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giovedì 14 gennaio 2021

Cartelle fiscali, Misiani conferma: "Intervento in arrivo".

Nel nuovo dl Ristori stop ai contributi per autonomi colpiti dalla crisi

Il viceministro dell'Economia al Forum dei commercialisti: "E' necessario continuare a lavorare. A ore lo scostamento di bilancio nel Consiglio dei ministri". Miani: "Riforma fiscale rischia di essere libro dei sogni"


MILANO - Un intervento per arginare la "montagna di cartelle esattoriali che rischiano di arrivare nel 2021" e nuove misure, con un occhio di riguardo per autonomi e professionisti, con il decreto Ristori che il governo - crisi permettendo - lancerà dopo il nuovo scostamento di bilancio da 24-30 miliardi di euro. A spiegare l'agenda dell'esecutivo, attanagliato dalla crisi aperta da Italia Viva di Matteo Renzi, è stato il viceministro all'Economia, Antonio Misiani, al forum di Italia Oggi dedicato ai commercialisti e alle novità di legge di Bilancio e altri provvedimenti degli ultimi mesi.

Un freno alle cartelle del Fisco

Sul fatto che si cercherà di tamponare l'invio di 50 milioni di cartelle da parte dell'Agenzia delle Entrate e Riscossione, problema sollevato da Repubblica nei giorni scorsi, Misiani ha confermato l'intervento: sulla "montagna di cartelle esattoriali che rischiano d'arrivare nel 2021, è necessario un intervento: una proroga-ponte, uno scaglionamento degli invii molto più diluito nel tempo, una reateizzazione più conveniente, un 'saldo e stralcio', altrimenti s'apre un problema sociale", ha detto.

Il nuovo Ristori: 2,5 miliardi per i contributi degli autonomi

Il governo è poi impegnato nella scrittura del nuovo decreto Ristori. Prima sarà necessario chiedere al Parlamento ulteriore spazio di bilancio: "Lo scostamento di bilancio dovrebbe essere oggetto di un Consiglio dei ministri convocato nelle prossime ore", ha detto Misiani rimarcando che "è necessario continuare a lavorare" nonostante la crisi politica "perché viviamo una fase di incertezza e difficoltà dal punto di vista sanitario, economico e sociale. Dobbiamo continuare - ha aggiunto - a sostenere nell'emergenza le famiglie e i lavoratori per metterli nella condizione di reggere i colpi della recessione".

Il quinto decreto Ristori, dunque, sarà "più ampio e articolato" di quello di dicembre. Come noto il testo affronterà i nodi del rinnovo della cassa integrazione (dovrebbero esser finanziate 18 nuove settimane per i settori più colpiti, con il tema del blocco dei licenziamenti in scadenza a fine marzo da riprendere in mano); e punterà a superare il criterio dei codici Ateco per estendere più possibile gli aiuti ai settori in difficoltà, anche a quelli che non hanno dovuto chiudere ma che hanno registrato perdite. Alla sanità dovrebbero essere destinati più di tre miliardi, di cui 1,5 per i vaccini. Dovrebbero arrivare inoltre fondi per la scuola e per i Comuni.

Misiani ha aggiunto che ci sarà lo stop ai minimi contributivi per autonomi e professionisti fino a 50 mila euro, con riduzione del fatturato pari o superiore al 33% nel 2020: "Credo sia una risposta forte, dovrebbe arrivare a 2,5 miliardi di euro, un miliardo già stanziato nella legge di Bilancio e uno e mezzo" aggiuntivo con il nuovo Ristori. "La crisi di governo - ha fatto notare Misiani, parlando anche di altre misure e di legge di Bilancio - non aiuta da questo punto di vista: mi auguro nell'interesse generale del Paese che si sia in grado di varare queste misure che non possono aspettare oltre".

Si conferma dunque la strada tracciata anche dalla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, che nelle scorse ore ha annunciato l'intenzione di "estendere, ampliare e rafforzare il sostegno al reddito" per i lavoratori autonomi, "migliorando la misura introdotta in via sperimentale in Manovra ed estendendola anche agli autonomi attualmente esclusi". La misura è l'Iscro, il nuovo ammortizzatore sociale per gli autonomi in vigore da quest'anno, e finanziato solo per gli iscritti alla Gestione Separata dell'Inps.

Inoltre la ministra aveva anche annunciato che verranno stanziate "maggiori risorse per garantire le categorie più colpite dalla pandemia". E cioè proprio i lavoratori autonomi: "Chiederò perciò di rifinanziare il fondo istituito in legge di Bilancio, in modo da assicurare a quelli più esposti agli effetti della crisi un vero "anno bianco" contributivo".

Riforma fiscale, commercialisti: "Con i fondi stanziati è libro dei sogni"

Della più ampia riforma fiscale indicata come priorità dalla legge di Bilancio, che per il momento posta risorse per l'assegno unico, ha parlato il presidente dei commercialisti, Massimo Miani, in termini piuttosto netti: "Ora come ora, le pur ottime intenzioni legislative sulla riforma fiscale non sembrano poggiare su credibili basi finanziarie. Le risorse a disposizione di quel fondo ammontano a 8 miliardi di euro per il 2022 e 7 miliardi a regime dal 2023, di cui però 5,5 miliardi di euro risultano già impegnati nella importante e condivisibile riforma dell'assegno unico per i figli a carico. Pensare di riformare il sistema fiscale avendo a disposizione 2,5 miliardi per l'anno 2022 e 1,5 miliardi a regime dall'anno 2023, costituisce quel che si dice "un vasto progetto".

Per rimarcare quanto la coperta sia corta, Miani ha sottolineato che solo la detrazione Irpef aggiuntiva (bonus 100 euro) per i dipendenti con reddito complessivo tra 28.000 e 40.000 euro costa 3 miliardi, "ossia il doppio di quel che risulta attualmente disponibile, a regime, sul fondo che dovrebbe finanziare la riforma nemmeno dell'intera IRPEF, ma del sistema fiscale nel suo complesso". "Evidenziare questi numeri", ha spiegato Miani, "non significa per noi svilire l'importanza di un serio ragionamento di riforma del sistema fiscale, della cui opportunità diamo invece atto con assoluta convinzione, ma per evitare il consueto rischio "libro dei sogni" che sovente si manifesta ogni qual volta si parla di riforma fiscale". - Rosaria Amato, la Repubblica, 13 Gennaio 2021

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Luca Vona

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mercoledì 13 gennaio 2021

Prezzi degli affitti su del 14,9% nel 2020 ma ora lieve ribasso

I prezzi delle case in affitto in Italia sono aumentati del 14,9% nel corso del 2020, a una media di 10,9 euro mensili. In compenso, nell’ultimo trimestre, i prezzi mostrano una riduzione dello 0,5%. A dirlo è l'analisi di idealista sui canoni di locazione nel IV trimestre dell'anno


In un anno caratterizzato dal rallentamento della domanda di case in affitto, con un significativo aumento dello stock disponibile per la locazione dovuto al blocco causato dal confinamento, i prezzi hanno segnato una fiammata per poi accusare una forte frenata in corrispondenza con la seconda ondata dell’emergenza, più clamorosa nei mercati più dinamici, mentre i mercati “periferici” hanno risentito poco o nulla della contingenza pandemica.

Secondo Vincenzo De Tommaso, Responsabile dell’Ufficio Studi di idealista: "I prezzi delle locazioni hanno registrato un incremento in parte dovuto all'immissione sul mercato di un prodotto tradizionalmente destinato all'affitto turistico. Si tratta di abitazioni di piccoli dimensioni con un prezzo unitario più alto per via della lora ubicazione spesso in aree centrali delle città. Nella seconda ondata della pandemia si assiste, però, proprio a partire dalle città dove la rotazione delle abitazioni era più elevata, a una tendenza alla flessione dei prezzi, come evidenziano i cali di Venezia (-9,6% su base annua) seguita da Firenze (-7,9%) e Milano (-6,4%). Nonostante la difficoltà di fare previsioni in mercati così volatili, è probabile che la tendenza all’adeguamento dei prezzi al nuovo ciclo economico continui nei principali capoluoghi fino a quando l’offerta abitativa non sarà riassorbita”.

Regioni

Il trend positivo dei prezzi delle locazioni investe quasi tutte le regioni italiane ad eccezione di Molise (-1,8%), Basilicata (-6,2%) e Calabria (-6,8%). All’opposto le richieste dei proprietari sono aumentate fino a raggiungere l’incremento record del 22,8% in Campania nell’anno appena trascorso. Alle spalle della regione del Sud, le variazioni maggiori spettano a Lombardia (9,7%), Lazio (9%) e Toscana (8,7%).

La Lombardia (14,8 euro/m²) si segnala per gli affitti più elevati, seguita da Lazio (12,4 euro/m²), Toscana (12 euro/m²), Trentino-Alto Adige (11,4 euro/m²) e Valle d’Aosta (11 euro/m²). Tutte le altre regioni si attestano su valori inferiori ai alla media nazionale, dai 10,7 dell’Emilia-Romagna, a ridursi fino ai 5,3 euro della Calabria, la regione più economica davanti al Molise (5,4 euro/m²).

Province

L’andamento crescente dei prezzi si è riflesso in 82 delle 106 macroaree provinciali analizzate, comprese tra il 25,1% di Napoli e lo 0,2% di Ragusa. Dall’altro lato si osservano ribassi nelle restanti 24 province, a partire dai meno 0,3 punti percentuali di Trieste, fino ai ribassi a due cifre di Nuoro (-11,9%), Taranto (-12,2%) e Catanzaro (-12,9%).

Milano (17,5 euro/m²) si conferma la provincia con gli affitti più cari d’Italia davanti a Ravenna (14,8 euro/m²) e Lucca (14,1 euro/m²). All’opposto, le province più economiche dove affittare casa sono Caltanissetta e Avellino con 4,7 euro al metro quadro d’affitto, seguite da Catanzaro ed Enna, rispettivamente con 4,5 e 4,3 euro al mese.

Capoluoghi

A livello di capoluogo l’indice generale dei prezzi d’affitto conferma una prevalenza di segni positivi in 66 comuni, contro 35 centri in terreno negativo rispetto all’anno scorso. Ragusa è l’unico mercato a non aver subito variazioni rispetto all’anno precedente. In un 2020 all’insegna dei rialzi spiccano quelli a due cifre di Urbino (29,4%), Vibo Valentia (19,5%) e Cagliari (16,8%). All’opposto della tendenza le contrazioni maggiori spettano ad Ascoli Piceno (-10,3%), seguita da Matera (-12,3%) e Catanzaro (-13,2%).

Con riferimento ai principali mercati Palermo (8%), Napoli (7,7%) e Torino (7,4%) osservano gli incrementi maggiori, seguiti da Bari (6,3%), Roma (4,5%) e Bologna (3,6%). Milano (-6,4%), Firenze (-7,9%) e Venezia (-9,6%) guidano la tendenza opposta.

Milano è la regina dei prezzi di affitto con i suoi 18,3 euro al metro quadro, davanti a Firenze (14,7 euro/m²) e Venezia (14,4 euro/m²). Nella parte bassa del ranking troviamo invece le più economiche Vibo Valentia (4,5 euro/m²), Catanzaro (4,3 euro/m²) e a chiudere Caltanissetta, il capoluogo con i prezzi più bassi d’Italia, con solo 4,1 euro per metro quadro. - Idealista, 12 gennaio 2021

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lunedì 11 gennaio 2021

È un buon momento per investire nell'immobiliare?

Si intravede una ripresa del mercato immobiliare nel corso dei prossimi mesi dopo questo duro periodo di emergenza sanitaria e, secondo il parere degli esperti, le quotazioni degli investimenti immobiliari torneranno ai livelli pre- Covid entro il 2022.

Cosa ci si deve aspettare

Una ripresa più veloce di quanto immaginato dunque per l’intera area Europea sul fronte degli investimenti nel mattone; ecco cosa emerge dall’Emea Real Estate Outlook 2021 pubblicato solamente qualche giorno fa da Cbre, nota società di consulenza immobiliare.


Previsioni che non devono certamente stupire se si tiene conto di due variabili. La prima da prendere in considerazione riguarda un livello macroeconomico che vede i tassi di interesse attuali posizionati a livelli bassissimi e gli istituti bancari che non vogliono rivedere le misure di supporto monetario alla popolazione; questo quadro, che stando a quanto dichiarato dagli esperti si protrarrà per i prossimi 18 mesi, sarà certamente un elemento molto favorevole per la tenuta del mercato immobiliare e la vendita e l’acquisto di immobili più in generale. La seconda cosa da considerare riguarda le tempistiche relative alla diffusione del vaccino che, se confermate, porteranno gli investimenti nel mattone a crescere tra il 5 e il 10% nel 2021, per tornare ai livelli precedenti la pandemia entro il 2022.

Uffici, il settore più colpito

Ragionando in termini di investimenti immobiliare il comparto che ha risentito di più della pandemia e delle sue conseguenze è stato senza dubbio quello degli uffici. Il confinamento e il maggiore ricorso allo smart working hanno portato una perdita per il settore del -40% in nove mesi, ma Cbre si rivela ottimista con una stima di ripresa già a partire dal prossimo anno, con un grande interesse per soluzioni tecnologiche più all’avanguardia e posizioni centrali.

- Francesca Lauritano. Immobiliare.it, 1 gennaio 2021

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giovedì 7 gennaio 2021

Come sono andati i prezzi degli affitti nel 2020?

A caratterizzare il 2020 è stata senza dubbio l’emergenza coronavirus. La diffusione del Covid-19 ha avuto un impatto deflagrante su tutti i settori e ha inevitabilmente condizionato anche l’andamento dei canoni di locazione.

La scorsa primavera, in piena emergenza e in pieno lockdown, idealista/news ha interpellato SoloAffitti per cercare di capire cosa stava accadendo al mercato degli affitti. Occasione nella quale era stato evidenziato che “l'affitto è la parte anticiclica del mercato immobiliare: vede un aumento della richiesta di abitazioni durante le fasi di economia debole”.


E durante una diretta Facebook organizzata lo scorso maggio sempre da SoloAffitti, è stato spiegato che “nel primo trimestre del 2020 si stavano riproponendo le dinamiche positive del 2019: il mercato era sempre vivace, i canoni continuavano a crescere, la richiesta era sempre molto abbondante”. Guardando alla seconda parte dell’anno si era ipotizzata un’accelerazione del mercato dell’affitto, con un aumento di richiesta e offerta e con uno spostamento di immobili dal mercato della compravendita al mercato dell’affitto.

La fotografia degli affitti a settembre ha offerto un’immagine caratterizzata da una richiesta vivace, ad eccezione del mercato degli studenti, dove ha predominato l’incertezza.

Ma qual è stato nel dettaglio l’impatto del Covid-19 sul mondo degli affitti?

L’effetto dell’ampliata offerta di mercato si nota sui canoni di affitto, in calo mediamente del 7,5%. La diminuzione, secondo quanto rilevato, è generalizzata per tutti i tagli immobiliari, con punte negative per i trilocali (-8,0%), che soffrono di una minore richiesta, e meno marcati per i quadrilocali e gli immobili più spaziosi (-7,2%), che invece risultano in crescita nelle preferenze degli inquilini. Il calo dei canoni di affitto è maggiore nelle zone più centrali, meno in quelle periferiche.

In media, il canone italiano è passato dai 616 euro del 2019 ai 570 euro del 2020, determinando un ritorno dei prezzi sul mercato della locazione ai valori del 2016.

La pandemia ha determinato una crescita dell’offerta di immobili, soprattutto nelle zone più centrali, legata all’afflusso di appartamenti precedentemente destinati all’affitto breve e di appartamenti per studenti fuori sede, alcuni dei quali rimasti sfitti. E’ stato poi registrato un calo della domanda in due segmenti particolarmente influenzati dall’emergenza sanitaria Covid-19: quello dei lavoratori trasfertisti (29,5% delle richieste, in calo del -3,7%), che hanno approfittato dell’emergenza sanitaria per proseguire la propria attività in smart working, e quello degli studenti fuori sede (14,8% della domanda, in calo di -3,2%), alcuni dei quali hanno deciso di sfruttare la didattica a distanza viste le incertezze sulla possibilità di seguire l’anno accademico in presenza.

È cresciuta invece la domanda di affitto residenziale “classica” (54,0% del totale della richiesta abitativa, in aumento del +7,8% rispetto allo scorso anno), che beneficia anche di canoni di locazione in calo, trovando opportunità interessanti sul mercato.

È cambiata anche la tipologia degli appartamenti ricercati. E’ diminuita di 2,5 punti la richiesta di trilocali (29,5% del totale), in favore di tagli dimensionali maggiori (16,8% della richiesta), richiesti soprattutto dalle famiglie. Studenti e lavoratori, invece, nel 2020 hanno preferito soluzioni piccole, ma autonome, come i bilocali, in crescita complessivamente del +3,2%, piuttosto che immobili più spaziosi da condividere, come accadeva in passato.

Per quanto riguarda i rendimenti lordi delle case, secondo uno studio condotto da idealista e relativo al terzo trimestre del 2020, i rendimenti lordi delle case si sono rafforzati ancora di 2 punti base durante il terzo trimestre del 2020, al 7,6%. La redditività nel settore delle abitazioni è cresciuta di 8 punti base rispetto a 12 mesi fa, quando il tasso era pari al 6,8%.

Parlando di affitto, poi, si è discusso della cosiddetta “clausola Covid”. A idealista/news, l’avvocato Ferdinando Mauro, dello “Studio legale Mauro”, ha spiegato di cosa si tratta e ha affermato: “Inserire una clausola di questo tipo all’interno del contratto di locazione è fondamentale, altrimenti - in particolare nel commerciale - non si locano più immobili ed è ovviamente interesse dei proprietari far sì che l’immobile venga preso in locazione. Ecco perché attualmente queste clausole sono molto utilizzate”.

C’è poi il tema relativo al mercato immobiliare degli affitti per gli studenti. In merito, un’indagine svolta dal Gruppo Toscano ha evidenziato che, confrontando il periodo 1 giugno/13 settembre 2020 con lo stesso periodo dello scorso anno, il numero di incarichi di affitto presso le agenzie del Gruppo è cresciuto del 66,5%. Con un mercato degli affitti universitari rallentato, per ottenere dei risultati, si decide più che in passato di rivolgersi a un professionista.

- Idealista.it, 30 dicembre 2020