sabato 23 luglio 2011

Casa: il mercato è ancora fermo

Un mercato sostanzialmente stagnante, prezzi in calo - ma solo in maniera lieve - e compravendite in sensibile ribasso in una fase segnata da un eccesso di offerta a fronte di una scarsa liquidità. Non e' troppo brillante la fotografia scattata da Nomisma sul comparto immobiliare nel primo semestre del 2011. Toccato, come tutti i principali settori economici, dal protrarsi della crisi italiana e internazionale e ancora lontano da una ripresa piena e convincente. A partire dal 'valzer' di acquisti e cessioni, fin troppo compassato.

Nel periodo compreso tra gennaio e marzo, sottolinea il centro di ricerca bolognese, le compravendite hanno registrato una flessione del 3,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente per quanto riguarda le abitazioni, e dell'8,9% per quanto concerne i negozi. Complessivamente i 'passaggi di mano' sono stati 300.000: nel residenziale la flessione registrata nei primi tre mesi dell'anno dovrebbe essersi addirittura acuita con l'entrata nel secondo trimestre. Per l'anno in corso, stima Nomisma, lo scenario prevede scambi pari a 590.600 unità: nella versione piu' pessimistica si arriva a quota 575.000 tornando, in pratica, ai livelli del 1997, quando le compravendite complessive ammontarono a 576.340.
Nonostante questo, sui 13 principali mercati italiani (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Padova, Roma, Torino e Venezia) i prezzi del mattone, nei primi sei mesi del 2011, sono calati solo dello 0,7% per le abitazioni, dello 0,9% per gli uffici e dello 0,7% per i negozi. Dall'inizio ufficiale della crisi, nel 2008, la frenata dei prezzi è stata, a seconda delle aree, tra il 5% e il 10%, ben lontana da quel 25%-30% stimato dal Fondo Monetario Internazionale per rilanciare il comparto.
Guardando proprio ai prezzi del mattone, Venezia è la città italiana in cui il suo costo è il più caro. Nel capoluogo veneto la media ponderata (tra zone di pregio, centro, semicentro e periferia) per l'acquisto di una abitazione usata è pari a 3.692 euro al metro quadro. Dietro Venezia, sul podio salgono anche Roma, con una media ponderata per abitazione pari a 3.519 euro al metro quadro, e Milano con 3.445 euro al metro quadro. Scorrendo la lista della altre città prese in esame da Nomisma, Firenze si piazza quarta con una media ponderata pari a 2.963 euro al metro quadro, seguita da Bologna (2.498 euro) Bari (2.410 euro), Napoli (2.119 euro), Torino (1.932 euro), Padova (1.847 euro), Genova (1.832 euro), Cagliari (1.726 euro), Palermo (1.458 euro) e Catania (1.415 euro). Quanto alle performance tra il 2006 e il 2011, l'indice realizzato da Nomisma, boccia Bologna, seguita da Torino e Padova mentre premia, quanto a dinamismo, Bari, seguita da Roma e Catania.
''Il ciclo economico è fragile - ha puntualizzato il presidente di Nomisma, Pietro Modiano -: c'è una maggiore propensione al mutuo da parte delle famiglie, si è passati dal 50% del 2010 al 75% di oggi, ma solo per una riduzione della capacità di spesa. Le transazioni sono ai minimi e il mercato è abbastanza fermo, prevediamo che si riprenda nel 2013 - ha concluso -: la ripresa convincente è rimandata e quando avverrà, avverrà a prezzi più bassi''.

- Giornale Radio RAI, 22 luglio 2011

giovedì 21 luglio 2011

Quale metro quadrato e a quale prezzo di mercato?

L'acquisto di un'abitazione è da sempre un momento importante per le famiglie. Spesso sul livello del prezzo unitario (€/mq) e sulle consistenze delle superfici (mq) il mercato gioca per “attirare” l'attenzione dei potenziali compratori. La scarsa trasparenza del mercato immobiliare italiano induce gli operatori più scaltri a “facili giochi di prestigio” per simulare un basso prezzo unitario a fronte di importanti superfici commerciali.

Un aiuto alla chiarezza sarebbe atteso dalle valutazioni immobiliari (perizie), che svolte da periti indipendenti dovrebbero aiutare il mercato ad assumere decisioni, a condividere i dati tecnici e le informazioni economiche.

Purtroppo anche su questo fronte si presenta un'eterogeneità nei comportamenti spesso determinata dall'assenza di standard valutativi condivisi e riconosciuti e da un sostanziale empirismo basato solamente sull'expertise immobiliare, che conduce a risultati non dimostrabili né verificabili.

Una luce in fondo al tunnel si inizia a vedere per opera dei valutatori immobiliari che applicano standard condivisi a livello internazionale, che in Italia trovano dal 2005 riferimento nel Codice delle valutazioni immobiliari di Tecnoborsa.

Questi tecnici si distinguono dagli altri perché hanno maturato una cultura valutativa moderna e scientifica, acquisita spesso in corsi di formazione basati sulle migliori pratiche estimative internazionali. Questi valutatori applicano metodi estimativi basati sulla rilevazione dei dati di mercato e utilizzano strumenti informatici evoluti utili per costruire banche dati immobiliari.

La differenza sostanziale che contraddistingue un valutatore che applica gli standard di valutazione immobiliare rispetto a un tecnico che pratica l'expertise è l'analisi dei dati rilevati nel segmento di mercato in cui si colloca l'immobile oggetto di stima.

Il valutatore moderno si differenzia dal tecnico dell'expertise perché rifiuta il modo di stimare il valore di mercato di un immobile basato sulla semplice moltiplicazione del prezzo per metro quadrato per la superficie commerciale.

La conseguenza di questo modo di procedere è paradossale: l'expertise nella sua semplicità sembrerebbe aiutare il consumatore a comprendere come si forma il prezzo dell'immobile, ma si basa su due fattori (il prezzo e la superficie commerciale) di per se stessi indecifrabili: come è stabilito il prezzo per metro quadrato?


Come è misurata una superficie virtuale?

La risposta a queste domande è cruciale per definire l'affidabilità di una valutazione.

Il prezzo per metro quadrato di un'abitazione è un elemento che generalmente non trova un riscontro diretto nel mercato, nel quale i soggetti contrattano sul prezzo di offerta complessivo dell'immobile e concludono la transazione con la somma pattuita con un contratto a corpo.

La superficie commerciale è una superficie che non è riscontrabile nella realtà, ossia una superficie che il consumatore non può misurare con uno strumento, in quanto è fittizia e calcolata dalla somma della superficie principale (quella dell'abitazione) e delle superfici secondarie (balconi, terrazze, cantine, soffitte ecc.) moltiplicate per le rispettive incidenze sulla superficie principale (per esempio per i balconi pari al 50%, per le cantine al 30%, per le soffitte al 25% ecc.) dette anche coefficienti di omogeneizzazione.

Definita l'unità di misura della superficie dell'immobile, potendo adottarsi il metro quadrato lordo esterno (muri esterni compresi), il metro quadrato lordo interno (muri esterni esclusi) e il metro quadrato netto interno (solo pavimenti), occorre osservare che per rilevare le incidenze delle superfici secondarie non esistono statistiche elaborate per il particolare segmento di mercato dell'immobile da stimare, tenendo conto della tipologia immobiliare e della domanda e dell'offerta nel mercato locale.

Non esistendo statistiche di mercato, il tecnico che applica l'expertise ha tre alternative per definire le incidenze delle superfici secondarie:

1. stimare soggettivamente queste incidenze con un altro expertise oltre quello del prezzo per metro quadrato;

2. riferirsi alle indicazioni dei manuali estimativi commerciali, validi per l'intero territorio nazionale e per la data alla quale risale la loro pubblicazione;

3. ricorrere alle incidenze stabilite dalle norme amministrative e fiscali per finalità burocratiche e quindi disgiunte dalla spontanea realtà del mercato.

Quindi nell'expertise il tecnico non dimostra come ha stimato il prezzo per metro quadrato (che non esiste nel mercato) e come ha fissato l'indice delle superfici secondarie (per i quali non esistono statistiche).


Indici delle superfici: cosa sono e perché si usano

A questo punto un consumatore inesperto potrebbe interrogarsi su cosa rappresentano gli indici delle superfici (detti anche coefficienti di omogeneizzazione), perché si usano, qual è il loro scopo, chi li stabilisce, se sono fissi o variano nel tempo, se esistono per tutte le superfici, se sono uguali e costanti in tutta Italia.

È possibile che un balcone di Portofino valga quanto quello di Vicolo Stretto?

Tutte domande legittime che richiedono risposte chiare e scientifiche.

Primo lo scopo. Si sta ragionando attorno a come si formano il prezzo di un'abitazione e il suo valore di mercato e non altro; non si sta ragionando in termini fiscali o normativi.

Questo è importante sottolinearlo perché per stimare un valore di mercato è necessario rispettare il mercato e non sostituirlo con rigide norme burocratiche.

Secondo il nome. Si smetta di chiamarli coefficienti di omogeneizzazione, ma si dia loro il vero nome di indici mercantili superficiari il cui significato è nei termini stessi del loro vero nome.

Si tratta, infatti, di rappresentare un rapporto economico (indici) fra il prezzo della superficie secondaria e il prezzo della superficie principale (superficiari) per come sono espressi dal mercato (mercantili).

Terzo l'effetto pratico. L'effetto di questi indici è meramente operativo e consiste nell'esprimere le molteplici caratteristiche di un'abitazione con un solo numero ossia con la superficie commerciale.

È di tutta evidenza che i prezzi delle abitazioni e delle loro superfici sono diversi in ogni angolo d'Italia; il semplice affaccio su una piazza, su un panorama o su una via principale possono rendere i balconi o i terrazzi più o meno apprezzati, eppure 8 metri quadrati reali sono sempre 8 metri quadrati reali in ogni luogo, quello che varia è ovviamente il valore che il mercato riconosce loro e da qui nasce l'indice in confronto al metro quadrato della superficie principale.

In sintesi, quindi, il valore del nostro immobile nasce da due termini le cui origini sono, nella maggior parte dei casi, oscure e non verificabili dal nostro consumatore, e nessun sistema che predetermina sia il prezzo medio sia gli indici mercantili potrebbe aiutarlo a comprendere meglio il prezzo richiesto o il valore di una stima svolta in questo modo, perché non si reggono su dati credibili e riscontrabili nel mercato immobiliare.

Piaccia o non piaccia, viviamo in una società di mercato, dove la regola economica che governa anche il mercato immobiliare indica che “Due merci uguali hanno lo stesso valore e lo stesso prezzo e due merci diverse hanno valori e prezzi diversi in ragione delle loro differenze nelle caratteristiche merceologiche”. Da ciò si deduce che per stimare correttamente il valore di mercato di un immobile è necessario comparare i prezzi e le caratteristiche di immobili simili, realmente esistenti e recentemente compravenduti, con le caratteristiche dell'immobile oggetto di stima, per ottenere un valore di mercato credibile e chiaro agli occhi del nostro consumatore. Per il quale si tratta di vedere riproposta la stessa operazione che ha svolto nella ricerca di un'abitazione da acquistare: confrontando fra loro le proposte di immobili presenti sul mercato e non considerando un singolo immobile (sulla base di presunti prezzi unitari e di superfici fittizie).

Un consumatore attento, alla luce di queste considerazioni, potrebbe pretendere maggiori chiarimenti all'operatore che gli propone un'abitazione in vendita: per esempio potrebbe chiedere la misura reale di ogni singola superficie, stabilendo quali elementi fisici contenga (muri esterni, interni, nicchie ecc.), così da poterla eventualmente verificare di persona o attraverso un tecnico. Ma soprattutto potrebbe attribuire il corretto significato alle cifre che gli sono presentate sotto forma di prezzi unitari delle superfici e di indici mercantili, con piena consapevolezza del processo empirico che li sorregge. Potrebbe dedurre per esempio come i due elementi esprimono il grado di concorrenzialità della proposta e la professionalità e la buonafede dell'operatore.

Nel rapporto di valutazione del valutatore moderno, il consumatore è posto in grado di seguire lo svolgimento della comparazione diretta del suo immobile e con gli immobili di confronto già compravenduti rilevati dal valutatore.

In tal modo può giudicare il valore di mercato attribuito al suo immobile. Al nostro valutatore il consumatore può chiedere anche di comparare, con lo stesso criterio della stima, più prezzi di offerta del mercato con il prezzo richiesto per un immobile di suo interesse.

In queste circostanze è compito del moderno valutatore rilevare i dati puntuali del mercato (vere compravendite), analizzarli (comprendere quali caratteristiche immobiliari creano la differenza di prezzi), svolgere un'analisi comparativa volta a simulare il mercato per l'immobile da valutare, fornendo un giudizio di valore ripercorribile in ogni sua fase e verificabile nel risultato anche dal nostro consumatore.

- Sandro Ghirardini, Il Sole 24 Ore, 21 luglio 2011

mercoledì 20 luglio 2011

Faccia a faccia con gli Agenti Immobiliari: "La fatica di affrancarsi da un preconcetto"

Idealista.it propone un faccia a faccia con chi opera ogni giorno sul mercato immobiliare per scoprire insieme il mestiere dell'agente immobiliare, le difficoltá quotidiane e le sfide di questa professione. Parla Massimiliano Podestà, agente immobiliare di Realpodestate che opera fra Roma e Torino: "Ciò che ci danneggia non è la concorrenza, ma l'infiltrazione in questo mestiere di agenti immobiliari improvvisati". La soluzione? "Maggiore regolamentazione e denunciare i comportamenti scorretti", altrimenti spiega Podestà "siamo costretti a dover lavorare cercando di affrancarci dai preconcetti".

"Sono d'accordo con il comunicato della Fiaip, la mia associazione di categoria nella sua risposta all'inchiesta di Altroconsumo - esordisce così l'agente immobiliare Massimiliano Podestà nel faccia a faccia con Idealista - sono d'accordo che nella mia professione come nella maggior parte ci siano truffatori o persone poco oneste, ma questo ovviamente non significa che lo siano tutti. E' questo dato che pare emergere dall'inchiesta di Altroconsumo riportatata anche da Idealista e che ha scatenato l'indignazione di alcuni agenti immobiliari" conclude podestá

Domanda: In quali città opera?

Risposta: Opero tra Roma e Torino, ma a volte anche in Toscana. dipende dal momento

D: Qual' è secondo lei la fotografia del mercato immobiliare in questo momento?

R: La fotografia riflette un momento ovviamente difficile in cui però si spera che viste le difficoltà finiscano per emergere le realtà serie. Purtroppo ci sono dei truffatori e dei disonesti anche in questo mestiere come negli altri. Quello che manca è una regolamentazione forte nel nostro paese. siamo caricati di molte responsabilità che le camere di commercio ignorano, questo anche per mancanza di comunicazione.

D: Nel mercato immobiliare c'è davvero tanta concorrenza come si dice?

R: Il problema non è la concorrenza. Tra colleghi, voglio dire quelli che considero colleghi, cioè gli agenti immobiliari professionali, che lavorano secondo le regole e secondo il decalogo delle associazioni di categoria si può anche arrivare a collaborare. Il problema sono tutti quei personaggi che si infiltrano in questo mestiere, che lavorano male e che così facendo strappano il mercato a chi vendere case lo fa di mestiere. Questo per esempio non succede in altre professioni, uno non puó esercitare da notaio se non lo è. Per questo la nostra è diventata una realtà nella quale è difficile lavorare. Anche per quanto riguarda le tariffe, se un agente immobiliare diventa imprenditore, cioè se apre un negozio e paga le spese, la percentuale stabilita con la camera di commercio è quanto necessita per guadagnare dal mestiere che fa. Chi fa questo mestiere per improvvisazione, invece, può anche permettersi di abbattere la commissione, non avendo spese.

D: Oltre ad una maggiore regolamentazione, lei quale misure suggerisce come soluzione a questa situazione?

R: Denunciare all'associazione di categoria (e non alle Camere di Commercio perchè putroppo si rischiano rappresaglie) i comportamenti scorretti. Anche il cliente che si trovasse ad avere a che fare con truffatori ha il dovere di denunciare questi comportamenti. Un agente può inviare una denuncia alla propria associazione di categoria che la trasmette in forma anonima alla Camera di Commercio. Si deve affrontare la situazione altrimenti saremo costretti a lavorare dovendoci affrancare ogni giorno da questi preconcetti. Questo è il motivo per cui non si può generalizzare, perchè si finisce per creare ancora più problemi all'intera categoria. Questo non significa che vogliamo nascondere i comportamenti scorretti.

- Idealista.it, mercoledì, 20 luglio, 2011

giovedì 14 luglio 2011

Da aumento tassi arriva la stangata per mutuari a tasso variabile

La decisione della Bce di procedere al secondo dei tre aumenti previsti del costo del denaro, con i tassi di riferimento portati oggi dall’1,25 all’1,50 per cento, avrà ricadute su circa 2,3 milioni di famiglie che ascoltando i cattivi consigli delle banche, si sono indebitate a tasso variabile, invece di approfittare di irripetibili tassi fissi. Lo si legge in una nota di Federconsumatori.
Le rate dei mutui indicizzati subiranno una maggiorazione di 11 euro al mese (132 euro l’anno) per un mutuo decennale di 100.000 euro a tasso variabile, che passa dal 2,75 al 3,00 per cento, con il costo della rata mensile che passa da 954 a 965 euro.
Maggiori oneri per un mutuo di 100.000 euro di durata ventennale che passa da 542 euro al mese a 554, con un aumento di 12 euro mensili (144 euro l’anno); se poi la durata è trentennale, si passa da una rata di 408 a 421 euro mese (+ 156 euro l’anno).
Una maggiore stangata subiscono i mutuatari con prestiti da 200.000 euro a 10 anni, che prestando fede alle sirene delle banche, sono stati indotti ad indebitarsi a tasso variabile. Le loro rate passano da 1.908 euro mensili a 1.930 (+22 euro al mese, + 264 euro annui) nella migliore delle ipotesi, e sempre che le banche scaltre - avendo scontato già in anticipo la mossa della BCE - non procedano ad un ulteriore ritocchino, aumentando anche dopo la decisione odierna di Francoforte.
Stangata ancora più dura per un mutuo trentennale di 200.000 euro con la rata mensile che passa da 816 euro a 842 euro (+26 euro mensili, pari a + 312 euro l’anno), sempre a patto che le nostre banche, preoccupate per "Basilea 3" non aumentino due volte: la prima, sulle aspettative e le dichiarazioni programmatiche di BCE; la seconda nel momento in cui BCE dà luogo agli aumenti del tasso di riferimento.

L’aumento dei tassi dello 0,25% comporterà maggiori oneri per rinnovare lo stock dei titoli del debito pubblico. Dal 15 luglio a fine 2011, occorrerà rinnovare 130,202 miliardi di euro di titoli in scadenza (48,5 miliardi di BOT, 52,663 di BTP, 15,479 di CCT, 13,5 di CTZ), con un aggravio di 325,5 milioni di euro di maggiori interessi per il 2011. Tutto ciò, al di là del rischio paese: il differenziale di rendimento tra Btp decennali e Bund tedeschi è volato ieri al nuovo massimo storico: 224 punti base.
Adusbef e Federconsumatori, nel ricordare il notevole e ormai cronico divario a danno delle famiglie italiane, tra i tassi applicati a mutui e prestiti in Italia ed in Eurolandia (+ 0,69 per cento per i mutui e + 1,24 per cento per i prestiti) [ultima tabella – dati aprile 2011], denunceranno qualsiasi manovra di maggiorazione speculativa che dovesse essere eseguita su tassi, mutui e prestiti erogati dai signori banchieri.

- La Repubblica, Affari & Finanza, 7 luglio 2011

mercoledì 13 luglio 2011

Gli italiani hanno nuovamente fiducia nel mercato immobiliare

Gli Italiani hanno nuovamente fiducia nel mercato immobiliare: poco più della metà di loro crede sia il momento giusto per comprare casa.

Questo è il primo dato ricavato dall'elaborazione dell'Indice Immobiliare.it sulla fiducia dei consumatori, che da oggi e periodicamente tasterà il polso degli Italiani in merito alla loro sensazione circa l'andamento del mercato immobiliare.

"Si tratta di un indicatore sintetico - dichiara Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Gruppo Immobiliare.it - in grado di dare la giusta lettura di quella che è la percezione dei consumatori in merito alla compravendita immobiliare. Spesso il pessimismo o l'ottimismo della popolazione incidono e determinano in maniera netta l'andamento di un settore; per questo crediamo sia indispensabile fornire delle analisi attendibili in merito".

L'indagine è stata svolta su un campione di oltre 5.000 uomini e donne che, avendo negli ultimi sei mesi effettuato una ricerca o pubblicato un annuncio immobiliare, sono interessati al tema della ricerca di immobili.

I risultati, come detto, rivelano ottimismo da parte degli Italiani: se per il 54% di loro è un buon momento per acquistare casa, per il 16% del campione analizzato prevale l'idea che il mercato sarà in condizioni migliori il prossimo anno ed occorra, quindi, attendere un po' prima di pensare a comprare casa. Pensa non sia un buon momento per acquistare, invece, il 15% degli intervistati.

Per quanto riguarda l'altra faccia della medaglia, vale a dire l'idea che sia il momento adatto per vendere casa, dall'indagine è emersa una generale titubanza: la percentuale di chi ritiene sia un buon momento per farlo si ferma al 13%, contro il 61% di chi pensa l'esatto contrario. Il motivo è principalmente riscontrabile nel fatto che la valutazione dell'immobile è spesso più bassa di quanto non fosse 2-3 anni fa.

Per quel che concerne i sentimenti circa l'andamento dei prezzi degli immobili emerge, ancora una volta, ottimismo.

Piuttosto interessanti appaiono le differenze tra donne e uomini per quanto riguarda il loro sentimento sull'andamento del mercato immobiliare: tra i due generi, quelli che appaiono più fiduciosi sono gli uomini, che credendo sia un buon momento per comprare, si pongono ben al di sopra della media nazionale.

Per quanto riguarda le differenze regionali, è interessante notare come la fiducia degli Italiani nel futuro del mercato immobiliare segua piuttosto fedelmente l'andamento dell'economia delle singole regioni: quelle che mostrano una fiducia maggiore nel mercato immobiliare - ritenendo sia un periodo propizio per comprare - si trovano nel Nord e nel Centro-Nord.

- La Repubblica, Affari & Finanza, 12 luglio 2011

mercoledì 6 luglio 2011

Crisi del mercato immobiliare. La proposta di ANAMA

Aggiornamento continuo con crediti formativi e obbligatorietà della forma scritta per regolare i rapporti tra clientela ed operatori. Sono alcune delle proposte presentate al Parlamento dall'associazione di categoria di Confesercenti, per fronteggiare la crisi con una maggiore qualità dei servizi

Il settore immobiliare sta vivendo un momento difficile. Le compravendite sono scese a 609.145 atti, dati anno 2009, con un calo rispetto all’anno precedente dell’ 11,3%. Dal 2006 picco di mercato con le 845.051 compravendite il calo è del 27,9% e tutto in soli tre anni. Gli operatori immobiliari dell’intermediazione iscritti alla Camera di Commercio sono 73 mila, ai quali vanno aggregati altri 30 mila soggetti che si propongono come consulenti del settore, portando il dato ad oltre 100 mila addetti. Se a tutto questo ci aggiungiamo la soppressione del ruolo mediatori (anche se resta obbligatorio l'esame in Camera di Commercio per poter esercitare la professione), avvenuto a seguito del recepimento da parte del Governo della direttiva europea sulle liberalizzazioni del mercato, si ha il quadro di sfiducia e di preoccupazione che permea il settore da mesi. A.N.A.M.A. celebra il suo congresso quadriennale il 23 e il 24 giugno a Roma in questo clima di incertezza lanciando un messaggio positivo e di grande respiro.

Fare delle realtà operative nel settore dei servizi all’immobiliare un insieme di “imprese guidate da professionisti”, dove la competenza e la professionalità degli addetti siano le regole base di ogni agenzia. A questo proposito l’associazione degli agenti d’affari in mediazione della Confesercenti ha elaborato un canovaccio legislativo per immettere nelle norme e nei regolamenti vigenti obblighi formativi e percorsi professionali di qualità. Corsi di formazione, praticantato e crediti formativi sono le parole d’ordine di A.N.A.M.A. che vede nel recupero della credibilità verso i consumatori e nell’aggiornamento continuo dei suoi operatori la chiave di volta della professione.

Agenti immobiliari, mediatori del credito, agenti d’affari in mediazione sono l’arcipelago professionale entro il quale si sprigiona l’azione di tutela e di garanzia di A.N.A.M.A. oltre alla rappresentatività dei grandi gruppi immobiliari in franchising.

Giovedì 24 giugno è stata presentata ai rappresentanti parlamentari e governativi “la proposta di legge A.N.A.M.A. “ che punta al ringiovanimento dell’intero settore, snellendo le procedure d’accesso e caricando di valore l’aggiornamento e la professionalità degli addetti. Saranno presenti il sen. Mario Mantovani, sottosegretario di Stato alle Infrastrutture e responsabile PDL per le politiche della casa; l’on. Andrea Lulli, capo gruppo PD nella commissione attività produttive della Camera dei Deputati oltre all’on. Michele Vietti vice presidente del gruppo parlamentare alla Camera dell’Unione di Centro e membro della commissione Giustizia e il dirigente Tripodi del Ministero dello Sviluppo Economico.

Le proposte normative

A.N.A.M.A. è convinta che sia venuto il momento di cambiare atteggiamento verso i consumatori e il mercato. L’agente immobiliare e gli operatori di settore devono comprendere che solo attraverso forti dosi di professionalità e competenza si potrà gareggiare in un settore fortemente competitivo e concorrenziale.
A rafforzare questo dato vi sono le novità che vengono dall’Europa e quelle del Governo italiano che intendono sburocratizzare la società che lavora, rendendo più facile intraprendere e dare vita ad iniziative commerciali e di servizio.
Per contribuire a questa linea politica e dare garanzie al mercato A.N.A.M.A. suggerisce delle regole che possono dare più trasparenza negli scambi commerciali e certezza del diritto.

Si parla quindi di un accesso all’attività professionale attraverso due percorsi:
a) corso abilitante presso gli enti di formazione accreditati con verifica finale della Regione;
b) corso e praticantato, tenendo fermo il requisito del titolo di studio.

Questo per garantire la scolarità minima agli operatori (diploma di scuola media superiore) ed un percorso formativo fatto di corsi di formazione e di pratica sul campo.
Poi si è pensato di istituire i crediti formativi, utili all’aggiornamento sistematico degli agenti già in attività, obbligandoli ogni due anni ad acquisire quelle informazioni normative e procedurali necessarie per assistere con competenza e professionalità i clienti.

Altra importante novità è rappresentata dall’imposizione della forma scritta nei rapporti tra la clientela e gli operatori immobiliari in regola. Con questo provvedimento si contribuisce energicamente alla lotta contro l’attività abusiva e alla regolamentazione del mercato delle offerte immobiliari, alle volte troppo confuso e disordinato.
A.N.A.M.A. ha pensato anche ad un riordino delle incompatibilità con rafforzamento della terzietà dell’agente intermediario oltre alla semplificazione della legislazione non settoriale sull’attività dell’intermediazione immobiliare (responsabilità dell’agente nella registrazione delle scritture private; dichiarazione in atto degli estremi delle fatture; antiriciclaggio).
Infine A.N.A.M.A. auspica l’introduzione di norme in linea con gli indirizzi europei per dare alle imprese dell’intermediazione immobiliare e creditizia, sia organizzate in ditte individuali che in forma societaria o organizzata, una forte opportunità di sviluppo.

- Il Sole 24 Ore, Edilizia e immobili, 30 giugno 2011