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mercoledì 10 gennaio 2018

Comprare casa costa la metà di 10 anni fa

Sette metri quadrati

Dieci anni fa, con i prezzi immobiliari ai massimi, un quadro dell’industria privata che guadagnava 32mila euro all’anno poteva comprare devolvendo tutto il suo stipendio solo 7 metri quadrati di una casa in un’area semicentrale di Milano. Con la retribuzione equivalente di oggi ne può acquistare oltre 10. Ancora più evidente il vantaggio per gli acquirenti della Capitale, dove i 7 metri di 10 anni fa sono diventati 11. Se invece si ipotizza un dipendente pubblico con stipendio a fine 2007 di 20mila euro interessato all’acquisto di un alloggio in area periferica, dieci anni fa a Milano comprava con un’annualità di retribuzione sei metri e mezzo, contro i quasi 10 di oggi. A Roma si è passati da meno di sette e mezzo a oltre nove metri e mezzo. Se ci si domanda perché a un certo punto il mercato della casa è crollato, e perché ora sta risalendo sia pure lentamente la china, i numeri che abbiamo citato lo spiegano. I prezzi del mattone erano diventati insostenibili e ora sono molto più abbordabili, perlomeno per chi ha qualche risparmio alle spalle e un reddito sicuro se deve chiedere un mutuo: si tratta però di condizioni che sono sempre state discriminanti.

I conti in tasca

Ma come siamo arrivati a calcolare questi numeri? Abbiamo confrontato i costi medi delle case a fine 2007, a fine 2012 e a fine 2017 e abbiamo applicato agli stipendi di partenza il tasso di rivalutazione indicato dall’Istat e dall’Aran, l’agenzia per la contrattazione degli stipendi pubblici. Dal 2007 al 2017 le retribuzioni nell’industria privata sono aumentate del 20,8%, dal 2012 l’incremento è stato del 6,5%. Nel pubblico il tasso di rivalutazione è stato del 9,9% nel decennio e zero nel quinquennio: l’aumento deciso a fine 2017 non è stato considerato perché fuori dall’arco temporale del confronto. Le tabelle presentano i dati riguardanti le otto città più popolate d’Italia; per quanto riguarda il quadro che acquista una casa semicentrale il miglioramento maggiore nel potere di acquisto a dieci anni si registra a Firenze (+68,5%) seguita da Bologna (+66,9%). Dal 2012 al 2017 la graduatoria è guidata da Palermo (+35,3%) seguita da Genova (+33,6%). Per la casa periferica la classifica calcolata sui dieci anni vede prima Bologna (+56,9%), seconda Firenze (+54,4%); a cinque anni Genova (+22,3%) prevale su Roma (+18,6%).

Prezzi e tassi: il vantaggio del mutuo

Se dall’acquisto per contanti si passa a quello effettuato con il ricorso al mutuo, i dati sono ancora più eclatanti perché l’acquirente ha potuto godere nel decennio di un duplice vantaggio: diminuzione dei prezzi e discesa dei tassi. Abbiamo ipotizzato che il compratore destinasse alla rata mensile di un mutuo a tasso fisso ventennale il 30% dello stipendio. Con questo esborso dieci anni fa a Milano il quadro avrebbe finanziato l’acquisto di meno di 29 metri quadrati, nel 2012 sarebbero saliti a 36 per toccare quota 56 metri alla fine del 2017, con un incremento di quasi il 97%. A Firenze l’incremento nel decennio è stato superiore al 129%, nella Capitale ha toccato il 107%.

Il giro d’Italia

Il dipendente pubblico invece a fine 2017 poteva finanziare a Milano l’acquisto di oltre 53 metri, contro i 36,5 di cinque anni prima e i 26 del 2007, un incremento del 105,7% a fronte del 113,4% di Bologna. A Roma l’aumento è del 76,1%. A tutto questo bisogna poi aggiungere il fatto che per comprare con un mutuo oggi la stessa casa di cinque o dieci anni fa bisogna disporre di una somma minore in contanti.

La variabile dell’affitto

Infine il confronto fatto sui canoni di locazione, calcolando i metri ottenibili destinando all’affitto il 30% del reddito; gli incrementi sono più bassi di quelli che si ricavano per l’acquisto proprio perché i canoni hanno registrato un trend meno negativo rispetto a quello dei prezzi. A Milano ad esempio a fine 2017 in quadro avrebbe finanziato 67 metri contro i 48 di 10 anni prima (+39%), il dipendente statale 54 metri contro i 41 del 2007, con un aumento del 30,3%.

- Gino Pagliuca, Corriere.it, Economia, 8 gennaio 2018

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mercoledì 6 dicembre 2017

Compravendite immobiliari in lieve crescita anche nel terzo trimestre

Come anticipato dal direttore dell'Omi Gianni Guerrieri in un'intervista a idealista news, il mercato residenziale rimane in terreno positivo anche nel III trimestre dell'anno, ma rallenta la sua crescita, registrando +1,5%. Nel periodo luglio-settembre 2017 le compravendite delle abitazioni sono state 122.378, secondo i dati dell'Osservatorio del Mercato Immobiliare dell'Agenzia delle Entrate. 

Nonostante il settore abitativo continui a mantenere il segno positivo quasi ininterrottamente dal 2014, i tassi di crescita delle compravendite nel terzo trimestre del 2017 risultano ridimensionati rispetto ai trimestri precedenti. La crescita maggiore si registra al Sud, dove il rialzo è del 4,4%, mentre al Centro il tasso di crescita è più modesto (+0,6%). Vanno meglio le compravendite dei depositi pertinenziali, in prevalenza cantine e soffitte, che nel periodo di riferimento aumentano del 12%, mentre le vendite di box e posti auto crescono solo dell’1%.

I dati delle compravendite di abitazioni, in termini di superficie scambiata, mostrano risultati migliori, con tassi tendenziali positivi in tutte le aree. Nel III trimestre 2017, infatti, le oltre 122 mila abitazioni compravendute equivalgono a 13,1 milioni di m2 in crescita del 2,1% rispetto al III trimestre del 2016, tasso più elevato di quello osservato per gli scambi. A contribuire al rialzo è la superficie media delle abitazioni compravendute, pari a circa 107 m2 , in crescita di circa 0,6 m 2 . Nell’area del Nord Est, nonostante il calo dei volumi, le maggiori dimensioni delle abitazioni scambiate, hanno condotto comunque a un aumento, seppure modesto, delle superfici, +0,4%.

La maggior parte delle compravendite nel III trimestre 2017 ha riguardato le unità con superficie compresa tra 50 m 2 e 85 m2 , oltre il 30% degli acquisti, e quelle nella classe di superficie tra 85 e 115 m2 , il 27,5% del totale. I tagli più grandi rappresentano quasi un terzo degli scambi: circa il 16% per la classe tra 115 e 145 m2 e il 17% per le abitazioni con superficie oltre i 145 m2. La quota di acquisti di unità di taglio più piccolo, fino a 50 m2 , è stata del 9% circa. La distribuzione delle compravendite secondo il taglio dimensionale si presenta in tutte le aree del paese piuttosto simile alla distribuzione nazionale con alcune eccezioni. In particolare nel Nord-Est le case più grandi hanno inciso, sul totale per quasi il 40% mentre quelle con una superficie compresa tra 50 m2 e 85 m2 , pur costituendo la principale quota di mercato in quasi tutte le aree geografiche, risultano avere un peso particolarmente rilevante al Nord-Ovest e al Centro con una quota che supera il 60%. 

Crescita più lenta anche nelle 8 maggiori città italiane (+2,1%). Palermo mantiene un buon andamento, con un incremento dell’11,5% degli acquisti, migliorando così il +8,3% realizzato lo scorso trimestre. Seguono Napoli (+7,2%), Milano (+6,7%), Firenze (+4%) e Torino (+1,2%). Situazione stabile a Roma, dove le abitazioni acquistate sono aumentate solo dello 0,3%, mentre Bologna e Genova perdono, rispettivamente, l’8,5% e il 7,4%.

- Idealista, 6 dicembre 2017

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mercoledì 15 novembre 2017

Quanto cosa affittare casa nelle grandi città?

In aumento i canoni medi mensili per l’affitto di una casa. A renderlo noto l’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, secondo il quale nel primo semestre del 2017 i canoni di locazione delle grandi città sono saliti del 2% per i monolocali, dell’1,2% per i bilocali e dell’1,1% per i trilocali.

Su tutte le tipologie, per la prima volta, si vede un segnale positivo, attribuibile prevalentemente a una diminuzione dell’offerta e a una migliore qualità della stessa.

Perché si va in affitto

Abbastanza invariata la distribuzione della motivazione della ricerca della casa in affitto: il 60% cerca la casa principale, il 36,6% lo fa per motivi legati al lavoro e il 3,4% per motivi legati allo studio.

Le componenti in aumento

In lieve aumento la componente lavorativa. Quello che è cambiato sensibilmente con il tempo è l’utilizzo del canone concordato che si è attestato intorno al 28,1%, trovando sempre più consensi tra proprietari e inquilini.

Chi va in affitto

Anche in questo semestre tra coloro che alimentano la domanda di immobili in affitto si registrano numerosi casi di persone che non riescono ad accedere al mercato del credito, primi fra tutti i giovani, i monoreddito e gli immigrati; a questi si aggiungono poi gli studenti e i lavoratori fuori sede.

Locatari sempre più esigenti

I potenziali locatari sono sempre più esigenti nella ricerca dell’immobile e si evidenzia una maggiore facilità di affitto per le soluzioni di “qualità”, ovvero ben arredate, posizionate in zone servite e luminose. Cresce l’interesse per gli immobili arredati o parzialmente arredati. La presenza del riscaldamento autonomo è apprezzata perché consente una riduzione dei costi condominiali. I proprietari stanno recependo questa esigenza e la qualità dell’offerta abitativa in locazione è in miglioramento.

L’analisi demografica di chi cerca casa in affitto

L’analisi demografica di coloro che cercano casa in affitto ha evidenziato che il 41,2% ha un’età compresa tra 18 e 34 anni, il 25,4% ha un’età compresa tra 35 e 44 anni; il 40,7% è rappresentato da single.

Le tipologie più affittate e i contratti più diffusi

Le tipologie più affittate sono i bilocali (39,6%), a seguire il trilocale (34,7%). Aumenta l’appeal del contratto concordato, passato in un anno dal 22,9% al 28,1%, con percentuali molto più elevate a Genova, Verona e Torino. Il contratto a canone libero resta quello maggiormente stipulato (57,8%).

- Idealista.it, 14 novembre 2017

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venerdì 3 novembre 2017

"Avrei dovuto pensarci meglio". Gli errori comuni quando si prende casa

Psicologia dell'imprudente: come evitare errori quando affittiamo o acquistiamo una casa


“Avrei dovuto pensarci meglio”. Questa è la frase che pronunciamo quando scopriamo che l’operazione appena portata a termine è piena di errori: abbiamo pagato troppo, abbiamo scelto male, sono emersi problemi fino a quel momento nascosti.

Gli psicologi chiamano questo errore di giudizio “bias cognitivo”. E’ un errore umano causato dal non far prevalere la ragione sull’emozione. Il premio Nobel per l’economia, Richard Thaler, ha scritto un libro intitolato “Misbehaving”, nel quale dice che “secondo la premessa centrale della teoria economica le persone scelgono l’ottimizzazione (scegliendo il meglio)...”. Ma Thaler lo dubita: afferma che gli economisti lo sostengono perché “non hanno passioni: pensano come il signor Spock di Star Trek”.

Ecco le sciocchezze che vengono commesse:

Le parole seducenti. Quando ci mostrano un appartamento su Internet ci parlano della “deliziosa stanza dei bambini” o della “grande cucina americana”. Queste visualizzazioni creano nelle nostre menti degli schemi mentali che condizionano il nostro interesse. Per evitare ciò, basta chiedersi come sono in realtà questi luoghi senza l’aggiunta degli aggettivi.

Mancanza di tempo. Il lavoro ci impedisce di dedicare il tempo necessario all’acquisto o alla locazione di una casa, in modo da poter esaminare con attenzione tutte le offerte e poi trarre le conclusioni. E qui sta l’errore. Le probabilità di sbagliare e rimpiangere la scelta fatta sono direttamente proporzionali alla scarsità di tempo investito. Il cervello vuole risparmiare energia e prende decisioni affrettate. Per evitare ciò, è sufficiente prendere ogni giorno un po’ di tempo per esaminare i diversi annunci e fissare qualche visita nel fine settimana. Bisogna avere metodo.

Maneggiare pochissime informazioni. L’esperienza si vede nel prendere le giuste decisioni basate su tutte le informazioni immagazzinate nella nostra vita in un determinato campo. Ma l’acquisto o l’affitto di una casa avviene di tanto in tanto. Per compensare ciò, è necessario raccogliere il maggior numero possibile di informazioni ed elaborarle. Questo permetterà al cervello di prendere la decisione migliore.

L’ossessione del dettaglio. Non c’è alcun appartamento o casa ideale, c'è sempre qualcosa che non va. A volte scartiamo un immobile perché siamo ossessionati da un particolare. Bisogna, invece, considerare tutto nel suo insieme. In questo modo non si rischia di perdere un affare.

Decisioni in coppia. Quando si negozia per acquistare o affittare un appartamento in coppia, si confrontano due modi di vedere la realtà. Questo non sarebbe un problema se i due fossero sinceri. Ma ci sono sempre pregiudizi cognitivi basati su complessi inconsci: ci sono brutti ricordi per uno dei due, mentre l’altro magari è ossessionato dalla camera da letto. E’ meglio che i due riflettano con attenzione, per sapere se stanno condividendo informazioni effettivamente corrette o se parlano in preda alle loro emozioni inconsce.

- Idealista.it, 31 ottobre 2017

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