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mercoledì 6 gennaio 2021

Aumenti di luce e gas nel 2021, cosa ci attende

Il primo trimestre del 2021 vedrà un incremento delle bollette di luce e gas, rispettivamente del +4,5% e del +5,3%. Un rialzo dovuto alle alte quotazioni delle materie prime all'ingrosso, tornate sui livelli di un anno fa.

Secondo quanto sottolineato dall'Arera, per quanto riguarda gli effetti sui consumatori, la famiglia tipo comunque beneficia ancora di un risparmio complessivo di circa 146 euro/anno.


Approfondendo il tema dei costi, l'Arera ha fatto sapere che per l'elettricità la spesa per la famiglia-tipo nel periodo compreso tra il 1° aprile 2020 e il 31 marzo 2021 sarà di circa 488 euro, con una variazione del -10,2% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell'anno precedente, corrispondente a un risparmio di circa 55 euro/anno; per quanto riguarda il gas, invece, la spesa della famiglia tipo sarà di circa 950 euro, con una variazione del -8,8% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell'anno precedente, corrispondente ad un risparmio di circa 91 euro/anno.

Il presidente di Arera, Stefano Besseghini, ha spiegato: "La variazione di questo trimestre ci restituisce una dinamica sostanzialmente in linea con gli andamenti stagionali e con valori delle materie prime non dissimili da quelli dello scorso anno. Nel complesso, le anomalie di prezzo e di volume legate all'emergenza Covid hanno consentito un risparmio alle famiglie nel corso dell'anno con un beneficio residuo che si protrarrà anche nel primo trimestre del 2021. Le prospettive di recupero dell'economia e l'augurio che la situazione sanitaria evolva per il meglio, richiedono ora più che mai di focalizzare l'attenzione su quegli interventi e investimenti che possono contribuire al miglioramento della bolletta degli italiani".

Bonus sociale bollette 2021

Attenzione alla novità che il 2021 porta per quanto riguarda il bonus sociale per le bollette. Dal dal 1° gennaio 2021, infatti, i bonus sociali di sconto sulla bolletta saranno gradualmente riconosciuti in modo automatico a chi ne ha diritto. Non sarà più necessario presentare la domanda presso i Comuni o i Caf. Il bonus sociale bollette 2021 sarà assegnato automaticamente in bolletta e lo sconto sarà calcolato dal 1° gennaio 2021, indipendentemente dai tempi tecnici necessari per l'entrata a regime del meccanismo attuativo.

- Idealista.it, 4 gennaio 2021

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martedì 5 gennaio 2021

Lazio: il 2020 delle case si chiude all’insegna dei rialzi (+2,2%)

I valori delle case usate nel Lazio hanno segnato un aumento del 2,2% rispetto al 2019, a una media 2.126 euro al metro quadro. È quanto emerge dall’indice dei prezzi elaborato dall’ufficio studi di idealista, secondo il quale l’aumento dei valori immobiliari si è registrato anche nell’ultimo trimestre dell’anno per una percentuale pari allo 0,5%.


Province

Fatta eccezione per Roma, che vede salire i prezzi delle sue abitazioni di 3 punti percentuali, tutte le altre aree provinciali analizzate osservano cali che vanno da quelli più lievi di Latina (-0,4%), Rieti (-0,7%) e Frosinone (-0,8%), alla contrazione più marcata di Viterbo (-4%).

Per quanto riguarda i prezzi di vendita Roma conserva il primato di provincia più cara con 2.336 euro al metro quadro, Frosinone (840 euro/m²) è la più economica. Completano il quadro dei valori provinciali Latina (1.775 euro/m²), Viterbo (1.026 euro/m²) e Rieti (865 euro/m²).

Città

Trend è prevalentemente positivo a livello dei valori cittadini, che segnano rimbalzi che vanno dal 4,2% di Rieti, al timido progresso di Frosinone (0,4%), per l’1,3% di Latina e soprattutto il più 2% di Roma. L’unica città laziale a chiudere il 2020 con una variazione negativa è Viterbo, con un calo del 2,4%.

I dati incoronano la Capitale quale capoluogo più caro con 2.884 euro al metro quadro di media. Al secondo e terzo posto si piazzano rispettivamente Latina (1.707 euro/m²) e Viterbo (1.170 euro/m²). Le città laziali più economiche sono invece Rieti (1.149 euro/m²) e Frosinone (1.126euro/m²).

In Italia

Il rapporto del 2020 mostra un aumento dei prezzi a livello nazionale nonostante la pandemia. Negli ultimi 12 mesi, i prezzi delle case sono cresciuti del 2,3%, con Milano (20,2%) che segna addirittura la migliore performance annuale, mentre Roma (2%) tiene e Napoli scende (-3,5%).

Se guardiamo alle regioni, il trend risulta positivo con la Lombardia al primo posto (9,2%), seguita da Veneto (3,7%) ed Emilia-Romagna (3%). Tra le province, 60 delle 106 analizzate sono in calo, con le flessioni maggiori registrate a Isernia (-7,2%), L’Aquila (-6,8%) e Crotone (-6,5%). Anche nelle città il trend è stato meno rialzista, visto che 57 dei 109 comuni oggetto d’analisi hanno chiuso l'anno in negativo, in particolare a L’Aquila (-6,8%), seguita da Campobasso (-6,2%) e Ragusa (-6,1%).

Nella città di Milano, i prezzi sono aumentati del 20,2% quest'anno, il che ha portato il prezzo al metro quadrato a 4.060 euro. Se guardiamo ai dati trimestrali, i prezzi a Milano sono aumentati dell'1,6% negli ultimi 3 mesi. Con questa diminuzione, i prezzi sono ancora inferiori del 1,1% rispetto al massimo raggiunto a luglio 2020.

A Roma le aspettative dei proprietari sono aumentate del 2%, il che pone il prezzo al metro quadrato della capitale a 2.884 euro. Nel trimestre, il prezzo scende dello 0,5%. I prezzi nella capitale sono inferiori del 29,9% rispetto al massimo raggiunto a marzo 2012.

A Napoli, invece, calano le aspettative dei proprietari di case in vendita. Il calo del 3,5% negli ultimi 12 mesi ha lasciato il prezzo al metro quadro a 2.281 euro. Rispetto al trimestre i prezzi sono calati del 6,2%. Il calo cumulativo dal picco del 2012 è del 26,7%.

- Idealista.it, 5 gennaio 2021

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lunedì 4 gennaio 2021

Il covid non frena i prezzi delle case nel 2020

+2,3% dopo 7 anni di ribassi. Il prezzo medio delle abitazioni in Italia sale a 1.744 euro/m2

I prezzi delle case in vendita in Italia sono aumentati del 2,3% negli ultimi 12 mesi, per la prima volta dopo 7 anni di ribassi, secondo l’indice di idealista. In virtù di questi incrementi, il prezzo al metro quadro nel nostro Paese si attesta a una media di 1.744 euro. Nell’ultimo trimestre c’è stato un aumento dello 0,6%.

Secondo Vincenzo De Tommaso, Responsabile dell’Ufficio Studi di idealista: “il mercato immobiliare ha retto bene l'urto della pandemia sotto la spinta delle mutate esigenze abitative innescate dalla crisi e dei tassi d’interesse ai minimi storici. Gli agenti immobiliari si sono saputi adattare alle mutevoli circostanze del mercato trovando il modo di lavorare anche in condizioni di distanziamento sociale grazie all’ausilio delle tecnologie (abbiamo assistito a un aumento delle inserzioni con virtual tour e gli agenti hanno iniziato a fare open house con live streaming). Con tali premesse le prospettive 2021 sono inprontate a un cauto ottimismo perchè ai primi segnali di ripresa dell'economia, il mercato immobiliare è stato piuttosto rapido nel recuperare”.

Regioni
Il trend positivo delle quotazioni immobiliari investe la metà delle regioni italiane con il primato in Lombardia (9,2%) seguita nella graduatoria degli incrementi da Emilia-Romagna (3%), Lazio (2,2%) e Friuli-Venezia Giulia (1%). Tutte le altre regioni segnano incrementi marginali, inferiori all’un per cento.

Dall’altro lato, Molise (-5,4%) e Marche (-3,8%) riportano i cali più significativi, davanti a Sicilia (-2,8%), Abruzzo (2,5%) e Umbria (-2,3%).

La Liguria (2.458 euro/m²) si segnala per i prezzi d’offerta più elevati, seguita da Trentino Alto Adige (2.436 euro/m²), Valle d’Aosta (2.337 euro/m²), Toscana (2.240 euro/m²) e Lazio (2.126 euro/m²). Tutte le altre regioni si attestano su valori inferiori ai 2mila euro al metro quadro, dai 1.831 della Lombardia fino agli 896 euro del Molise, la regione più economica, davanti alla Calabria (900 euro/m²).

Province
Prevalenza di ribassi per quanto riguarda i mercati provinciali analizzati, con cali in 60 delle 106 macroaree comprese tra il 9,1% di Aosta e lo 0,1% di Belluno. Le flessioni maggiori si registrano a Isernia (-7,2%), L’Aquila (-6,8%), Crotone (-6,5%), Ancona (-6,4%), Sondrio (-6%) e Fermo (5,4%).

Dall’altro lato del ranking, gli incrementi maggiori degli ultimi 12 mesi spettano a Milano (18%), seguita dalle province di Modena (7,2%), e Brescia (7,1%). Incrementi superiori al cinque per cento anche per i mercati di Vicenza (6,3%), Reggio Emilia e Lucca (6,2% per entrambe), Bologna (5,9%), Bergamo (5,6%) e Sassari (5,2%).

Bolzano (3.629 euro/m2) si conferma la provincia più cara d’Italia davanti a Savona (3.084 euro/m2). Firenze (2.834 euro/m2), Milano (2.704 euro/m2), Imperia (2.610 euro/m2) e Lucca (2.605 euro/m2). All’opposto, le più economiche sono Isernia (735 euro/m2), Caltanissetta (702 euro/m2) e Biella (619 euro/m2).

Capoluoghi
A livello di capoluogo l’indice generale dei prezzi conferma una lieve prevalenza di dei mercati cittadini in saldo negativo (57), contro 52 centri in terreno positivo rispetto all’anno scorso. Cagliari è l’unico mercato a non aver subito variazioni.

In un 2020 all’insegna dei rialzi spiccano quelli a due cifre di Milano (20,2%) e Caltanissetta (10,8%). All’opposto della tendenza le contrazioni maggiori spettano a L’Aquila (-6,8%), seguita da Campobasso (-6,2%), Ragusa (-6,1%) e Chieti (-6%).

Nonostante il Covid abbia rappresentato un freno importante nel processo di recupero che stava attraversando il settore immobiliare italiano, i prezzi dei principali mercati del centro-nord hanno registrato ulteriori incrementi favoriti da elevati livelli della domanda a Torino (5,1%), Bologna (2,4%) e Roma (2%).
Peggio hanno performato le principali piazze del sud dove, ad eccezione di Bari (3,4%), si registrano variazioni negative a Napoli (-3,5%), Catania (-4%) e Palermo (-4,2%).

Venezia guarda tutti gli altri capoluoghi dall’alto dei suoi 4.445 euro al metro quadro, davanti a Milano (4.060 euro/m²). Nella parte bassa del ranking troviamo Ragusa (743 euro/m²), Caltanissetta (773 euro/m²) e a chiudere Biella, il capoluogo con i prezzi più bassi d’Italia: solo 710 euro per metro quadro.

- Idealista.it, 29 dicembre 2020


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Se non parte la rottamazione rischiamo un diluvio di 50 milioni di cartelle esattoriali

Potrebbe essere un decreto legge ad hoc a bloccare il diluvio di cartelle fiscali che rischia di abbattersi sui cittadini a partire dalle prossime settimane. È una delle ipotesi allo studio del governo mentre le opposizioni sono all’attacco con numerosi emendamenti al decreto Milleproroghe alla Camera con l’obiettivo di fermare anche nel 2021 le cartelle esattoriali.

Con l’inizio dell’anno rischia infatti di ripartire l’attività di riscossione dell’evasione fiscale e dei tributi locali, comprese le multe non pagate, che il governo ha congelato nel 2020 per via della pandemia.

Se non arriveranno nuovi stop, riprenderanno le procedure di riscossione: circa 35 milioni tra cartelle esattoriali, ipoteche, pignoramenti e fermi amministrativi, considerando gli atti bloccati nel 2020 e quelli che matureranno nel 2021. E ripartiranno gli accertamenti, gli avvisi bonari e l’invio delle lettere di compliance (in tutto, circa 15 milioni) per invitare i contribuenti a rettificare le proprie dichiarazioni. Si tratta, complessivamente di 50 milioni di atti.

Circa la metà costituiti da quelli che si sono accumulati nell’anno che si è appena chiuso mentre l’altra metà è quella che si produrrà nel corso di quest’anno. Significa che, se non si fa nulla, mediamente, in ogni mese del 2021 l’Agenzia delle Entrate dovrebbe dare il via a oltre 4 milioni di azioni esecutive e altri interventi di recupero.

La situazione è oggettivamente problematica. Da una parte si tratta di tasse, multe e tributi non pagati in periodo pre-Covid (è così anche per gli atti che matureranno quest’anno) e che il Fisco dovrebbe recuperare, considerando anche che nei primi 10 mesi del 2020 le entrate da riscossione sono calate di 3 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2019 (-31%). D’altra parte, però, non siamo fuori dalla pandemia e anzi le difficoltà di tanti contribuenti sono aumentate e riportare la riscossione a pieno regime potrebbe causare la chiusura di molte attività. Senza contare le preoccupazioni per l’ordine pubblico relative all’invio di così tante cartelle: un ingorgo difficile da gestire presso gli sportelli delle poste e dell’Agenzia delle Entrate, soprattutto in tempi di Covid.

Secondo la viceministra dell’Economia, Laura Castelli (M5S), sono necessari «una “rottamazione quater” per gli anni dal 2016 al 2019 per dare respiro a quei contribuenti con morosità incolpevoli e un nuovo “saldo e stralcio” per evitare la notifica di milioni di cartelle».

La rottamazione quater consentirebbe, come le precedenti, di pagare le cartelle con una rateizzazione e senza sanzioni e interessi. Il saldo e stralcio, come quello del 2018, porterebbe alla cancellazione in automatico delle cartelle di piccolo importo (l’altra volta erano quelle fino a mille euro affidate all’agente della riscossione entro il 2010). E questa volta avrebbe il vantaggio in intervenire a monte, cioè prima dell’invio stesso delle cartelle, con un minicondono d’ufficio, che risparmierebbe all’Agenzia di inviare queste cartelle per posta, contribuendo a evitare l’ingorgo.

Ma, oltre al saldo e stralcio, si valuta anche il differimento e lo scaglionamento dell’invio delle cartelle di importo maggiore, che quindi non verrebbero notificate tutte nel 2021 ma in più anni. Infine, è allo studio anche l’eliminazione del cosiddetto «magazzino», conferma la stessa Castelli, ovvero degli atti di riscossione più vecchi di 5 anni, che il più delle volte si risolvono in un buco nell’acqua, perché i soggetti che dovrebbero pagare spesso sono falliti o non più in grado di pagare o deceduti: «Bisogna pulire il magazzino pre 2015 dai ruoli inesigibili, costa troppo e non porta a nulla», dice la viceministra. Solo che per fare tutto questo servirebbero coperture per diversi miliardi e l’autorizzazione del Parlamento a un nuovo scostamento di bilancio, mentre nubi di crisi si addensano sul governo.

La Lega è all’attacco: «Ci sono 30 milioni di cartelle esattoriali di piccolo importo che rischiano di arrivare a casa di milioni di famiglie», dice Matteo Salvini, ricordando che il partito ha presentato in Parlamento proposte per evitarlo. «La maggioranza ha due opzioni — aggiunge Maria Stella Gelmini (Forza Italia) —. Fare un decreto ad hoc o votare i nostri emendamenti». Nel frattempo, per le vecchie cartelle inviate prima del Covid i contribuenti in difficoltà economica possono, secondo il decreto Ristori, saltare fino a 10 rate del loro piano di pagamento prima di decadere. E quelli già decaduti possono essere riammessi senza pagare arretrati.

- Enrico Marro, Corriere.it


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