci e di perdere attrattiva. Alla fine potrebbe essere venduto a condizioni peggiori di quelle che avrebbe ottenuto con una valutazione realistica fin dall’inizio.

Comprare con lucidità

Per chi acquista, il contesto attuale richiede metodo. Prima di innamorarsi di una casa conviene definire il budget complessivo, che non si esaurisce nel prezzo. Vanno infatti considerati anche le imposte, il notaio, l’eventuale mediazione, le spese legate al mutuo e i possibili costi di ristrutturazione.

È utile poi confrontare il prezzo richiesto con i valori OMI e con le compravendite recenti della zona. Vanno verificate anche la documentazione urbanistica e catastale e la sostenibilità della rata nel lungo periodo.

In conclusione

Per orientarsi nel mercato immobiliare romano serve un’analisi che tenga insieme i dati generali e le specificità dei singoli quartieri e dei singoli immobili. Prezzi in crescita e scambi stabili non sono un segnale d’allarme, ma un invito alla consapevolezza. Per chi vende, significa presentare bene un immobile con un prezzo corretto. Per chi compra, significa separare l’emozione della prima visita dalla valutazione concreta della casa e dei costi complessivi dell’operazione.


Luca Vona

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venerdì 9 ottobre 2026

Investire a Roma nel 2026: i quartieri dove affittare rende di più

Roma: un mercato da leggere quartiere per quartiere

A Roma una casa in affitto rende in media il 6% lordo all’anno, secondo lo studio di idealista sul terzo trimestre 2026. È meno della media nazionale (8,6%), ma ancora oltre il 3,9% del BTP a 10 anni.

Il rendimento romano è sceso di 0,9 punti rispetto al trimestre precedente. Ma la media cittadina dice poco: tra il centro storico e la periferia il rapporto tra prezzo e affitto cambia moltissimo, e con lui il guadagno dell’investitore.

In questo articolo vediamo quali zone rendono di più, quali proteggono meglio il capitale e cosa valutare prima di comprare.

I quartieri: dove si guadagna di più e dove meno

A Roma l’affitto rende di più in periferia: a Roma Est si arriva al 6,9% lordo, a Parioli - Flaminio ci si ferma al 4,3%. Nelle zone pregiate i canoni sono alti, ma i prezzi d’acquisto lo sono ancora di più.

Per ogni zona abbiamo confrontato l’affitto e il prezzo medio richiesti negli annunci di settembre 2026. La media cittadina che ne risulta, 6%, coincide con quella dello studio trimestrale.

Rendimento lordo stimato per zona (settembre 2026):

  • Roma Est - Autostrade: 6,9%
  • Trionfale - Monte Mario - Ottavia: 6,5%
  • Infernetto - Casal Palocco - Axa: 6,4%
  • Trigoria - Castel di Leva: 6,4%
  • Casalotti - Selva Candida - Valle Santa: 6,3%
  • Lido di Ostia: 6,3%
  • Giustiniana - La Storta - Olgiata: 6,2%
  • Cassia - Grottarossa: 6,2%
  • Casilino - Centocelle: 6,2%
  • Acilia - Dragona - Malafede: 6,1%
  • Prenestino: 6,1%
  • La Pisana - Casetta Mattei: 6,1%
  • Media Roma: 6%
  • Garbatella - Ostiense: 5,9%
  • Casal Morena - Romanina: 5,7%
  • Portuense - Trullo: 5,6%
  • Cinecittà: 5,6%
  • Aniene - Collatino: 5,5%
  • Spinaceto - Mezzocammino: 5,4%
  • Battistini - Torrevecchia: 5,3%
  • Eur - Torrino - Giuliano Dalmata: 5,2%
  • Ardeatino - Appio Pignatelli - Cecchignola: 5,1%
  • San Giovanni - Re di Roma: 5%
  • Cortina d’Ampezzo - Farnesina: 5%
  • Nomentano - Tiburtino: 5%
  • Gianicolense: 5%
  • Appio Latino - Furio Camillo: 4,9%
  • Porta di Roma - Castel Giubileo: 4,9%
  • Aurelio: 4,8%
  • Balduina: 4,7%
  • Trastevere - Testaccio: 4,6%
  • Monte Sacro - Nuovo Salario: 4,6%
  • Trieste - Salario: 4,4%
  • Centro: 4,4%
  • Parioli - Flaminio: 4,3%

Fonte: elaborazione su dati idealista, prezzi di vendita e affitto richiesti a Roma, settembre 2026.

Le zone più redditizie

In testa ci sono zone con prezzi d’ingresso bassi e una buona domanda di affitto. Sono Roma Est, Trionfale - Monte Mario - Ottavia, il litorale (Infernetto, Casal Palocco, Ostia) e il quadrante nord-ovest (Casalotti, Giustiniana). Anche Casilino - Centocelle e Prenestino superano la media, con il vantaggio di essere più vicini al centro.

Garbatella - Ostiense è il caso più interessante: zona semicentrale e richiesta, con un rendimento poco sotto la media cittadina.

Le zone dove si paga la posizione

Centro, Parioli - Flaminio, Trieste - Salario e Trastevere - Testaccio rendono meno del 4,5%. Qui si compra soprattutto valore nel tempo e facilità di rivendita, non reddito.

Per Prati - Mazzini, Bufalotta, Montespaccato e Malagrotta i dati sugli affitti non sono disponibili, quindi non compaiono nel confronto.

Negozi, uffici e garage a Roma

A Roma i negozi rendono il 13,2% lordo, più del doppio di un’abitazione e sopra la media italiana del 12,5%. È il segmento più redditizio anche nella Capitale.

Gli uffici rendono il 10,5%, sopra la media nazionale del 10,1%. Roma è tra le grandi città dove il direzionale va meglio, insieme a Genova e Torino.

I garage e box rendono il 7,5%: è il valore più alto tra le grandi città italiane. In una città dove trovare parcheggio è difficile, il box resta un investimento semplice e richiesto.

Consigli per chi investe a Roma

A Roma il quartiere conta più della città: la stessa somma può rendere il 4% o quasi il 7%. Ecco cosa valutiamo con ogni cliente.

  1. Lordo non è netto. Dal rendimento vanno tolti le tasse sull’affitto, l’IMU, le spese condominiali non ripetibili, la manutenzione e i mesi di sfitto.
  2. Periferia per il reddito, centro per il capitale. Le zone periferiche danno più affitto in rapporto al prezzo. Centro, Parioli e Trastevere rendono meno, ma l’immobile si rivende più facilmente e tiene il valore.
  3. Guarda i collegamenti. Metro, ferrovie e università fanno la domanda di affitto. Una zona economica ma mal servita rischia mesi di sfitto che annullano il vantaggio sul prezzo.
  4. Affitti brevi solo nelle zone giuste. Le locazioni turistiche funzionano davvero nel centro e nelle aree più richieste. Altrove la formula classica a lungo termine è spesso più sicura.
  5. Il box come primo passo. Con il 7,5% di rendimento e una gestione minima, è un buon ingresso nel mercato romano.

Come si calcola il rendimento

Il rendimento lordo è il canone annuo diviso per il prezzo d’acquisto, moltiplicato per 100. Un bilocale da 200.000 € affittato a 1.000 € al mese (12.000 € l’anno) rende quindi il 6% lordo.

I dati per Roma e per i segmenti vengono dallo studio di idealista sul terzo trimestre 2026. Il confronto tra i quartieri è una nostra elaborazione sui prezzi e sui canoni richiesti negli annunci a settembre 2026, non sui valori effettivi dei contratti.

Vuoi investire a Roma?

Ogni quartiere ha le sue regole, e spesso la differenza la fa la singola via. Contattami per una valutazione gratuita: ti aiuterò a stimare il rendimento netto reale e a scegliere la zona giusta per i tuoi obiettivi.


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