martedì 16 maggio 2017

L'andamento dei prezzi delle case città per città

Il prezzo delle case di seconda mano ha registrato un incremento dello 0,2% ad aprile rispetto a marzo, attestandosi a 1.873 euro/m2. Se si considera l'analogo periodo dello scorso anno (quando il valore si attestava ai 1.966 euro/m2), la contrazione è del 4,2%. È un timido segnale di recupero, quello rilevato dall’ufficio studi di idealista nel suo rapporto mensile, che cade dopo un primo trimestre contrassegnato da ribassi (-1,3%) per il mattone italiano.

Regioni

In un mercato ancora caratterizzato da opposte tendenze i prezzi sono aumentati in 10 regioni su 20. Il balzo più significativo spetta al Lazio (1,8%) seguito da Toscana (1,4%) e Abruzzo (0,9%). Al contrario il Molise (-4,1%) segna la maggiore battura d’arresto seguita da Umbria (-3,2%) e Friuli Venezia Giulia (1,8%).

Con una media di 2.644 euro al metro quadro, la Liguria è la regione più cara seguita da Lazio (2.531euro/m2) e Valle d’Aosta (2.468 euro/m2). La Calabria (923 euro/m2) è la regione più economica davanti a Molise (1. 030 euro/m2) e Sicilia (1.182 euro/m2).

Province

A livello provinciale persiste una leggera prevalenza di segni meno ad aprile con 54 aree in saldo negativo contro 48 in trend positivo, mentre i prezzi sono invariati in provincia di Bologna, Ravenna e Siracusa. I rimbalzi maggiori del periodo si registrano in provincia di Belluno (8,4%), Crotone (6,2%) e Trapani (4,2%). La tendenza ribassista è guidata da Gorizia (-6%), Brindisi (-5,2%) e Campobasso (-5%).

Due le province italiane dove il mattone vale più di 3mila euro al metro quadro, sono Savona (3.323 euro/m2) e Bolzano (3.152 euro/m2). Dall’altra parte del ranking dei valori residenziali, la provincia di Biella rimane fanalino di coda con 660 euro. Altre 14 province presentano prezzi inferiori ai 1.000 euro al metro quadro, da Caltanissetta (801 euro/m2) a Frosinone (989 euro/m2).

Grandi città e capoluoghi

I capoluoghi che presentano la variazioni più sensibili sono Vicenza (4,7%), Crotone (4,5%) e Pistoia (4,3%) da un lato, mentre i ribassi più marcati sono quelli di Novara (-7,9%), Rovigo (7,1%) e Benevento (-4,3%).

Nonostrante il rialzo tendenziale di aprile rimane una leggera prevalenza di capoluoghi in terreno negativo - 52 sul totale di comuni monitorati* - , ma i centri maggiori vanno pressoché tutti verso la stabilizzazione o la ripresa dei valori a eccezione di Bari (-1%), Cagliari (-0,4%) e Roma (-0,2%) dove i prezzi calano ancora. Per il resto si va da un timido recupero a Napoli e Firenze, entrambe con un più 0,2%, ai rimbalzi più decisi di Bologna (1,5%), Milano (1,7%), Torino (2,1%) e soprattutto Palermo (3,1%), cui spetta la migliore performance tra i grandi capoluoghi di regione.

La graduatoria dei prezzi continua a essere comandata da Venezia con i suoi 4.358 euro al metro quadro davanti a Firenze (3.446 euro/m²) e Milano (3.404 euro/m²). Ultima nella graduatoria stilata dal portale idealista c’è Biella (707 euro/m²) davanti a Caltanissetta (798 euro/m²) e Gorizia (872 euro/m²).

Per la realizzazione di questo indice sono stati analizzati i dati di 381.320 annunci immobiliari pubblicati su idealista nel mese di aprile del 2017.

Idealista.it - 12 maggio 2017

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venerdì 5 maggio 2017

Beni rifugio: la casa resta la prima scelta

Il mattone resta l'investimento preferito dalla maggioranza degli italiani che vogliono lasciare qualche certezza economica ai figli. Anche se perde un po' di smalto, l'investimento immobiliare risulta il preferito dal 51,7% del campione intervistato dal portale Immobiliare.it, che indica la casa come prima scelta, nel caso avesse la possibilità di acquistare un bene da tramandare ai suoi eredi.

E' un risultato per certi versi atteso, considerando la tradizionale vocazione degli italiani per il possesso di case. Ma - come sottolinea la stessa ricerca - si legge un cambiamento di tendenza, se si considera che quasi la metà degli intervistati (il restante 48,3%), infatti, non punterebbe al mattone ma opterebbe per altre tipologie di investimento. "Se i dati mostrano come gli italiani siano ancora molto legati alla proprietà immobiliare, ben più di quanto accada nei Paesi del Nord Europa, – riflette Carlo Giordano, ad di Immobiliare.it – rispetto agli anni della bolla questa convinzione comincia a vacillare. Nel 2006, infatti, oltre il 60% degli intervistati nel nostro stesso sondaggio dichiarava che avrebbe scelto una casa come bene da tramandare ai propri figli, considerando il momento storico in cui i valori immobiliari continuavano a salire e la domanda si manteneva su livelli molto sostenuti".

Quel che è certo, è che il tetto come bene-rifugio è trasversale lungo la Penisola e tra le fasce d'età: le percentuali di chi investirebbe in una casa per i figli sono poco più elevate della media nazionale al Sud (54,38%) e fra gli over 60 (58,23%).

Ma per quale ragione il mattone esercita ancora questo fascino? "Chi vorrebbe lasciare un immobile ai propri eredi lo farebbe nel 41,65% dei casi in quanto convinto si tratti dell’unico bene durevole, anche se oltre il 29% lo acquisterebbe perché poco fiducioso nelle possibilità delle nuove generazioni, che difficilmente riusciranno a comprarlo in autonomia. Oltre il 18%, però, ha dichiarato che comprerebbe casa ai figli per evitare che questi sprechino denaro in affitto, percentuale che arriva quasi al 21% al Sud, dove la locazione sembra ancora essere considerata come un “ripiego” alla proprietà", dice la ricerca. Non spaventa neppure il fatto che i figli possano vivere altrove: il 61,36% di quelli che opterebbero per un investimento immobiliare lo farebbe nella propria città. Il 19,20% punterebbe a uno dei grandi centri italiani, il 13,34% preferirebbe una località di villeggiatura e appena il 6,10% investirebbe in un Paese estero.

Chi invece guarda alle opzioni diverse dall'immobiliare, non punta deciso su uno strumento di investimento. "Il 16,52% del campione avvierebbe un’attività di business redditizia da tramandare, l’11,28% sottoscriverebbe
una polizza vita, il 14,89% opterebbe per fondi di investimento e prodotti finanziari e solo il 5,60% acquisterebbe oro e diamanti. Analizzando le loro ragioni per non aver indicato la casa, il 43,27% reputa gli immobili come beni troppo costosi da mantenere", chiosa la ricerca.

- La Repubblica, Economia & Finanza, 3 maggio 2017

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venerdì 21 aprile 2017

Il punto sul mercato immobiliare italiano

Il mercato immobiliare sembra tornare a crescere, pur rimanendo in un clima di incertezza, e i primi mesi del 2017 hanno registrato nuovo interesse per l’acquisto, complici i prezzi degli immobili particolarmente interessanti, come da qualche anno a questa parte, e la possibilità di avere mutui prima casa a tassi vantaggiosi per la politica economica tuttora in atto.

Il 22 marzo Nomisma ha presentato la prima analisi 2017 dell’Osservatorio Immobiliare, evidenziando segnali di rialzo delle compravendite residenziali. In particolare, se le compravendite 2016 sono stimate a quota 528.865, per l’anno in corso si prevede un aumento a 565.391, per arrivare a 584.523 nel 2018 e ad un ulteriore incremento nel 2019. Aumentano anche le erogazioni dei mutui, sempre più competitivi, e anche in questo caso Nomisma prevede una decisa crescita nei prossimi due anni. Nel dettaglio, il 2016 secondo i dati dell’istituto ha visto erogazioni per 49,3 miliardi, che potrebbero facilmente arrivare a 52,1 nell’anno in corso. Il 2018 si prospetta invece un anno stabile per le erogazioni, senza balzi in avanti, per i quali sarà necessario attendere il 2019.

Surroghe e sostituzioni hanno pesato nel 2016 per il 26,3% del totale. Le erogazioni nette, escluse queste componenti, sarebbero quindi pari a 36,3 miliardi di euro per il 2016, in aumento su base annua del 23,1%.

Sulla questione domanda-offerta si resta a inizio anno su valori simili al 2016. Le compravendite crescono perché l’offerta è ancora alta e i prezzi in ribasso. Le città più grandi hanno registrato una flessione di 1,5 punti percentuali nel costo delle abitazioni usate, del 2,3 per gli uffici, dell’1,6 per quanto riguarda i negozi, per arrivare a un -4% per i capannoni. Nelle città di medie dimensioni la flessione è un po’ più alta per le case, -2%, e minore per i capannoni, -2,6%. Le previsioni per il 2017 sono orientate ancora a una riduzione dei prezzi medi delle abitazioni nelle grandi città, che potrebbe proseguire nel 2018 per poi arrestarsi e invertire la tendenza a partire dal 2019.

- Daniela Dall'Alba, Facile.it, 4 aprile 2017

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mercoledì 12 aprile 2017

L'analisi dei prezzi delle case nelle grandi città

Dal secondo semestre del 2007 all'analogo periodo del 2016, gli immobili si sono svalutati di oltre il 40%. A dirlo un'analisi di Tecnocasa che ha analizzato la variazione dei prezzi delle case nelle principali città italiane

Variazione dei prezzi delle case nelle grandi città

Analizzando le grandi città si evidenzia che Firenze, Milano, Palermo, Roma e Verona hanno perso meno rispetto alla media nazionale. In particolare Milano, dove gli immobili hanno lasciato sul terreno solo il 27,9% del loro valore. A seguire Firenze con -28,2%, Roma con -35,4%, Verona con -36,3% ed infine Palermo con -38,9%.

Il peggior risultato spetta a Genova con -51,8%, diminuzione che è stata abbastanza uniforme in tutte le macroaree della città che in diversi anni hanno riscontrato anche cali di prezzi a due cifre. In generale il 2012 è stato l’anno peggiore per il mercato immobiliare italiano.

L'analisi delle macoaree a Roma e a Milano

L’analisi delle macroaree nelle grandi città, rileva che le zone centrali di Milano tengono meglio. Infatti, a partire dal secondo semestre del 2007, nel capoluogo lombardo il calo delle quotazioni nelle aree centrali è stato solo del 6,9%. Il centro di Firenze ha visto nello stesso arco temporale una contrazione del 10%, maggiore di quella di Milano.

Anche Roma vede le realtà centrali tenere meglio rispetto ad altre metropoli, con una contrazione del 20,3%. Il 2016 ha visto prezzi in leggera ripresa nel centro di Bologna, Firenze, Verona, Bari, Milano e Palermo. Il 2016 si è aperto con buoni auspici, soprattutto dal lato delle compravendite, e si ritiene anche che ciò si rifletterà sul trend dei prezzi che già in questo anno potrebbero dare maggiori segnali di stabilità ed in alcuni casi di aumento

- Idealista.it, 10 aprile 2017

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