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lunedì 4 gennaio 2021

Se non parte la rottamazione rischiamo un diluvio di 50 milioni di cartelle esattoriali

Potrebbe essere un decreto legge ad hoc a bloccare il diluvio di cartelle fiscali che rischia di abbattersi sui cittadini a partire dalle prossime settimane. È una delle ipotesi allo studio del governo mentre le opposizioni sono all’attacco con numerosi emendamenti al decreto Milleproroghe alla Camera con l’obiettivo di fermare anche nel 2021 le cartelle esattoriali.

Con l’inizio dell’anno rischia infatti di ripartire l’attività di riscossione dell’evasione fiscale e dei tributi locali, comprese le multe non pagate, che il governo ha congelato nel 2020 per via della pandemia.

Se non arriveranno nuovi stop, riprenderanno le procedure di riscossione: circa 35 milioni tra cartelle esattoriali, ipoteche, pignoramenti e fermi amministrativi, considerando gli atti bloccati nel 2020 e quelli che matureranno nel 2021. E ripartiranno gli accertamenti, gli avvisi bonari e l’invio delle lettere di compliance (in tutto, circa 15 milioni) per invitare i contribuenti a rettificare le proprie dichiarazioni. Si tratta, complessivamente di 50 milioni di atti.

Circa la metà costituiti da quelli che si sono accumulati nell’anno che si è appena chiuso mentre l’altra metà è quella che si produrrà nel corso di quest’anno. Significa che, se non si fa nulla, mediamente, in ogni mese del 2021 l’Agenzia delle Entrate dovrebbe dare il via a oltre 4 milioni di azioni esecutive e altri interventi di recupero.

La situazione è oggettivamente problematica. Da una parte si tratta di tasse, multe e tributi non pagati in periodo pre-Covid (è così anche per gli atti che matureranno quest’anno) e che il Fisco dovrebbe recuperare, considerando anche che nei primi 10 mesi del 2020 le entrate da riscossione sono calate di 3 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2019 (-31%). D’altra parte, però, non siamo fuori dalla pandemia e anzi le difficoltà di tanti contribuenti sono aumentate e riportare la riscossione a pieno regime potrebbe causare la chiusura di molte attività. Senza contare le preoccupazioni per l’ordine pubblico relative all’invio di così tante cartelle: un ingorgo difficile da gestire presso gli sportelli delle poste e dell’Agenzia delle Entrate, soprattutto in tempi di Covid.

Secondo la viceministra dell’Economia, Laura Castelli (M5S), sono necessari «una “rottamazione quater” per gli anni dal 2016 al 2019 per dare respiro a quei contribuenti con morosità incolpevoli e un nuovo “saldo e stralcio” per evitare la notifica di milioni di cartelle».

La rottamazione quater consentirebbe, come le precedenti, di pagare le cartelle con una rateizzazione e senza sanzioni e interessi. Il saldo e stralcio, come quello del 2018, porterebbe alla cancellazione in automatico delle cartelle di piccolo importo (l’altra volta erano quelle fino a mille euro affidate all’agente della riscossione entro il 2010). E questa volta avrebbe il vantaggio in intervenire a monte, cioè prima dell’invio stesso delle cartelle, con un minicondono d’ufficio, che risparmierebbe all’Agenzia di inviare queste cartelle per posta, contribuendo a evitare l’ingorgo.

Ma, oltre al saldo e stralcio, si valuta anche il differimento e lo scaglionamento dell’invio delle cartelle di importo maggiore, che quindi non verrebbero notificate tutte nel 2021 ma in più anni. Infine, è allo studio anche l’eliminazione del cosiddetto «magazzino», conferma la stessa Castelli, ovvero degli atti di riscossione più vecchi di 5 anni, che il più delle volte si risolvono in un buco nell’acqua, perché i soggetti che dovrebbero pagare spesso sono falliti o non più in grado di pagare o deceduti: «Bisogna pulire il magazzino pre 2015 dai ruoli inesigibili, costa troppo e non porta a nulla», dice la viceministra. Solo che per fare tutto questo servirebbero coperture per diversi miliardi e l’autorizzazione del Parlamento a un nuovo scostamento di bilancio, mentre nubi di crisi si addensano sul governo.

La Lega è all’attacco: «Ci sono 30 milioni di cartelle esattoriali di piccolo importo che rischiano di arrivare a casa di milioni di famiglie», dice Matteo Salvini, ricordando che il partito ha presentato in Parlamento proposte per evitarlo. «La maggioranza ha due opzioni — aggiunge Maria Stella Gelmini (Forza Italia) —. Fare un decreto ad hoc o votare i nostri emendamenti». Nel frattempo, per le vecchie cartelle inviate prima del Covid i contribuenti in difficoltà economica possono, secondo il decreto Ristori, saltare fino a 10 rate del loro piano di pagamento prima di decadere. E quelli già decaduti possono essere riammessi senza pagare arretrati.

- Enrico Marro, Corriere.it


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lunedì 28 dicembre 2020

Sondaggio Bankitalia. Agenti poco ottimisti sull'immobiliare

La maggior parte degli agenti immobiliari che hanno partecipato al consueto Sondaggio sul mercato delle abitazioni di Bankitalia prevede che la pandemia avrà ancora effetti negativi su domanda di abitazioni e prezzi di vendita. Gli effetti sui prezzi sarebbero più persistenti e si protarrebbero oltre la metà del 2021.

Condotta presso 1490 agenti immobiliari dal 4 novembre al 9 dicembre 2020, l'indagine di Bankitalia mette in luce un mercato dove sono evidenti i cambiamenti determinati dalla pandemia sulle scelte abitative degli italiani. Dopo lo scoppio dell'emergenza covid, infatti, è aumentata la dimensione media delle abitazioni oggetto di compravendita, come la quota di transazioni riguardanti unità abitative indipendenti e quella relativa ad alloggi con disponibilità di spazi esterni.

Recupero della domanda e stabilità dei prezzi

La maggior parte delle agenzia intervistate ha segnalato una sostanziale stabilità dei prezzi di vendita nel III trimestre del 2020, in linea con la precedente rivelazione. Tornato positivo il saldo tra i giudizi di aumento e di riduzione dei potenziali acquirenti. i giudizi sulla domanda sono favorevoli nelle aree non urbane, mentre rimangono leggermente sfavorevoli nelle grandi città.

Divario tra domanda e offerta dei prezzi

Secondo gli agenti intervistati la causa prevalente di cessazione dell'incarico resta il divario tra prezzi richiesti e prezzi domandati, perché le proposte di acquisto sono ritenute troppo basse per i venditori (58,3%) degli agenti oppure i compratori giudicano troppo elevati i prezzi offerti (51,3%). Si segnala una maggiore difficoltà a reperire il mutuo da parte degli acquirenti, mentre la quota di compravendite finanziate con un mutuo ipotecario è scesa al 71,5% riportandosi sui valori dalla fine del 2019.

Attese degli agenti sul mercato di riferimento e su quello nazionale

Fortemente peggiorate le attese delle agenzie riguardo il proprio mercato di riferimento: il 46,7% per cento degli operatori ha aspettative favorevoli per il IV trimestre (contro appena il 4,7% favorevoli) e per circa un terzo di essi le prospettive rimangono negative anche su orizzonte biennale. Anche le attese sull'evoluzione dei prezzi di vendita rimangono orientate al ribasso.

Anche le valutazioni sull'evoluzione del mercato immobiliare nazionale sono divenute più sfavorevoli: con riferimento all'andamento nel IV trim il saldo è sceso a -44,8 punti percentuali. È aumentata la quota di agenti che si attende un impatto negativo dell'epidemia di Covid-19 sulla domanda di abitazioni per circa metà di questi operatori gli effetti si esauriranno entro la metà del 2021, per il 40% si prolungheranno fino alla fine del prossimo anno. 

Le opinioni riguardo all’offerta di abitazioni sono invece eterogenee: circa il 40 per cento degli operatori ritiene che l’epidemia ne stia determinando una riduzione; una percentuale analoga esprime un giudizio di incremento. I due terzi delle agenzie prevedono riflessi negativi sui prezzi di vendita; di questi, la maggior parte prefigura che tali effetti si protrarranno oltre la metà del 2021.

- Idealista.it, 28 dicembre 2020


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giovedì 24 dicembre 2020

Mercato immobiliare: le compravendite riprendono

Per il 2021 il fatturato globale dell'immobiliare in ripresa dovrebbe tornare vicino alla soglia dei centoventi miliardi di euro

Il settore immobiliare, in lieve ma continuo miglioramento già da qualche anno, ha interrotto questo sviluppo  a causa della pandemia, come il resto dell’economia e non solo. L’economia comunque riprenderà e lo stesso sarà per il mercato immobiliare residenziale e non con particolare attività nella logistica e nel terziario. Nel  2020  le compravendite non si sono fermate. Il 2021, soprattutto nella speranza della fine della pandemia con l’arrivo dei vaccini dovrebbe nuovamente sbloccare il mercato che avrà comunque delle differenze in base ai settori;  si prevede  un ritorno alla crescita di quasi l’8%.


Le compravendite e gli affitti riprenderanno regolarmente, ma con un rinato equilibrio. Si tenderà ad investire sul lungo periodo ed i nuovi immobili verranno ridisegnati con spazi diversi, adattabili allo smart working e alla comodità e quindi anche con maggiore estensione. Le strutture in disuso o in cattive condizioni verranno immesse sul mercato, con un conseguente ampliamento dell’offerta ed una riduzione  dei prezzi. L’interesse degli investitori tenderà verso il  residenziale specializzato: un trend cominciato  in sordina  negli ultimi tempi che potrebbe portare ad una nuova  tendenza. Come gli appartamenti in contesti protetti per persone anziane autosufficienti, oppure i  monolocali  funzionali ed adeguati ai vari momenti della giornata.

Settori moderni

Insieme agli alloggi per gli studenti ed i lavoratori fuori sede, questi moderni settori potranno trascinare indiscutibilmente  il mercato immobiliare soprattutto  nelle grandi città operose. Il settore della logistica sarà quello che otterrà  maggior  gradimento; l'area sulla quale  puntare per il rilancio dell’immobiliare. La crescita delle vendite online, come la resilienza  del retail alimentare durante il lockdown hanno dimostrato l'esigenza di luoghi in cui stoccare e da cui distribuire i beni. Mancano spazi adeguati e la domanda è sempre più incessante. Oltre la metà degli investitori  si sta muovendo in tal senso per il 2021. Nel  Nord Italia soprattutto.

High Street

La ripresa dell’High Street dipende dal ritorno del turismo internazionale; ci si aspetta in futuro meno negozi ma più grandi, con particolare attenzione al formato show-room. In questo contesto, i formati devono adattarsi alle nuove tendenze e trovare le soluzioni più adatte a soddisfare le mutate esigenze dei consumatori. Gli uffici dovranno essere ripensati in chiave smart working, sottolineando ancora di più la sicurezza e la salute dei lavoratori. La crisi del settore commerciale dovrebbe mitigarsi nel prossimo anno. Mentre per gli alberghi si attende un vero boom (ovviamente nei limiti di un mercato dalle dimensioni modeste).  

Il 2021

Per il 2021 il fatturato globale dell'immobiliare in ripresa dovrebbe tornare vicino alla soglia dei centoventi miliardi di euro. Sul fronte degli investimenti per il 2021 è atteso un’immobiliare in ripresa sui livelli medi dello scorso decennio (oltre 8 miliardi), chiaramente con Milano protagonista e in forte ripresa.Milano continuerà a essere determinante per il mercato immobiliare italiano, ma la crescente digitalizzazione e il lavoro da remoto, potrebbero consentire a territori e città, che si erano parzialmente remotizzati, di acquisire una nuova attualità. Sul fronte dei prezzi, invece, prevale la cautela che si traduce in una previsione di stabilità mentre pochi azzardano un incremento moderato.

- Francesco Megna, Affaritaliani.it, 22 dicembre 2020


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mercoledì 23 dicembre 2020

Quanto tempo ci vuole per vendere casa?

Quanto tempo una casa resta sul mercato nel 2020? Secondo Tecnocasa l’arrivo della pandemia, pur avendo sospeso il mercato immobiliare, sembra non aver inciso particolarmente sulle tempistiche di vendita.

I tempi di vendita di una casa sono un indicatore dello stato di salute del mercato immobiliare. La sua analisi, nel corso degli anni, è stata una vera e propria cartina di tornasole del mercato immobiliare. Lo studio compiuto dall’Ufficio Studi Tecnocasa dal 2010 ad oggi, limitato alle grandi città, evidenzia il picco nel 2012, l’anno peggiore per il mercato immobiliare in cui l’abbondante offerta e le banche più refrattarie ad erogare il credito dilatarono al massimo le tempistiche necessarie per chiudere le trattative immobiliari. Dal 2013 i giorni necessari per vendere un immobile iniziano a diminuire progressivamente.


Prendendo in considerazione le grandi città, i rispettivi hinterland e i capoluoghi di provincia, i dati dicono che, nelle grandi città, le tempistiche di vendita sono di 112 giorni contro i 122 registrati un anno fa. Nei capoluoghi di provincia c’è una media di 149 giorni, nell’hinterland delle grandi città di 154 giorni. Queste ultime due realtà, piuttosto sorprendentemente, non hanno registrato importanti cambiamenti. Tra le grandi città i tempi di vendita maggiori si sono avuti a Bari (178 gg) e Verona (142 gg). Le metropoli “più veloci” sono Milano (56 gg) e Bologna (57gg).

Subito dopo il lockdown primaverile c’è stata una corsa all’acquisto dell’abitazione ed i potenziali acquirenti si sono mostrati più veloci e decisi e, mossi dal desiderio di comprare, hanno sciolto velocemente le riserve. I venditori si sono mostrati più propensi ad accettare le proposte della controparte, spinti soprattutto dal timore di un ulteriore lockdown. A questo si deve aggiungere che nel periodo considerato si sono realizzate anche compravendite di casa vacanza influenzate dal desiderio di “cambiare aria”. Anche queste transazioni sono avvenute abbastanza celermente: spesso sono realizzate con capitale proprio.

Ad essere più “veloci” sono stati soprattutto gli acquirenti le cui condizioni reddituali non sono state scalfite dalla crisi economica indotta dalla pandemia e coloro per i quali l’acquisto migliorativo non era più procrastinabile. Come venditore è stato più celere chi aveva necessità di cambiare l’abitazione o chi aveva necessità di reperire liquidità. Da settembre la nostra rete ha iniziato a registrare un rallentamento.

- Idealista, 23 dicembre 2020


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