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mercoledì 16 settembre 2020

Il Covid ha abbattuto di quasi un terzo il numero di transazioni immobiliari

L'emergenza covid provoca un vero e proprio shock negativo sul mercato immobiliare italiano. Secondo la nota trimestrale dell'Osservatorio Omi, nel primo trimestre del 2020 si registra un calo delle transazioni residenziali pari al 15,5% rispetto allo stesso periodo del 2019.

La crescita delle compravendite, ininterrotta dal 2014, subisce una brusca battuta d'arresto nel primo trimestre del 2020, con una flessione del 15,5%, pari a oltre 4mila transazioni in meno rispetto all'analogo trimestre del 2019. Lo shock negativo è generalizzato e colpisce in modo simmetrico capoluoghi e non capoluoghi. Anche tra le aree territoriali le differenze sono minime, con un impatto leggermente superiore alla media nazionale per Nord Ovest e Mezzogiorno.

Come evidenzia l'Osservatorio Omi dell'Agenzia delle Entrate, alla base di questo shock negativo, c'è l'adozione da parte del Governo italiano delle misure di contenimento dell’epidemia di COVID-19 che hanno condotto alla chiusura di tutte le attività non ritenute indispensabili e richiesto alle persone di non allontanarsi dalla propria abitazione se non per ragioni tassativamente necessarie. Per comprendere meglio la dinamica del mercato, va sottolineato che nei primi mesi del 2020, prima del lockdown, gli scambi di abitazioni erano ancora in aumento, seppur in maniera rallentata.


Le superfici compravendute nel I trimestre

In termini di superficie, il confronto con il primo trimestre 2019 restituisce numeri in linea con quelli riscontrati per le compravendite. Lievi differenze nel Nord Est e nelle Isole poiché la dimensione media delle abitazioni acquistate registra un minimo incremento. Anche in questo caso la caduta dell’attività di transazione coinvolge tutti i segmenti sebbene trovi conferma una minore incidenza sulle transazioni relative alle abitazioni più grandi. In particolare nel Nord Est, tra i due tagli estremi esiste una differenza di circa 10 punti percentuali: -18,8% per le abitazioni fino a 50 m2 , -8,1% per le abitazioni oltre i 145 m2.


- Idealista, 16 settembre 2020



Rassegna stampa a cura di:

Luca Vona
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martedì 15 settembre 2020

Comprare casa durante la pandemia. Conviene?

Come cambierà il mercato immobiliare italiano dopo la pandemia da coronavirus? Nel corso del 28° Forum di Scenari Immobiliari a Santa Margherita Ligure, Abitare Co. si è aggiudicata il premio "Innovazione nel Real Estate". L’intervista di idealista/news al responsabile del centro studi Abitare Co. Alessandro Ghisolfi.

Alessandro Ghisolfi, Centro studi Abitare Co.

“I due mesi di lockdown andranno sicuramente ad impattare nel consuntivo finale dell’anno, - spiega Ghisolfi, - dato che il blocco è stato per tutti i professionisti coinvolti nelle transazioni immobiliari, dall’agente al notaio alla banca. Però già da giugno e luglio, almeno relativamente alle nuove costruzioni, la domanda e le compravendite sono ricominciate a crescere al punto che il luglio di quest’anno ha segnato una performance migliore rispetto al luglio 2019. Ciò significa che chi era intenzionato a comprare non è stato frenato dal lockdown, le decisioni sono state solo rimandate”.

Come si concluderà il 2020 per l’immobiliare italiano?

“Dal punto di vista della domanda e delle transazioni quindi possiamo guardare alla chiusura del 2020 con un po’ più di ottimismo rispetto alle previsioni fatte a marzo quando la situazione era molto più incerta. Facendo un confronto tra le stime di inizio anno, quando la pandemia non era conosciuta, e quelle di oggi abbiamo sempre uno scarto del 18-20% quindi per la fine dell’anno i volumi in particolare sul nuovo residenziale potrà essere inferiore di questa percentuale rispetto a quanto previsto a gennaio”.

Cosa si può dire del trend dei valori immobiliari 2020?

“Sul fronte dei prezzi non si sono visti particolari impatti o variazioni, probabilmente si potranno registrare più avanti in caso la situazione non evolvesse in maniera migliore. Occorre tenere conto, guardando a Milano, che nel 2019 il momento è stato straordinariamente positivo facendo anche pensare ad un rischio bolla sui prezzi. Al punto che anche l’usato veniva messo sul mercato a prezzi vicini a quelli del nuovo, sulla scia dell’euforia di un mercato che “tirava” pur nel rischio di commercializzare immobili a prezzi ben al di sopra del mercato. Ora che la pandemia ha influito sulla disponibilità di spesa delle famiglie questa circostanza potrebbe modificare le cose”.

La pandemia ha frenato gli investitori in immobili?

“Dal punto di vista degli investitori, alcuni di essi sono in una fase di attesa per capire come si evolverà la pandemia e le sue conseguenze economiche, ma in linea di massima le aspettative non sono negative. I dialoghi sui progetti futuri sono ricominciati, in particolare su Milano che resta attrattiva nonostante tutto. A differenza, come prima, del resto di Italia che, a parte i grandi centri - Roma in primis, ma anche Torino o Napoli -  è meno nel mirino dei capitali registrando un mercato ancora debole, continuando a scontare una situazione mai passata dalla crisi Lehman”.

Si può delineare un fenomeno di recupero dei piccoli centri grazie allo smart working?

“Sì, ma dipende di quali centri parliamo. Se si parla di hinterland o di paesi sempre limitrofi a città come Milano, che sono centri di vita finanziaria ma possono risultare troppo cari per acquistare casa, allora può avere senso l’acquisto di una abitazione in zona più periferica ma comunque comoda. Abbiamo ad esempio una iniziativa molto grande a Monza che raccoglie domanda dalla Brianza ma anche da milanesi che vorrebbero cambiare sistemazione scegliendo una migliore qualità della vita a prezzi inferiori. Tuttavia questo non si può dire di tutti i Comuni di Italia, pur in presenza dello smart working”.

Quali altri trend immobiliari sono emersi dopo il coronavirus?

“Sul residenziale i trend che sono emersi con la pandemia hanno riguardato il cambio della domanda relativa alle metrature, con monolocali trasformati in bilocali, o agli spazi esterni più ampi, alla ricerca di abitazioni più grandi a parità di budget, eventualmente preferendo zone più periferiche dove trovare prezzi inferiori. Questo spostamento di preferenza ha influenzato anche le nuove costruzioni già in fase di progettazione, portando a ripensare le metrature, gli esterni e anche il cablaggio delle abitazioni. Dal punto di vista dei mutui, poi, i tassi sono molto bassi quindi il momento è favorevole per ottenere un finanziamento per l’acquisto. Altro trend è quello dei servizi connessi all’immobile, come spazi attrezzati per la consegna della spesa a domicilio o per il coworking o sale riunioni che possano consentire di lavorare mantenendo le distanze. Inoltre vediamo maggiore attenzione per la tecnologia dei sistemi di areazione e condizionamento, nonché per la pulizia e sanificazione. Ormai si tratta di caratteristiche che entreranno nel nostro quotidiano e dovremo abituarci a gestire sempre più e sempre meglio queste richieste”.

- Floriana Iliuni, Idealista.it, 14 settembre 2020



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mercoledì 9 settembre 2020

Intervista al presidente di Scenari Immobiliari Mario Breglia. Le previsioni 2021

Il prossimo 11 e 12 settembre prenderà il via la 28° edizione del Forum di Santa Margherita Ligure promosso da Scenari Immobiliari. Il titolo dell’Outlook presentato sarà “La quiete dopo la tempesta”: ma è davvero terminata la tempesta? Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, commenta con idealista/news alcune delle rilevazioni fatte dal centro di ricerca.

Dopo un incremento delle compravendite residenziali di quasi un quarto negli ultimi cinque anni, si legge nell’Outlook, il trend si è fermato in tutti i Paesi europei. Per l’anno prossimo si attende un incremento intorno al dieci per cento. Dopo un calo del 23,6 per cento in Italia, il numero di scambi dovrebbe tornare solo il mezzo milione per migliorare negli anni successivi.

Mario Breglia, Presidente Scenari Immobiliari

Il fatturato del mercato immobiliare italiano nel 2020 non raggiungerà i 110 miliardi di euro, con un calo del 15,2 per cento sul 2019. Meglio delle attese di primavera. Mentre il comparto residenziale perde il dieci per cento, l’alberghiero si contrae del settanta per cento e il terziario di quasi il trenta per cento. Cali importanti anche nel settore commerciale, dove il calo di scambi si accompagna ad una netta discesa delle quotazioni. La crisi del settore commerciale è prevista continuare anche per il prossimo anno. Mentre per gli alberghi si attende un vero boom (ovviamente nei limiti di un mercato dalle dimensioni modeste). L’anno prossimo il fatturato globale dovrebbe tornare vicino alla soglia dei centoventi miliardi di euro.

“Il mercato ha iniziato a riprendersi già appena finito il lockdown, - è  il commento di Mario Breglia. - Il secondo semestre sta andando meglio di quanto si prevedesse a marzo. “La quiete dopo la tempesta”significa che non stiamo tornando subito ad alti livelli, ma i mercati si stanno assestando e nell’ultima fase dell’anno torneranno almeno al punto dello scorso anno, scontando le perdite accumulate nella prima parte del 2020. Nessun mercato sarà in boom, vediamo una ripresa parziale intorno al 7-8%, ma almeno si tornerà in linea. Peccato, perché il 2020 era impostato come un buon anno, anche se non così come il 2019, che è stato un anno record. Quanto accaduto ha riportato indietro gli orologi”.

Quali dunque le previsioni per il 2021 da parte di Scenari Immobiliari?

“Il 2021 sarà un anno positivo per tutti, - risponde Breglia. - Il rimbalzo non sarà tuttavia a V, si tornerà forse al 70-80% dei livelli di mercato precedenti. Da questa crisi usciremo, ma non saremo uguali a prima. Se pure infatti i numeri torneranno simili al passato, la composizione del mercato subirà grandi trasformazioni: non si potrà fare finta che nulla sia successo”.

Quali saranno i nuovi trend post-pandemia?

“I cambiamenti e gli effetti saranno, alcuni, immediati e altri a lungo termine. Tra gli effetti immediati vediamo quelli su turismo e ricettività, soprattutto alberghiera, che quest’anno si è praticamente fermata e che non riprenderà prima del 2021, a causa soprattutto delle limitazioni di movimento dall’estero. Il trend del mercato dipende da quello che accade nel resto del mondo: quest’anno sono mancati i turisti americani e asiatici e questo ha pesato, ma anche in futuro se non saremo tutti sani il turismo non potrà riprendere come prima”.

Come si comporteranno i vari settori immobiliari?

“Il settore residenziale sta riprendendo lentamente in tutti i Paesi, poiché uno degli effetti della pandemia è che la gente si muove meno: lavora meno in ufficio, si sposa meno, si sposta meno per studio. Meno movimento demografico significa rallentamento del fabbisogno abitativo, sia in acquisto che in affitto. Inoltre è cambiata anche qualitativamente la domanda residenziale: già dopo una settimana dalla chiusura evidenziavamo un aumento di interesse per case nuove, più grandi, con spazi esterni e giardini o almeno terrazzi. E inoltre per case cablate, data l’esigenza di smart working o didattica a distanza. Una corrente di attenzione è quella del recupero delle seconde case, soprattutto da parte di persone di una certa età o di chi desidera spostarsi per lavorare in centri più piccoli”.

Come cambieranno gli uffici dopo il coronavirus?

“Oggi molte società sono ancora chiuse, ma da fine anno sicuramente molte società, soprattutto quelle di una certa dimensione, inizieranno a pensare di applicare lo smart working almeno periodicamente. Andranno ripensati gli spazi, gli ingressi e occorrerà attrezzarsi per il rispetto delle norme. Il 2021 sarà l’anno di ragionamento sugli uffici e di revisione delle priorità anche per quanto riguarda il settore commerciale. La chiusura dei grandi centri commerciali e lo sviluppo dell’ecommerce, che erano tendenze in atto ormai da anni, hanno visto una accelerata a causa della pandemia, con una rivalutazione del negozio di quartiere e dei servizi di consegna a casa”.

- Idealista.it, 9 settembre 2020


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martedì 8 settembre 2020

A Roma e Milano ci vogliono 120 stipendi per comprare casa

Quanti anni di stipendio ci vogliono per comprare casa in una grande città? Secondo Tecnocasa, nel 2019 occorre lavorare di più per permettersi una abitazione. Ma rispetto a dieci anni fa si risparmia e molto.

Secondo quanto rilevato a livello nazionale, sono necessarie 6,6 annualità di stipendio per comprare casa: 0,4 in più di quante ne servivano nel 2018. Milano è la città dove occorrono più annualità, 11,1 seguita da Roma che scivola al secondo posto, con 9,3 annualità.

Il rialzo costante dei prezzi a Milano, con tassi di crescita superiori alla media nel 2019 la pone in cima alle città più costose d’Italia. Al terzo posto Firenze con 9 annualità. La città dove servono meno annualità di stipendio è Palermo (3,6).

Effettuando un confronto a distanza di dieci anni, si evince che a livello nazionale la differenza è stata più consistente: infatti si è passati dalle 9,0 annualità nel 2009 alle 6,6 del 2019. In questo lasso temporale per comprare casa a Roma occorrono 4,3 annualità in meno, a Milano 1,4 annualità in meno. Bologna (-1,1) è la città in cui, nell’orizzonte temporale considerato, il numero di annualità necessario è diminuito meno.

Ecco quanti anni di stipendio servono per comprare casa nelle grandi città italiane.

Tecnocasa
- Idealista, 8 settembre 2020



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